quantitative easing

Attenti alla potenziale accelerazione della volatilità

31 Marzo 2015 10:10
financialounge -  quantitative easing Regina Borromeo volatilità
financialounge -  quantitative easing Regina Borromeo volatilità
L’avvio del QE (Quantitative Easing) da parte della Banca Centrale Europea (BCE) rappresenta un notevole passo in avanti per consentire di contrastare la deflazione e stimolare la crescita, ma restano comunque necessarie le riforme strutturali per riavviare una crescita sostenibile nella zona euro. Sui mercati finanziari, le asset class più rischiose (azioni e credito) dovrebbero comunque beneficiare dell’ingente liquidità garantita dalla banche centrali, mentre il rischio principale sarà riuscire a tenere sotto controllo la volatilità, destinata ad avere sollecitazioni al rialzo anche per le potenziali tensioni geopolitiche.
Sono queste le principali considerazioni esposte in questa intervista da Regina Borromeo, portfolio manager del fondo Legg Mason Brandywine Global Income Optimiser.
I mercati hanno reagito molto positivamente al recente annuncio del Quantitative Easing da parte della Banca Centrale Europea (BCE); Ritiene che questo sia effettivamente tutto ciò di cui l’Europa ha bisogno? "Nonostante l’annuncio della BCE sia stato un grande passo in avanti e rappresenti un piano sostenibile, il QE è soltanto una delle componenti per combattere la deflazione e stimolare la crescita e la competitività nell’Euro zona. Esistono infatti dei limiti di azione delle politiche monetarie ed in questo momento sono ancora necessarie riforme strutturali, in particolare per quanto riguarda sia la regolamentazione vigente che il mercato del lavoro".
Quali effetti pensa che la mossa della BCE possa avere? "L’annuncio della BCE sosterrà le aspettative di inflazione nel lungo periodo e dovrebbe placare i timori del mercato sulla mancanza di tempestività nell’introduzione di misure efficaci da parte dell’ Europa. L’esteso programma di acquisti rappresenta uno sviluppo positivo per il miglioramento della credibilità della BCE. Questo piano, assieme al programma di QE della Bank of Japan (BoJ), dovrebbe fornire un sostegno alle quotazioni".
Quali asset class pensa che trarranno maggiori benefici dall’annuncio del QE in Europa e fuori dall’Eurozona? Perché? "Sia nell’Eurozona che in Giappone il QE dovrebbe stimolare un trend rialzista per gli asset rischiosi, incluso il mercato del credito, specialmente nel caso in cui si verificasse una riduzione degli spread tra le obbligazioni governative dell’Eurozona. Questo sviluppo potrebbe rivelarsi particolarmente rialzista per il credito europeo (high yield e RMBS, i titoli garantiti da ipoteche su immobili residenziali) e positivo, ma in maniera più marginale, per il credito USA. Con i rendimenti delle obbligazioni più sicure e solide, considerate beni rifugio, a scadenza intermedia indirizzati verso i minimi storici, la corsa al rendimento continuerà".
Dove crede si possa ottenere, quindi, rendimento in Europa, dati gli interessi ai minimi storici dell’area? "Crediamo possano esserci opportunità in alcune selezioni dei bond globali high yield, così come in obbligazioni governative in valuta locale delle economie in via di sviluppo e nel credito strutturato. Ma è importante disporre degli strumenti adatti per contenere il fenomeno della volatilità, dal momento che siamo entrati in un periodo caratterizzato da una variabilità delle quotazioni anche a seguito delle politiche divergenti adottate dalle banche centrali e per un possibile riaccendersi dei rischi geopolitici".
Quali i principali temi e rischi che vede per il 2015? "In primo luogo, la maggior parte delle banche centrali continuerà ad adottare una politica accomodante visto il loro intento di far ripartire la crescita. Dopodiché, gli Stati Uniti stanno guidando l’espansione all’interno del mondo sviluppato, ma certamente i fattori deflattivi in Europa ed in Cina pesano sulla crescita. Nel caso di una espansione priva di inflazione, i tassi di interesse potrebbero restare bassi molto a lungo. L’inflazione è inoltre sufficientemente contenuta da indurre molti paesi emergenti a tagliare i tassi ed abbiamo già visto segnali di questo trend da parte di India e Turchia. Infine, il rischio principale quest’anno è rappresentato dalle scelte politiche che, se errate, porterebbero ad una escalation dei rischi geopolitici. In conclusione, siamo entrati in un periodo a più elevata volatilità per molte asset class".
Trending