composizione del portafoglio

Non solo rendimento: 5 motivi per investire sul mercato giapponese

Dopo anni di deflazione, l’economia del Giappone è tornata a crescere anche sul fronte dei consumi.

19 Luglio 2017 09:00
financialounge -  composizione del portafoglio deflazione giappone inflazione Joel Le Saux SYZ Asset Management
financialounge -  composizione del portafoglio deflazione giappone inflazione Joel Le Saux SYZ Asset Management

È finalmente arrivato il momento del Giappone? Secondo Joel Le Saux, gestore del [tooltip-fondi codice_isin="LU0204988207"]fondo OYSTER Japan Opportunities presso SYZ Asset Management[/tooltip-fondi], esistono almeno 5 buoni motivi per investire nel paese asiatico. Il più importante è sicuramente l’uscita dalla deflazione dopo un periodo di 15 anni, ma entrando nel dettaglio i punti a favore del Giappone sono diversi e piuttosto solidi.

Per prima cosa, come accennavamo prima, il Giappone è uscito dal “decennio perduto”, caratterizzato in realtà da 15 anni di deflazione ininterrotta. Pur essendo ancora al di sotto delle aspirazioni della Bank of Japan, l’inflazione è tornata e ciò, al di là della quantificazione, è simbolicamente molto importante. “Ora – spiega Le Saux nel Focus mensile – possiamo prevedere che anche l’inflazione dei salari continuerà ad aumentare, fattore positivo per i consumi privati e per l’economia in generale”.

Secondo l’analisi di Le Saux, la ripresa economica interna è stata inaspettata e “ampiamente ignorata dagli investitori internazionali” nonostante una crescita dell’1,2% negli ultimi cinque anni contro lo 0,8% dell’Eurozona. Inoltre il Giappone si sta lasciando alle spalle gli strascichi di una bolla immobiliare che ha devastato i bilanci delle banche e intaccato la fiducia dei consumatori.

Il terzo punto a favore del paese nipponico, secondo l’analisi di Joel Le Saux, è rappresentato dalla tendenza positiva per la redditività che ha premiato tutti i settori, sia quelli manifatturieri che non manifatturieri. Redditività favorita anche dalla dinamica dell’occupazione in evoluzione: molti baby-boomer sono vicini alla pensione e ciò sta portando all’eliminazione di molte inefficienze associate alle aziende giapponesi.

“Da un punto di vista di valutazione relativa – sottolinea Le Saux - le società giapponesi sono tra le più convenienti nel mondo sviluppato. Ad esempio, le azioni giapponesi sono negoziate attualmente a un rapporto P/E (prezzo/utili) per i prossimi 12 mesi di 14x, uno sconto considerevole rispetto al 18x dell’S&P 500 e al 15x dello STOXX Europe 600”.

Infine, il Giappone rappresenta un potente fattore di diversificazione. Una simulazione su due portafogli multi-asset, uno con esposizione al Giappone e l’altro senza, nel periodo tra dicembre 2006 e maggio 2017, ha mostrato una performance migliore del primo, che ha registrato un rendimento annualizzato del 6,2% contro il 5,9% di quello senza il Giappone. Inoltre, lo stesso portafoglio ha generato una volatilità inferiore (7,7% contro 8,8%), confermando che il mercato giapponese è un importante fattore di diversificazione negli investimenti.
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