BCE

La BCE alimenta le attese di un futuro QE

7 Novembre 2014 12:00
financialounge -  BCE credit easing Mario Draghi quantitative easing TLTRO
financialounge -  BCE credit easing Mario Draghi quantitative easing TLTRO
Ieri il Governatore Mario Draghi ha mantenuto un’elevata aspettativa di possibili futuri interventi di allentamento quantitativo, rassicurando i mercati sulla capacità della BCE di varare nuove misure di intervento e mostrando un’immagine più coesa del comitato.
La reazione dei mercati al discorso della BCE è stato freddo ed emotivo in quanto gli investitori continuano a scommettere fortemente su un’azione più incisiva della banca.

“Con le parole di ieri il Governatore non ha deluso le attese, rimandando le decisioni e guadagnando un pò di tempo prima di dover rispettare le promesse e dare corso a una fase di azione più decisa. Il tempo questa volta potrebbe essere dalla parte della BCE, grazie a un più convincente indebolimento dell’euro, a una moderata ripresa del credito, in un momento di forte attenzione dei Governi a varare anche riforme strutturali più convincenti, tutti fattori che potrebbero contribuire ad alimentare delle dinamiche economiche più virtuose” commenta Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management per la quale l’istituto centrale europeo ha comunque rinfocolato le attese di un futuro di allentamento quantitativo, smussando le polemiche che erano montate alla vigilia su un aumento della conflittualità interna al comitato.
L’Eurotower ha lasciato invariati i tassi di interesse che erano già stati ritoccati al ribasso nella riunione precedente, ma ha lanciato dei messaggi molto accomodanti alzando in maniera esplicita le attese di un’imminente manovra di allentamento quantitativo che potrebbe essere resa necessaria da un contesto economico della zona euro in rallentamento e soprattutto da un aumento dei rischi di deflazione.

“Il primo obiettivo del mandato della BCE è la stabilizzazione dei prezzi. Se in passato siamo stati abituati a pensare che ciò significasse controllare le spinte inflazionistiche al rialzo, ora ciò significa frenare le spinte deflazionistiche. Ecco perchè la BCE non solo potrebbe, ma dovrebbe agire in maniera più decisa per non venir mano al proprio mandato prioritario” puntualizza Maria Paola Toschi che indica un primo risultato raggiunto: l’euro/dollaro ieri è sceso sotto 1,24 creando condizioni molto incoraggianti per il sistema Europa.
Il Governatore ha ribadito la necessità di varare delle manovre di allentamento tarate sulle caratteristiche dei mercati finanziari, precisando che l’Europa è diversa dagli Stati Uniti e dal Giappone e che, recentemente, ha ampliato il proprio programma di QQE (Qualitative e Quantitative Program). In Europa il credito è molto più importante per finanziare la crescita rispetto ad altri mercati dove i mercati dei capitali sono più importanti. Ecco perchè per Maria Paola Toschi il credit easing resta la priorità per la banca centrale.

A proposito poi degli acquisti di covered bond, Draghi ha esplicitamente evidenziato che queste manovre sono destinate ad ampliare il bilancio della banca centrale che potrebbe tornare ai livelli che aveva nel 2012, ovvero quando gli asset totali avevano raggiunto circa 3 miliardi di euro rispetto agli attuali 2 miliardi, rendendo quindi questo target più chiaro: ha inoltre indicato che ci sia unanimità su questo aspetto in modo da fugare i rumor circa presunti forti dissidi all’interno del comitato su questo punto.
“Tuttavia il riferimento alla crescita del bilancio pone delle questioni perchè le manovre per ora annunciate, in virtù delle dimensioni dei mercati di riferimento dei CB e dei bond ABS, e anche dei fondi richiesti a settembre nell’ambito del Targeted Long-Term Refinancing Operations (TLTRO), limitati a 83 Miliardi di euro, non hanno le dimensioni per estendere il bilancio così tanto. Ciò implica che qualcosa d’altro potrebbe essere incluso nel target indicato dalla BCE e che gli acquisti potrebbero effettivamente essere estesi ai titoli governativi oltre che ai titoli societari. Ogni decisione sarà probabilmente rimandata a gennaio ovvero quando la richiesta del secondo round di TLTRO sarà stato reso noto” precisa Maria Paola Toschi.
Non a caso, Draghi ha tenuto a specificare che prima di pensare a nuove manovre espansive, bisognerà verificare l’efficacia del set di strumenti già varati e che ancora non hanno potuto esercitare appieno la loro influenza.

L’appuntamento di dicembre con il secondo round di TLTRO sarà quindi molto importante per verificare la propensione delle banche a richiedere la liquidità messa a disposizione dalla banca centrale a costo vicino allo zero. E soprattutto sarà importante verificare quanto questo potrà incidere sulla propensione delle banche stesse a rilanciare il credito e quindi a stimolare l’economia reale.
“A questo proposito il Bank Lending Survey di ottobre, pubblicato nei giorni scorsi dalla BCE, ha messo in evidenza alcuni segnali positivi di ripresa del credito sia dal lato dell’offerta che della domanda. La percentuale netta di banche che stanno inasprendo gli standard di rilascio dei crediti è scesa ai minimi pre-crisi, e la domanda di prestiti sia retail che corporate sta risalendo. Ciò potrebbe indicare un atteggiamento più aperto delle banche e di maggiore fiducia del sistema” rivela Maria Paola Toschi che non nasconde però come, nello stesso sondaggio, siano emersi anche alcuni elementi non così chiari.

Il 63% delle banche intervistate ha dichiarato infatti di non aver problemi di funding e solo il 13% delle banche ha dichiarato l’intenzione di voler accedere ai fondi del TLTRO: resta quindi ancora una forte incognita sulla efficacia della manovra in termini di forte rilancio del credito.
“C’è un altro importante elemento che potrebbe contribuire a sbloccare la propensione delle banche e dei privati ad avere di nuovo accesso al credito e cioè la fine del processo che ha portato ai risultati dell’AQR (Asset Quality Review). Il sistema bancario in media è risultato solido, gli ulteriori interventi di ricapitalizzazione delle banche sono minori rispetto a quanto già fatto nei due anni passati, e i prestiti non performing sono risultati meglio coperti da accantonamenti rispetto al passato. Ciò significa che le banche potrebbero essere meno preoccupate da questo round di analisi dei loro bilanci” conclude Maria Paola Toschi.
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