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Previdenza integrativa, restano solo due alternative a disposizione

16 Maggio 2016 09:59
financialounge -  Ethenea Guido Barthels mercati azionari mercati obbligazionari previdenza integrativa Yves Longchamp
financialounge -  Ethenea Guido Barthels mercati azionari mercati obbligazionari previdenza integrativa Yves Longchamp
“Le prospettive per la previdenza per la vecchiaia tramite assicurazioni sulla vita o investimenti in titoli a basso rischio assolutamente tranquilli non sono affatto buone. A chi vuole costituirsi una pensione restano ancora solo due alternative: smettere di risparmiare per la previdenza oppure passare ad altre forme d’investimento” fanno presente Yves Longchamp, CFA, Head of Research ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG, e Guido Barthels, Portfolio Manager ETHENEA Independent Investors S.A., alla luce del fenomeno dei titoli di Stato con un rendimento negativo: una tendenza che ha raggiunto un controvalore complessivo a livello mondiale pari addirittura a 9.200 miliardi di euro. Non solo. Tenendo presente che in alcuni casi oltre il 70 % del debito pubblico cartolarizzato viene negoziato in territorio negativo, conviene approfondire le possibili ripercussioni.

Tra queste, quelle relative alla pensione integrativa costituiscono una priorità assoluta. Anche perché, nella maggior parte dei paesi con il problema demografico dell’invecchiamento della società, la prima alternativa della non previdenza non è percorribile, salvo qualora si vogliano finire i propri giorni in miseria. Occorre pertanto optare per altre forme d’investimento, tanto più che attualmente non sembra che la politica monetaria delle banche centrali intenda discostarsi presto e significativamente dalla politica dei tassi bassi: la stessa Federal Reserve americana si mostra timida rispetto al prossimo intervento sui tassi.

Negli ultimi anni l’investitore attivo poteva indirizzarsi verso le obbligazioni societarie con rating da buono a ottimo. Queste obbligazioni avevano caratteristiche simili ai titoli di Stato, ma con una migliore remunerazione. Con la nuova versione del quantitive easing ormai imminente della BCE, il cosiddetto CSPP (Corporate Sector Purchase Programme), vi è tuttavia da temere che anche i rendimenti di questo segmento siano destinati a scomparire col tempo, soprattutto perché è anche l’obiettivo dichiarato della BCE.

“Molti esperti, e anche noi, sconsigliano di passare al cosiddetto settore high yield, ovvero alla parte delle obbligazioni societarie prive di un rating investment grade. Anche se i titoli di questo segmento sembrano obbligazioni normali, la dinamica del mercato è completamente diversa e del tutto inappropriata come previdenza per la vecchiaia per il singolo investitore. I fondi con esperti affermati, che si concentrano su questo tipo di obbligazioni, possono essere opportuni ma solo come integrazione” spiega Yves Longchamp secondo il quale, a questo punto, restano opzionabili le obbligazioni in valuta estera e ovviamente le azioni, due forme d’investimento che, se integrate in fondi, sono perfette per il mantenimento e l’aumento del capitale a lungo termine.

Ovviamente, fa notare il manager, nel contesto storico del passato, ovvero con rendimenti medi dei titoli di Stato attorno al 5 % e con quelli delle obbligazioni societarie attorno al 7 %, le azioni alle attuali valutazioni sarebbero risultate costose. Tuttavia il mondo attuale è profondamente diverso e ci impone di ragionare in modo differente rispetto al passato. Si può chiarire il concetto con un esempio. Attualmente l’azione della società statunitense Procter & Gamble (P&G) viene negoziata con un rapporto prezzo/utile (p/e) di 22. A livello storico tale valutazione sembra costosa e molti analisti probabilmente ne consiglierebbero la vendita. Un p/e di 22 corrisponde in linea di massima a un rendimento del 4,5 % (100:22). Tuttavia, se si considera l’emissione obbligazionaria della stessa società l’azione di P&G non risulta più così costosa. Un’obbligazione di P&G in dollari USD e nel segmento a 5 anni viene negoziata infatti con un rendimento soltanto pari all’1,6 %. È un prezzo molto elevato (e forse non molto sensato), ma finché non si presentino imprevisti significativi, è piuttosto probabile che queste obbligazioni aumentino di prezzo e che pertanto il rendimento scenda ulteriormente.

“Ciò non significa ovviamente che tutte le azioni aumenteranno e che i rendimenti delle obbligazioni continueranno a scendere. Tuttavia siamo convinti che queste siano proprio le tendenze sottostanti che si intravedono: le azioni e le obbligazioni registreranno tendenzialmente un ulteriore rialzo” sostengono i responsabili che, sulla base di questa tendenza al rialzo sia per le azioni che per le obbligazioni, optano per una prospettiva long negli Ethna Funds di ETHENEA.

“Ciò non significa che i nostri fondi siano sempre long, poiché i mercati dei capitali non si sviluppano mai linearmente e le oscillazioni rispetto ai valori tendenziali possono essere consistenti, a seconda che in un dato momento prevalga l’emozione maniacale o quella depressiva. L’approccio volto a ridurre al minimo le perdite per gli investitori e trattare con disciplina la volatilità ci conduce talvolta a tagliare drasticamente il rischio”, tengono tuttavia a precisare i manager.
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