Europa

L’azionario euro potrebbe continuare a far meglio di Wall Street

25 Febbraio 2015 14:10

financialounge -  Europa mercati azionari Wall Street Yves Longchamp
la BCE riuscirà a mantenere l’euro stabile sul livello attuale, i margini delle imprese europee potranno tornare ad aumentare. Insieme a un’economia interna forse allettante, anche la percezione del rischio degli investitori potrebbe tornare a favorire l’Europa. La conseguenza sarebbe un aumento delle valutazioni in virtù dei margini più elevati” rivela Yves Longchamp, Head of Research di ETHENEA per il quale vi sono pertanto buone possibilità che l’andamento registrato nelle prime settimane del nuovo anno prosegua e che il mercato azionario europeo metta a segno performance durevolmente superiori a quelle della piazza statunitense.
Per sapere chi vince il confronto tra Wall Street e le Borse europee, Yves Longchamp ha esaminato innanzitutto l’andamento dei margini delle imprese include negli indici l’S&P 500 e STOXX 600, rappresentativi di entrambe le regioni. Nell’attuale ciclo economico, nel 2014 i margini nelle imprese statunitensi, pari al 9,6 %, erano già tornati a raggiungere i massimi del 2006 e da allora rimangono su un livello elevato. Un aumento del fatturato grazie all’ottimo andamento dell’economia interna, l’aggressiva espansione nel resto del mondo sostenuta da un dollaro relativamente debole fino a metà 2014, l’aumento della produttività ottenuto mediante riduzioni dei costi, il trasferimento all’estero di attività a elevata intensità di capitale e, non da ultimo, i bassi tassi d’interesse, hanno messo le ali alla redditività dopo il brusco calo registrato durante la crisi finanziaria. Dallo scoppio della crisi dell’euro del 2010/11, l’andamento dei margini in Europa è stato invece nettamente divergente rispetto a quello sull’altra sponda dell’Atlantico. Le perdite delle banche e i problemi causati dalla debolezza della domanda interna sono stati ulteriormente accentuati, da un lato, dalle conseguenze strutturali dell’adeguamento (ad esempio, dalla scarsa flessibilità della regolamentazione del mercato del lavoro) e, dall’altro, dalla sopravvalutazione della divisa. Di conseguenza, i margini delle imprese europee oggi sono pari in media solo al 6,3 %, un livello inferiore di circa il 40 % rispetto a quello del 2007.
“Tuttavia, se dopo un lungo periodo di crisi la situazione nell’area euro tornerà a migliorare, e almeno sul fronte valutario e della domanda interna un’inversione di tendenza appare evidente dopo la recente decisione della banca centrale e secondo alcuni dati macroeconomici, si potrebbe configurare un elevato potenziale di ripresa” puntualizza Yves Longchamp.
L’andamento divergente della redditività collegato al miglioramento delle prospettive di crescita ha comprensibilmente suscitato negli investitori una certa euforia per i titoli statunitensi, mentre i mercati europei negli ultimi anni sono riusciti ad attirare pochi nuovi capitali. Di conseguenza, non sorprende che il mercato USA nel corso degli ultimi anni abbia accumulato un premio considerevole. Il mercato azionario europeo attualmente quota a 1,9 volte il valore contabile, mentre quello statunitense a 2,7.
“Alla luce della ripresa più vigorosa dei mercati europei nelle ultime settimane sulla scia del QE della BCE, la differenza non appare più estrema quanto a fine 2014, ma in un’ottica di lungo periodo rimane interessante. Le valutazioni più elevate negli USA non sono infatti ascrivibili solo alla maggiore redditività delle imprese statunitensi, bensì in parte anche a un premio al rischio azionario implicito che in Europa è più elevato di circa il 2 %, in virtù dell’avversione al rischio e dello scetticismo degli investitori” sottolinea Yves Longchamp secondo il quale sebbene la politica del denaro a basso costo in Europa non risolverà nessuno dei problemi strutturali, potrebbe comunque sostenere numerose imprese e, con il tempo, forse anche la scarsa flessibilità del mercato del lavoro e della congiuntura interna potranno trovare una soluzione. A tal fine, il deprezzamento dell’euro ora ottenuto rappresenterà forse l’input decisivo. D’altra parte, l’analisi grafica del cambio euro / dollaro Usd mostra chiaramente come la performance relativa del mercato europeo e di quello statunitense segua con un certo ritardo (cinque mesi in questo caso) l’andamento del tasso di cambio.
“Questa dinamica non dovrebbe costituire una sorpresa, infatti segue una semplice logica aritmetica: le imprese europee in molti casi effettuano oltre il 30 % delle loro operazioni nell’area del dollaro, mentre quelle statunitensi generano oltre un terzo degli utili all’estero. Con l’indebolimento della moneta unica, gli utili conseguiti fuori dall’area euro hanno automaticamente un valore maggiore, con un conseguente aumento della competitività. Al contempo, vi sono perdite per le imprese americane” conclude Yves Longchamp.

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