Edoardo Ugolini

Azionario Europa, c’è spazio per un rialzo dell’11 per cento

Se si esclude l’ipotesi di una recessione nella zona euro o globale, l’azionario Europa presenta valutazioni divergenti rispetto ai fondamentali.

25 Agosto 2017 09:45
financialounge -  Edoardo Ugolini Eurostoxx mercati azionari Zest Asset Management
financialounge -  Edoardo Ugolini Eurostoxx mercati azionari Zest Asset Management

Quando si investe in borsa non si può prescindere dai fondamentali. Allora può essere utile sapere che le attuali valutazioni dell’Eurostoxx 50 sono disallineate rispetto alla crescita economica e dei profitti aziendali. Nel 2015 l’indice Eurostoxx 50 viaggiava intorno ai 3.800 (con un picco di 3.836 punti registrato il 13/4/15): il rapporto prezzo/utili (p/e) di quel periodo era intorno a 22,5 mentre la BCE aveva appena iniziato il suo QE e la crescita del PIL era 2%. Oggi, l’Eurostoxx 50 si muove intorno ai 3.400 punti con un p/e di 17,5 e con la crescita del PIL all’1,8%.

“Evidentemente gli utili per azioni (EPS) sono saliti più dei prezzi: in finanza il fenomeno si chiama compressione dei multipli. Gli EPS stanno crescendo ad un ritmo del 15% e più e, se non ci attendiamo una recessione e i multipli tornassero al livello del 2015, l’indice dovrebbe scambiare a 4.370 punti” commenta Edoardo Ugolini, Portfolio Manager gestore del fondo [tooltip-fondi codice_isin="LU0397464685"]Zest Absolute Return Var 4 di Zest AM[/tooltip-fondi] che però, ricordando che siamo in un ciclo maturo dell’espansione economica, ammette sia necessaria un po’ di cautela. Ma anche senza alcuna espansione dei multipli (ovvero mantenendo il p/e a 17,5) l’indice potrebbe attestarsi, secondo Edoardo Ugolini, a 3.850, cioè 11 punti percentuali al di sopra degli attuali livelli.

“La recente divergenza dei prezzi di Borsa europei rispetto ai fondamentali (per come li osserviamo noi) potrebbe essere vista come un’opportunità di trading per la rimanente parte del 2017, a meno che non vi attendiate una recessione nel 2018 nell’Eurozona o a livello globale, così da giustificare la corrente compressione dei multipli” specifica Edoardo Ugolini.

Certo, i rischi non mancano (dalla Corea del Nord alla amministrazione Trump, dalle elezioni tedesche alla politica italiana fino alla riduzione del QE da parte della BCE), ma Edoardo Ugolini non sembra avere dubbi: “Noi siamo più compratori che venditori anche perché il rischio di perdita dovrebbe essere limitato e le alternative disponibili (in particolare le obbligazioni) ci sembrano ancora più rischiose dell’equity della zona euro” conclude il manager.
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