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I 350 CEO americani che guardano i super-ricchi dall’alto

29 Giugno 2015 12:39

financialounge -  superricchi USA Wall Street
o 350 signori in America che ogni anno guadagnano sei volte di più rispetto allo 0,1% meglio pagato del paese. Sono i CEO, i capi azienda, delle prime 350 società a stelle e strisce per ricavi.

Di solito il paragone si fa sulla distanza stellare che separa il dipendente ordinario e il capo. Ma fa ancora più impressione se viene fatto tra ricchi. Dentro lo 0,1% meglio pagato degli Stati Uniti ci sono infatti le star del cinema, dello sport e della TV, che nell’immaginario popolare fanno milioni a palate. I grandi capi della Corporate America fanno sei volte di più. Quanto di più? In media 16,3 milioni di dollari l’anno. Il top 0,1% non arriva a tre, sempre in media ovviamente. I dati sono presi dal report dell’Economic Policy Institute appena pubblicato. Ovviamente la distanza tra quanto porta a casa il CEO e il dipendente medio si misura in centinaia di volte, per l’esattezza 300, anzi 303 a 1. Cinquant’anni fa, nel lontano 1965, il rapporto era di 20 a 1.

La grande corsa delle retribuzioni dei top executive è iniziata alla fine degli anni 70: dal 1978 ad oggi la crescita ha sfiorato il 1.000 per cento, secondo il report dell’Economic Policy Institute. Nello stesso periodo, la paga del lavoratore medio è aumentata solo dell’11 per cento, in dollari, da 40.200 a 53.200. Ovviamente tutti i dati sono aggiustati all’inflazione.

303 a 1 è tanto, ma non è un record. Siamo ancora sotto il rapporto di 376 a 1 toccato nel 2000, al culmine della bolla di Internet. Da quando è iniziata la ripresa economica dopo la crisi il compenso dei CEO è aumentato di oltre il 54 per cento, molto ma non abbastanza per tornare a quel picco. Ma proprio il fatto che il massimo sia stato nel 2000 offre anche una spiegazione sui meccanismi che vanno a comporre i trattamenti economici milionari. Che hanno molto poco a che fare con le performance messe a segno e molto invece con l’andamento di Wall Street. Il grosso del trattamento economico non è fatto di stipendio, ma di azioni, attaccate o no ad opzioni. Quando i corsi azionari sono ai massimi i CEO corrono a vendere, e in quell’anno le loro retribuzioni complessive si gonfiano a dismisura.

L’economista Lawrence Mishel, presidente dell’Economic Policy Institute, ha spiegato a Fortune che l’escalation delle retribuzioni non ha corrisposto a un aumento della produzione e del fatturato: «gli executive non hanno fatto diventare la torta più grande, semplicemente se ne sono presi una fetta più grossa, lasciando agli altri fette più sottili».

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