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Obbligazioni dei mercati emergenti, l’appeal non è solo nell’alto rendimento

Riforme strutturali, prezzi delle materie prime più stabili, valute locali più resilienti e saldi commerciali positivi supportano le obbligazioni dei mercati emergenti.

13 Novembre 2017 11:35

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Una delle caratteristiche degli ultimi anni delle obbligazioni dei mercati emergenti è la performance instabile. Ma dopo che negli ultimi due anni (2016 e 2017), l’asset class ha registrato rendimenti superiori alla media del mercato obbligazionario, gli investitori cercano di capire se si tratti o meno di un cambiamento sostenibile.

Secondo Rob Neithart, Gestore di portafoglio del fondo [tooltip-fondi codice_isin="LU0110451209"] Capital Group Global High Income Opportunities (LUX) B[/tooltip-fondi], le ragioni per essere ottimisti non mancano a cominciare proprio dai rendimenti elevati, che esercitano una notevole attrattiva in un mondo di rendimenti in calo.

“I rendimenti delle obbligazioni USA sono vicini ai loro minimi storici. In Giappone e in Europa, i tassi di riferimento negativi hanno spinto molti rendimenti obbligazionari sotto lo zero. In questo contesto, il tipico rendimento di un’obbligazione dei mercati emergenti, pari circa al 5%, è difficile da ignorare. Le emissioni sovrane a maggiore rendimento, possono riflettere problematiche di credito sottostanti o squilibri a livello di fondamentali, e devono essere monitorate con attenzione. Per tutte queste ragioni, è importante essere selettivi” spiega Rob Neithart, che, inoltre, individua almeno altri quattro punti di forza.

In primis, i graduali progressi in termini di riforme. Nei paesi emergenti dove la riforma era assente, il rallentamento della crescita globale ha messo sotto pressione materie prime e valute, stimolando un cambiamento nei vertici politici che hanno mostrato spesso maggiore inclinazione a programmi di riforme.

In secondo luogo, i prezzi delle materie prime si sono stabilizzati e le valute si stanno rafforzando. “Pur non mancando le difficoltà economiche, alcune economie in via di sviluppo che dipendono dalle esportazioni di materie prime sembrano aver voltato pagina. Il Brasile e la Russia, due dei maggiori mercati obbligazionari, dovrebbero continuare il loro percorso di ripresa dalla recessione anche il prossimo anno. Le valute di entrambi i paesi, il Real e il Rublo, si sono apprezzate notevolmente rispetto al dollaro” specifica Rob Neithart.

Il terzo fattore di supporto dipende dal fatto che diverse economie e finanze pubbliche sono relativamente solide. In molti mercati emergenti, i tassi di crescita continuano a superare di gran lunga quelli delle loro controparti sviluppate mentre le partite correnti (la differenza tra le importazioni e la somma di esportazioni e reddito estero netto) sono ampiamente favorevoli.

Infine, ma non certo per rilevanza, affiora una maggiore flessibilità per reagire agli shock macroeconomici, “Abbiamo motivo di ritenere che molte economie in via di sviluppo siano ora in grado di fronteggiare meglio eventuali stress di mercato. La valuta è un aspetto molto importante di questa maggiore resilienza. Le riserve in valuta estera sono generalmente abbondanti. La maggior parte dei tassi di cambio oscilla liberamente senza alcun ancoraggio (al dollaro o ad altro standard), e la libera oscillazione dei tassi di cambio consente alle economie di adattarsi alle pressioni esterne” - chiarisce Rob Neithart - aggiungendo come molte banche centrali dei paesi in via di sviluppo abbiano adesso un’indipendenza maggiore rispetto al passato, oltre a disporre delle risorse necessarie per sostenere la crescita (e i prezzi delle obbligazioni) adottando al bisogno politiche monetarie più accomodanti.

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