mercati azionari

Le azioni rimangono l’asset class favorita

19 Gennaio 2015 - 13:05
financialounge - news
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La disoccupazione negli Stati Uniti continua a diminuire (attualmente si attesta al 5,8%), la fiducia dei consumatori è intatta e il basso prezzo del petrolio dovrebbe nettamente incrementare il potere d’acquisto delle famiglie statunitensi. Sono questi i principali fattori che, secondo Thomas Rauch, gestore di portafoglio di Swiss & Global Asset Management, depongono a favore del suo temporaneo sovrappeso sulle azioni.

I mercati azionari dovrebbero peraltro beneficiare anche nel 2015 di una crescita degli utili invariata, di ulteriori riacquisti di azioni proprie, di un aumento sostenuto dei dividendi e dell’attesa espansione dei margini. Inoltre, nell’area euro e in Svizzera diverse imprese orientate all’esportazione dovrebbero trarre vantaggio dal maggior vigore del dollaro USA.

“Molto probabilmente la dinamizzazione dell’economia mondiale prevista per il 2014 si manifesterà in ritardo nel 2015. Vi sono alcuni segnali in tal senso: le previsioni relative alla crescita economica globale per il 2015 si attestano al 2,9% (livello stimato per il 2014: 2,4%). Finora molto dipende dagli USA, la locomotiva della crescita, con aspettative di espansione per il 2015 pari al 3,1% (con un massimo del +3,8%), mentre si prevede un’accelerazione nel secondo semestre. Si tratta di un aumento dello 0,95% rispetto al 2,15% atteso nell’anno in corso (fonte: FMI). Tuttavia, per una crescita nettamente più sostenuta in futuro a livello globale sarà decisivo l’andamento in Europa e in Cina” spiega Thomas Rauch.

A questo proposito, in Europa gli indicatori anticipatori segnalano una stabilizzazione dopo la flessione temporanea registrata nel primo semestre 2014. Sono state varate le prime riforme (ad esempio, le riforme del mercato del lavoro in Italia), inoltre il netto deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro USA e i legami economici con gli Stati Uniti sono fattori estremamente promettenti. La debolezza dell’euro svolge il ruolo decisivo, poiché consente un immediato incremento della competitività. L’ulteriore allentamento della politica monetaria preso in considerazione dalla BCE si propone innanzitutto di arrestare la persistente disinflazione e di scongiurare l’imminente deflazione. Con la relazione finale sugli stress test delle banche vi sono anche i presupposti per una maggiore erogazione di credito.

Allargando invece l’orizzonte a livello mondiale si segnala che, dopo la sincronizzazione delle politiche delle banche centrali a livello mondiale, nel quarto trimestre gli Stati Uniti hanno posto fine alle misure non convenzionali nell’ambito del QE in virtù della solidità dell’economia. Per il 2015 la Fed ha inoltre annunciato i primi interventi sui tassi d’interesse.
Al contempo, le banche centrali di Cina e Giappone e la BCE mantengono le loro politiche monetarie espansive e, come nel caso della banca centrale europea, si accingono a incrementare ulteriormente le misure di stimolo.

“A causa di effetti contrastanti, le conseguenze sulle asset class sono sempre più difficili da valutare. Nonostante l’annuncio dei primi interventi sui tassi d’interesse oltreoceano, per il momento sui mercati obbligazionari non dovrebbe verificarsi alcuna inversione di tendenza di rilievo. I bassi rendimenti sono uno dei motivi della persistente pressione sugli investimenti subita dalle asset class reali (azioni, investimento immobiliare, private equity)” argomenta Thomas Rauch per il quale il percorso verso nuovi massimi del mercato dovrebbe tuttavia essere accompagnato da una volatilità più accentuata.

“Resta da vedere quale sarà la reazione del mercato all’attesa normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti. Inoltre, occorre tenere presente che, a differenza dei listini azionari, i mercati obbligazionari e delle materie prime continuano a evidenziare tendenze recessive. Un modesto aumento dei rendimenti storicamente bassi ridurrebbe questa controindicazione, sostenendo la fiducia nei mercati azionari” conclude Thomas Rauch.
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