inflazione

Domani la BCE si troverà tra due fuochi

21 Gennaio 2015 - 13:20
financialounge - news
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La BCE potrebbe adottare una soluzione intermedia domani, annunciando un programma di acquisto di titoli privati e rinviando la decisione politicamente più difficile di un programma di acquisto di titoli sovrani ad una data successiva.
Lo sostiene Jean-Pierre Durante, Pictet Wealth Management - Asset Allocation & Macro Research che spiega: “Annunciare una importante operazione di allentamento quantitativo (che comprenda anche l'acquisto di titoli di Stato) appena prima di elezioni politiche chiave per il futuro dell'eurozona (quelle previste il 25 in Grecia) supererebbe largamente il livello di tolleranza per l'azzardo morale che anche i governatori più accomodanti potrebbero accettare”.

Per l’esperto l'impatto sulle aspettative di inflazione è già ragguardevole e, se i prezzi del greggio dovessero rimanere sugli attuali livelli, vi è il rischio che si inneschi un comportamento di tipo deflazionistico.
“Un intervento rapido della BCE è pertanto necessario, ma l'ordine del giorno del Consiglio direttivo della BCE è complesso e non si presta all'annuncio della decisione di un importante allentamento quantitativo in questo momento: la prossima riunione di politica monetaria del 22 gennaio capita in un momento inopportuno, a ridosso delle elezioni greche” fa presente Jean-Pierre Durante.
D’altra parte, il crollo del prezzo del greggio degli ultimi sei mesi, ha determinato un forte calo della componente energia dell'indice dei prezzi al consumo. Nell'arco di un anno, la flessione dei prezzi dell'energia ha registrato una brusca accelerazione (dal -2.6% anno su anno al -6,3% sempre anno su anno a dicembre), segnando un minimo da ottobre 2009, mentre l'inflazione dei prezzi alimentari è diminuita (dallo 0,5% anno su anno a novembre allo 0,0% anno su anno a dicembre).
Per quanto riguarda l'inflazione di base, i prezzi al consumo dei prezzi dei servizi e quella dei beni industriali non energetici a dicembre sono rimasti praticamente invariati rispettivamente all'1,2% anno su anno e allo 0,0% anno su anno.
Da giugno 2014, i prezzi del petrolio espressi in euro sono diminuiti di quasi il 50%. In termini di effetti sull'inflazione, l'impatto delle fluttuazioni dei prezzi dell'energia può essere suddiviso in effetti diretti ed indiretti. Gli effetti diretti si riferiscono all'impatto dei cambiamenti dei prezzi del petrolio sui prezzi dell'energia per i consumatori.

Nell'eurozona nel suo complesso, i prodotti energetici rappresentano circa il 10% dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato (IAPC), di cui circa il 6% è dato dai combustibili liquidi. Gli effetti indiretti si riferiscono ai cambiamenti dei prezzi al consumo sui costi di produzione, che a loro volta influiscono sui prezzi dei beni.
“Per i prossimi mesi, si prevedeva un rimbalzo dei prezzi dei beni alimentari determinato dagli effetti di base e dai recenti sviluppi nei prezzi delle soft commodity. Ciò nonostante, se il prezzo del petrolio dovesse stabilizzarsi a questi bassi livelli, l'aumento dei prezzi degli alimentari potrebbe venire frenato dagli effetti indiretti e, di conseguenza, l'aumento previsto potrebbe essere minore” ricorda Jean-Pierre Durante.
In estrema sintesi, la situazione richiede azione.
La bassa inflazione non è dovuta soltanto ai prezzi del petrolio greggio, ma anche a un contesto deflazionistico generale: gli operatori economici stanno riducendo il loro indebitamento, la domanda è moribonda, gli aggregati monetari sono depressi da anni, il credito è morto.

Premesso tutto questo, il calendario della BCE non lascia tuttavia pensare ad una azione rapida: in questo tipo di situazioni, la BCE tradizionalmente ha optato per un rinvio. È però anche vero che, da quando Draghi è alla presidenza, le abitudini sono cambiate: il presidente è stato infatti capace di agire più rapidamente del previsto, come in occasione degli annunci del settembre scorso.
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