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Il boomerang dei tassi negativi

L’obiettivo era spingere le banche a prestare più soldi costringendo le imprese a investire e i consumatori a spendere. Invece sembra che stia succedendo il contrario.

10 Agosto 2016 - 7:44
In Giappone, in molti paesi europei e volendo perfino in America, a seconda del metro di misura che si utilizza, i tassi zero o negativi sono diventati una realtà quotidiana. È il risultato di una politica monetaria decisa dalle banche centrali che deliberatamente hanno abbassato fino a zero e oltre il costo del denaro con lo scopo dichiarato di far ripartire l’economia. Il ragionamento è semplice, se il denaro non costa niente o quasi perché non prenderlo in prestito per fare investimenti, oppure perché non indebitarsi a rate con interessi bassissimi per comprare l’auto nuova oppure la casa? Finora non ha funzionato, anzi sembra che stia succedendo l’esatto contrario. Il Wall Street Journal è andato a verificare e ha scoperto che nell’era dei tassi negativi nei paesi dove il fenomeno è particolarmente diffuso, vale a dire Giappone, Germania, Danimarca, Svizzera e Svezia, la gente non solo non ha ripreso a spendere, ma addirittura risparmia più di prima. I soldi vengono accantonati e non spesi a un ritmo mai visto finora, almeno secondo le statistiche dell’OCSE che tracciano questo tipo di dati dal lontano 1995. Lo stesso fanno le imprese, dal Giappone all’Europa, ma anche dal Medio Oriente all’Africa, preferiscono tenere il cash che investire. L’inflazione che non c’è, il prezzo del petrolio in calo, oltre ai tassi zero, fanno sì che la gente si ritrovi più soldi in tasca. Ma non li spende. Piuttosto li mette sotto il materasso. E forse proprio a causa dei tassi zero o negativi. Almeno per due ragioni. La prima è che per una parte consistente della popolazione, quella avanti con gli anni, i titoli di stato con le loro cedole rappresentavano una componente importante di integrazione del reddito ma anche di protezione finanziaria per il futuro. Se le cedole sono pari a zero si compensa risparmiando di più per avere le risorse se e quando ce ne sarà bisogno per far fronte a imprevisti, la cui probabilità avanza insieme all'età. La seconda è ancora più importante: i tassi negativi mandano un messaggio anch’esso negativo, sono una misura di emergenza, come quando ai tempi delle crisi petrolifere degli anni 70 si andava a piedi la domenica per risparmiare benzina. In economia, se il messaggio delle banche centrali è percepito come negativo, figurati se la gente spende e se le imprese investono. Tutti a mettere legna in cascina per quando arriverà la bufera. Forse è solo un problema di comunicazione sbagliata da parte delle autorità. O forse è proprio sbagliata la ricetta. In ogni caso il risultato finora è un boomerang.
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