Asia

Bond in renminbi onshore, un potenziale ancora poco sfruttato

23 Febbraio 2015 09:07
financialounge -  Asia Banca Centrale Cina cina Fondi obbligazionari Renminbi
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Nei prossimi tre anni l’economia cinese supererà quella dell’eurozona ed entro la fine del decennio raggiungerà quella statunitense: il mercato obbligazionario locale seguirà probabilmente un percorso analogo.
Ne sono convinti gli esperti di Pictet Asset management che spiegano: “Nei prossimi dieci anni assisteremo probabilmente a un’espansione ancora più rapida in risposta al fabbisogno di finanziamento della seconda economia mondiale, che vede da un lato un processo di urbanizzazione senza precedenti sia come ritmo che per la sua portata, dall’altro la graduale apertura ai mercati dei capitali”.
Insomma, il mercato dei bond cinesi denominati in renminbi (RMB) onshore che è il terzo obbligazionario al mondo, è destinato a una rapida crescita nel quadro dell’apertura agli investitori esteri. Scopriamo insieme come sfruttare questo potenziale.

Innanzitutto i titoli di Stato cinesi offrono rendimenti più elevati del debito sovrano dei Paesi avanzati. Nell’attuale contesto di bassi rendimenti, i bond in RMB onshore offrono agli investitori yield allettanti, diversificazione ed esposizione a una valuta con un potenziale di apprezzamento. I rendimenti dei titoli di Stato cinesi sono più che doppi rispetto a quelli degli equivalenti americani ma presentano una bassa correlazione con altre tipologie di prodotti del reddito fisso. Gli investimenti nel debito in RMB onshore consentono inoltre di beneficiare dei cambiamenti strutturali di lungo periodo in atto in Cina.
Pechino sta realizzando la transizione da un’economia di esportazione a un modello basato sulla domanda al consumo interna. Di conseguenza, il tasso di crescita complessivo probabilmente rallenterà a un più sostenibile 6% annuo, contro la media del 10% circa dell’ultimo decennio. Una crescita più moderata significa presumibilmente un’inflazione anch’essa moderata nel medio termine. Secondo le previsioni di Pictet Asset management, l’inflazione cinese difficilmente supererà il 3% entro la fine di questo decennio.

Per di più, gli asset fixed income dovrebbero attrarre una crescente domanda da parte della popolazione cinese che sta rapidamente invecchiando. Se nel 2010 le persone di almeno 60 anni erano poco più del 12%, entro il 2040 saranno più di un quarto del totale. Una delle priorità del governo è sviluppare il mercato obbligazionario interno per consentire alle società cinesi di ridurre l’eccessiva dipendenza dai prestiti bancari e diversificare le fonti di finanziamento. A tal fine, le autorità stanno riformando il mercato promuovendo una maggiore informazione e trasparenza da parte degli emittenti, che nel lungo periodo avvantaggerà gli investitori.
Pechino intende inoltre sfruttare il mercato obbligazionario per finanziare i progetti infrastrutturali e di costruzione nel quadro della migrazione dei lavoratori rurali verso le città. Secondo le stime governative, la domanda di finanziamenti per le infrastrutture raggiungerà CNY10.000 miliardi (USD1.600 miliardi) nel quinquennio al 2018. Il tasso di urbanizzazione del Paese, oggi al 32%, entro il 2018 toccherà il 60% – in linea con quello attuale di Polonia e Portogallo.

I livelli di debito pubblico della Cina restano bassi, a poco più del 22% del PIL. Tuttavia, il debito privato del Paese ammonta a oltre il 185% del PIL, il tasso più alto nel mondo in via di sviluppo. I dati complessivi possono sembrare preoccupanti, ma secondo gli esperti di Pictet Asset management , i timori per la posizione debitoria della Cina sono esagerati per molti motivi.
Primo, gran parte del debito privato è detenuta da società statali o quasi che godono del sostegno implicito del governo centrale, pronto a intervenire in caso di difficoltà finanziarie.
Secondo, il debito è detenuto soprattutto internamente, mentre il rapporto fra debito estero e PIL si attesta appena al 9,3%.
Terzo, gli ingenti risparmi dei Cinesi fanno da cuscinetto (la Cina vanta il tasso di risparmio più alto al mondo, pari al 50% del PIL), proteggendo il mercato dalle fluttuazioni degli investimenti esteri.
Quarto, secondo l’indice proprietario di Pictet del debito, che misura il merito di credito dei vari Paesi tramite parametri come i prezzi immobiliari e i tassi di risparmio (Fig. 8), la Cina presenta buoni fondamentali in termini di debito privato. Di fatto, la Cina si posiziona meglio di altre economie emergenti indebitate quali Brasile e Turchia e non rischia certo una bolla del debito come quella scoppiata in Giappone a fine anni 1980 o quella che ha colpito eurozona e USA a fine anni 2000.
Quinto, Pictet Am ritiene che la Banca popolare cinese possa aver già intrapreso un ciclo di allentamento dopo il taglio dei tassi di riferimento su prestiti e depositi a novembre 2014, che segna la prima riduzione in quattro anni. La banca centrale aveva già attuato altre misure espansive mirate, come il taglio di SLF (Standing Lending Facility), MLF (Medium-term Lending Facility) e tassi repo, nonché l’allentamento delle norme sui mutui ipotecari. Tali iniziative, volte ad assicurare abbondante liquidità al sistema e a sostenere la crescita economica, potranno creare un clima favorevole a chi investe in obbligazioni in RMB onshore.

Un quadro d’insieme che fa dei bond in RMB onshore non soltanto uno dei maggiori mercati obbligazionari al mondo ma, secondo gli specialisti di Pictet Asset management, uno dei mercati con un futuro molto promettente, anche grazie a un potenziale ancora poco sfruttato.
“Mentre Pechino apre gradualmente agli investitori esteri, le valutazioni allettanti, una volatilità relativamente contenuta e una scarsa correlazione con altre asset class consentiranno agli investitori globali di diversificare i portafogli fixed income. Inoltre, il potenziale di apprezzamento della divisa cinese (CNY) e la domanda strutturale di prodotti obbligazionari da parte di una popolazione che invecchia dipingono un quadro favorevole all’asset class” concludono gli esperti di Pictet Asset management
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