crescita economica

La crescita USA forse è meno debole di quanto dice il PIL

30 Aprile 2015 10:50
financialounge -  crescita economica PIL
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L’economia USA è in stallo nel primo trimestre ma il conto lo pagano soprattutto le Borse europee. Il dollaro cede sull’euro, ma per molti si sta prendendo solo una pausa. E intanto schizzano verso l’alto i tassi dei titoli di Stato a 10 anni in USA, portandosi sopra il 2 per cento, ma soprattutto in Germania, dove il Bund mette a segno il maggior rialzo dei tassi in un solo giorno da ben due anni: sul mercato dicono che succede perché la gente non vede più rischi di deflazione ma il quadro appare molto contraddittorio.
Per capire qualcosa di più bisogna andare a guardare dentro il dato sulla crescita americana, facendosi aiutare da Janet Yellen. Nel comunicato rilasciato ieri dal Federal Open Market Committee, cinque ore e mezza dopo il PIL, si legge che lo stallo (un magro 0,2%, in fondo alle stime del mercato) è in parte dovuto a motivi transitori. Ma soprattutto che il reddito reale delle famiglie ha segnato una «forte crescita» mentre la fiducia dei consumatori «resta alta».
Come fa il reddito reale a segnare una forte crescita con il PIL che resta fermo? La spiegazione la troviamo in una nota di Joseph Lavrogna, un economista di Deutsche Bank molto quotato. Prima che il Fomc uscisse con il comunicato, Lavrogna scriveva che la Fed non guarda tanto il GDP (prodotto interno lordo) quanto il GDI (reddito interno lordo), che riflette meglio le dinamiche del mercato del lavoro e che negli ultimi trimestri ha performato meglio. E soprattutto è meno soggetto a revisioni, che lo scorso anno sono state notevoli.
Torniamo al Fomc. Si aspetta che l’inflazione resti nel breve termine vicino ai recenti bassi livelli, ma anche che cresca gradualmente verso il 2 per cento nel medio termine con il mercato del lavoro che migliora ulteriormente una volta che si siano dissipati i declini dei prezzi di energia e prezzi all’importazione. Molti si aspettavano che un dato debole sul PIL costringesse la Fed a cambiare i toni, ma nel comunicato non c’è traccia di un cambiamento di posizione. E dopo la lettura la reazione del mercato diventa meno contraddittoria.
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