mercati azionari

Meno azioni Europa per dare più spazio al Giappone

22 Gennaio 2015 11:00
financialounge -  mercati azionari petrolio quantitative easing recessione
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L'azionario nipponico appare ancora più interessante dopo la schiacciante vittoria ottenuta dal Primo Ministro Abe alle elezioni lampo del 14 dicembre: la conferma della coalizione al potere dovrebbe consentire al governo di portare avanti il piano di riforme strutturali della cosiddetta «terza freccia».
Ne è convinta la Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset allocation in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e di commodity, che poi aggiunge: “Ma vi sono anche altri segnali di sviluppi favorevoli per la congiuntura giapponese. I nostri indicatori anticipatori dell'attività economica suggeriscono una ripresa dopo il rialzo della tassa sui consumi che aveva causato la recessione e una buona liquidità alimentata dalla politica monetaria estremamente accomodante della BoJ. Inoltre, le valutazioni appaiono interessanti, soprattutto alla luce del recente aumento degli utili aziendali, e gli effetti positivi della debolezza dello yen dovrebbero cominciare a ripercuotersi sull'economia dando impulso alle esportazioni. Il Giappone, terzo importatore mondiale di petrolio, beneficia altresì della flessione dei prezzi dell'energia. La recente decisione di rinviare il secondo rialzo della tassa sui consumi di 18 mesi ha attenuato i rischi nell'immediato. Per l'azionario nipponico, rimasto indietro rispetto a quello statunitense, prevediamo un'inversione di tendenza”.

La PSU ha invece ridotto a neutrale quella sull'Europa per via della forte esposizione alla crisi della Russia. Il Paese è stato colpito sia dal calo del greggio (principale merce di esportazione) sia dalle sanzioni imposte dall'Occidente, che hanno fatto perdere al rublo ben il 50% contro il dollaro statunitense nel corso del 2014. Il crollo della valuta fa sprofondare la Russia ancora di più nella recessione e si ripercuote anche sull'area euro, suo principale partner commerciale.
Detto ciò, le borse europee, per quanto minacciate da una serie di rischi, potrebbero trarre sostegno da un ulteriore allentamento della BCE, che, secondo la PSU inizierà ad acquistare titoli di Stato nel 2015. Un euro più debole abbinato a costi dell'energia più bassi dovrebbe sostenere gli utili societari nel medio periodo.

“Il pericolo che i timori per l'economia russa contagino le piazze emergenti è a nostro avviso più limitato, anche se diversi Paesi in via di sviluppo sono alle prese con problemi analoghi. Le valute emergenti hanno subito un duro colpo e hanno perso rapidamente terreno rispetto al dollaro statunitense, portando le valutazioni complessivamente a oltre 2,5 deviazioni standard dal fair value (secondo i nostri calcoli). La flessione del prezzo del petrolio e la prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti hanno penalizzato i Paesi produttori di energia, come Venezuela e Colombia, e quelli con elevati livelli di debito in USD. Per contro, le nostre analisi indicano che Filippine e India (importatori netti di greggio) saranno i primi beneficiari di questo calo. Date le diverse sorti dei mercati emergenti, per il momento preferiamo non assumere posizioni lunghe sulle borse di questi Paesi” dicono gli specialisti della PSU che, infine, confermano il sottopeso del listino statunitense.

Nonostante il forte slancio macroeconomico della regione, le valutazioni azionarie non sono particolarmente allettanti e il posizionamento degli investitori sembra, a parere della PSU, troppo ottimista in vista di una contrazione della liquidità legata al primo rialzo dei tassi da parte della Fed previsto per il 2015. I mercati USA hanno goduto della fuga verso la qualità dopo il crollo del petrolio e delle valute emergenti. Da allora, il dollaro risulta decisamente ipercomprato, e in base ai calcoli della PSU il mercato azionario della regione è uno dei più costosi a fronte di un P/E di 15,9 volte gli utili prospettici a 12 mesi.
“A livello settoriale confermiamo la preferenza per i titoli ciclici, soprattutto per le aree destinate a beneficiare di una ripresa dei consumi rispetto a quelle favorite da una ripresa degli investimenti tecnici. Abbiamo sovrappesato i beni voluttuari alla luce dell'iniezione di fiducia data dalla crescita del mercato del lavoro negli Stati Uniti, dell'impatto della flessione dei prezzi energetici e della robustezza del dollaro statunitense sulla spesa delle famiglie, nonché degli effetti positivi del calo dei rendimenti obbligazionari sul mercato residenziale. Abbiamo inoltre ridotto il peso dei titoli industriali che dovrebbero risentire della diminuzione degli investimenti tecnici, a cominciare dal settore petrolifero” conclude la PSU.
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