Cina, nessun pericolo di inflazione esportata al resto del mondo

cina
31 Marzo 2017 - 9:27

Sebbene i prezzi alla produzione cinesi stiano aumentando rapidamente, non sembrano esserci pericoli di inflazione esportata al resto del mondo.

A febbraio il prezzo delle merci che escono dalle fabbriche cinesi ha messo a segno un aumento del 7,8% su base annua. Questa accelerazione dei prezzi alla produzione ha sollevato timori tra gli investitori, preoccupati che la Cina possa aggiungere pressioni inflazionistiche al resto del mondo.

Secondo gli analisti, però, questa ipotesi sembra alquanto improbabile. Infatti, il prezzo di qualunque cosa (prodotto, merce, manufatto) realizzato in Cina e il prezzo dello stesso articolo venduto ad un consumatore all’estero non sono la stessa cosa. Non esiste, in particolare, alcuna relazione evidente tra l’inflazione dei prezzi alla produzione in Cina e i prezzi al consumo negli Stati Uniti.

Gli analisti hanno calcolato, per esempio, che dalla metà del 2012 le importazioni statunitensi di abbigliamento dalla Cina sono aumentate del 2% in termini di prezzi mentre l’indice dei prezzi al consumo degli articoli di abbigliamento negli Stati Uniti è sceso dell’1,7%. Nello stesso arco di tempo, le importazioni di computer dalla Cina è sceso del 10% nel prezzo mentre i prezzi dei computer negli USA sono scesi del 32%: infine mentre le importazioni di televisori cinesi in America si sono contratte del 9,6% i termini di prezzo, l’indice generale dei prezzi al consumo dei televisori negli Stati Uniti ha registrato un aumento del 2%.

Insomma, il fatto che parecchi prodotti ‘made in China’ siano sugli scaffali di ipermercati e centri commerciali statunitensi (o di altri paesi occidentali) non significa affatto che un aumento dei prezzi alla produzione in Cina si trasmetta ai prezzi delle merci e servizi cinesi vendute all’estero.

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