Bank of Japan

Strategie, cosa fare se finisce la stagione dei tassi sempre più negativi

Le banche centrali hanno verificato che proseguire nella strategia di ridurre ulteriormente i tassi negativi comporta pochi effetti positivi e molte controindicazioni.

2 Novembre 2016 09:40
financialounge -  Bank of Japan Goldman Sachs Asset Management mercati emergenti tassi di interesse
financialounge -  Bank of Japan Goldman Sachs Asset Management mercati emergenti tassi di interesse

“Negli ultimi tempi le principali banche centrali occidentali (e, più in particolare la Bank of Japan e la BCE) hanno realizzato che proseguire con il ribasso dei tassi di interesse produce più implicazioni negative che effetti positivi” fanno sapere gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM).

Il loro riferimento è al fatto che, dopo le manovre a inizio anno della BoJ e, successivamente da parte della BCE, sui tassi i mercati valutari hanno reagito in modo contrario a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi: sia l’euro che soprattutto, lo yen si sono infatti apprezzati rispetto al dollaro USA. Non solo. Tassi a zero e sottozero hanno indotto i cittadini europei e giapponesi a risparmiare di più per sopperire ai mancati introiti derivanti dai redditi obbligazionari. Le maggiori risorse dedicate ai risparmi sono state inevitabilmente distratte dai consumi ed ecco che l’obiettivo delle banche centrali di trasferire più liquidità all’economia reale non si è tradotto in concreto.

Inoltre le banche soffrono i tassi a zero e negativi in quanto i loro margini (cioè il differenziale tra i tassi a breve con i quali si finanziano presso le banche centrali e quelli a medio lungo termine applicati ai prestiti a imprese e famiglie sono ai minimi storici) tendono a ridursi ai minimi termini.

In questo contesto la decisione della Bank of Japan dello scorso 21 settembre, di alimentare acquisti sul mercato per cercare di fissare i tassi dei titoli governativi nipponici decennali allo zero e di inclinare la curva dei tassi, ha permesso di tamponare il problema del sistema bancario ed ha fatto guadagnare tempo all’istituto centrale giapponese: ora Tokyo può aspettare le prossime mosse di Federal Reserve e BCE mantenendo tutte le opzioni per il futuro.

“La mossa della BoJ ha comunque due obiettivi di breve termine. In primis punta a dare una forma inclinata alla curva dei tassi giapponesi che rischiava di appiattirsi. In secondo luogo, punta a ridurre la volatilità del mercato obbligazionario in yen che da inizio anno è risultato piuttosto instabile” sostengono i professionisti di GSAM secondo i quali, di fatto, ora la palla passa alla Fed dalle cui mosse dipenderà il futuro del dollaro.

A questo proposito, secondo gli esperti di GSAM, il dollaro è già attualmente sopravvalutato e non per una sua forza quanto piuttosto per le pressioni al ribasso esercitate sulle rispettive valute da parte della BoJ (sullo yen), della BCE (sull’euro) e della Banca Popolare Cinese (sul renminbi cinese). Anche per questo è piuttosto probabile che la Fed agisca con molta cautela in tema di tassi in modo da non produrre impatti significativi sul mercato delle valute. Restando in tema di valute, per GSAM quelle dei paesi emergenti sono sottovalutate.

Anche per questa ragione le asset class emergenti (sia l’azionario che l’obbligazionario) costituiscono una delle prime scelte per diversificare il portafoglio, a due precise condizioni: dedicargli un orizzonte temporale di medio periodo (almeno tre anni, meglio se cinque) e affidarsi a bravi e consolidati gestori attivi che possano selezionare i paesi e gli emittenti più promettenti.

** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Goldman Sachs AM


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