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Brexit: il messaggio di Draghi e la sterlina in caduta

24 Luglio 2016 - 22:39
financialounge - news
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Aveva detto di essere pronto a tutto in caso di Brexit, poi a voto ormai acquisito si era limitato a parlare di grande tristezza. Giovedì scorso a distanza di un mese il capo della Bce ha fatto un’analisi più approfondita, ma intanto un esito è certo: la sterlina ha perso molto terreno su dollaro ed euro e questa non è certo una buona notizia per molte aziende italiane che hanno in Gran Bretagna un importante mercato di sbocco.



Dopo la prima riunione della Bce dopo la Brexit il presidente Mario Draghi ha parlato di incertezza legata al lungo e non si sa quanto travagliato processo di uscita, che avrà delle ripercussioni sulla debole ripresa europea. Come aveva già fatto la Bank of England, anche la Bce ha deciso di non toccare il costo del denaro a quota zero, prevedendo di mantenerlo a questi livelli o più bassi per un periodo prolungato. Ma mentre dopo la Brexit l’euro si è mantenuto sostanzialmente stabile contro il dollaro, la sterlina ha invece imboccato la via del ribasso nell’indifferenza della Banca Centrale, che tra la possibilità di alzare i tassi per sostenere la moneta e quella di abbassarli per sostenere l’economia ha preferito non fare nulla. E questo non è senza effetti sull’economia italiana, soprattutto sulle aziende, che sono molte, che esportano in Gran Bretagna.

A un mese dal referendum le perdite della sterlina contro euro sembrano essersi stabilizzate intorno ai 10 centesimi, da 1,3 euro per comprare una sterlina a 1,2. Questo ovviamente penalizza le merci europee vendute in territorio britannico perché le rende più care. Subito prima del voto si era calcolato in 1,7 miliardi il costo possibile per le esportazioni italiane in caso di Brexit.

Ma cosa esporta l’Italia nel Regno Unito? Sicuramente l’agro-alimentare, a cominciare dal vino di alta qualità. Ma anche alta tecnologia, come la componentistica per l’industria aerospaziale, come sa bene la Finmeccanica guidata da Mauro Moretti. Ma c’è anche chi è più pessimista, e stima un impatto della Brexit sull’economia italiana che potrebbe andare ben oltre il calo delle esportazioni. Come la banca britannica (guarda caso) Barclays che in un recentissimo report stima che la Brexit ha dato linfa a un processo di decelerazione già in atto e ha ridotto le stime di crescita per il 2017 dal precedente +1,2% a -0,1%, praticamente rientro in recessione.
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