dati macroeconomici

Quando la selezione dei singoli titoli è influenzata dai dati macro

23 Giugno 2015 - 10:17
financialounge - news
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Il punto di partenza dei gestori attivi azionari può essere profondamente diverso se a dominare la sua attività è l’approccio «bottom up» piuttosto che quello «top down».

Nel primo caso il gestore preferisce concentrarsi sui fondamentali delle singole società come, per esempio, il rapporto prezzo – utili (p/e), il rapporto prezzo – patrimonio netto (p/bv), il dividend yield, il Roe (Return on equity), l’Ebitda (il margine oprativo lordo), etc. Nell’approccio «top down», al contrario, il manager opta per l’analisi dei dati macro economici per delineare le tendenze di mercato che potranno influire sui mercati in modo da poter scegliere le aree geografiche, i settori e i titoli su cui investire.

Si tratta, come si può constatare, di due approcci che partono da considerazioni iniziali che gravitano al loro opposto: quelle macroeconomiche, da cui deriverebbero le tendenze dei mercati in prospettiva, e quelli micro (aziendali) che invece sono quasi estraniate dal contesto generale.

Le recenti vicende internazionali, a cominciare dalle politiche monetarie ultra accomodanti adottate dalle principali banche centrali mondiali dopo la crisi del 2008, hanno però indotto i gestori azionari a valutare le interdipendenze tra le due condizioni di partenza a monte delle loro scelte di portafoglio, a prescindere e non del tutto, almeno in parte, dall’approccio preferito.

“Chiariamo innanzitutto che, nell’ambito del nostro processo di investimento, i nostri specialisti del settore societario si concentrano principalmente sull’analisi bottom-up, piuttosto che sui temi macroeconomici. Tuttavia, pur non essendo forze trainanti delle nostre strategie, questi temi possono influenzare la selezione dei titoli, dato il loro impatto sul processo decisionale delle imprese” fa presente il team di gestione di Goldman Sachs Asset Management (“GSAM”) che poi fa qualche esempio: “L’attività di fusioni e acquisizioni è ai massimi degli ultimi 10 anni, in parte per effetto della solidità dei bilanci societari e dell’abbondante liquidità, ma anche grazie alle attuali condizioni macroeconomiche. In effetti, la crescita globale più lenta ha dato impulso al processo di consolidamento all’interno dei settori industriali e i bassi tassi di interesse inducono molte società a utilizzare la liquidità in bilancio per operazioni di acquisizione; inoltre, la volatilità contenuta ha contribuito a rafforzare la fiducia nel buon esito di queste operazioni”.

Per quanto riguarda il posizionamento di portafoglio, il team GSAM specializzato in obbligazioni societarie investment grade mantiene un approccio prudente nei confronti di società e settori che potrebbero essere più propensi ad effettuare operazioni di fusione e acquisizione come strategie di crescita. “Tendiamo a preferire aziende che fanno ricorso ad emissioni obbligazionarie per effettuare queste operazioni, per poter poi beneficiare del loro impegno nel migliorare il loro profilo creditizio” precisano infine gli esperti di GSAM.
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