Atlantia

Corporate bond italiani, perché c’è la fila all’acquisto

29 Gennaio 2015 09:00
financialounge -  Atlantia BCE eni Fondi obbligazionari quantitative easing Terna
financialounge -  Atlantia BCE eni Fondi obbligazionari quantitative easing Terna
La finestra temporale scelta per il collocamento è stata ottimale: la giornata di venerdi 23 gennaio, e cioè il giorno dopo dell’annuncio del QE della BCE e prima del voto politico in Grecia. Resta però il fatto che l’emissione obbligazionaria a 7 anni di Terna ha stabilito un record storico per le società italiane: per la prima volta un titolo di debito è stato collocato sul mercato con un rendimento inferiore al punto percentuale. Non solo.
Il Bond avrebbe dovuto essere emesso per un ammontare pari a 750 milioni di euro ma l’enorme richiesta (gli ordini sono stati pari a 3,75 miliardi) hanno spinto il consorzio di collocamento ad aumentare fino a 1 miliardo il totale emesso. Qualche giorno dopo, martedì 27 gennaio per l’esattezza, è stata la volta del collocamento del Bond scadenza 2026 di Eni la cui cedola è stata fissata all’1,50%: un miliardo il controvalore emesso a fronte di una domanda pari a cinque miliardi. Se il Bond di Terna e quello di Eni hanno stabilito i record di rendimento minimo, gli altri titoli di debito delle corporation italiane non pagano attualmente molto di più sul mercato secondario. Atlantia, per esempio, riconosce oggi lo 0,42% per il Bond scadenza 2017, lo 0,72% per quello 2019 e l’1,15% per l’obbligazione 9/6/2024. I titoli a reddito fisso dell’Eni, invece, offrono un tasso dello 0,53% per la scadenza 2018, lo 0,89% per il 2020, l’1,50% per il 2025 e l’1,95% per il 2029. L’Enel, paga ai possessori dei suoi Bond scadenza 2017 lo 0,44% ovvero l’1,25% per le obbligazioni che scadranno nel 2022.

Ma come mai, con rendimenti che sono così risicati, c’è comunque la fila per sottoscriverli? Le richieste per il Bond emesso da Terna sono pervenute da oltre 280 investitori europei, la maggioranza dei quali sono stati istituzionali francesi, tedeschi e olandesi alla disperata ricerca di un extra rendimento rispetto ai titoli di «casa» che offrono ormai rendimenti vicini allo zero. Gli investitori sono inoltre convinti che, grazie agli acquisti della BCE e della ingente liquidità sul mercato obbligazionario euro, gli spread tra i titoli societari italiani e quelli tedeschi e francesi si possano ulteriormente ridurre.
Per capire quanto questo possa fruttare è sufficiente fare un esempio. Ipotizziamo che il titolo obbligazionario Eni appena collocato restringa nei prossimi 12 mesi di 0,25% il suo spread di rendimento rispetto a un omologo tedesco: il possessore del titolo beneficerà di un rendimento del 3,8% per effetto della cedola e del capital gain dovuto alla rivalutazione del prezzo del titolo.
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