correzione di borsa

Riaffiorano opportunità di investimento interessanti

31 Ottobre 2014 12:30

financialounge -  correzione di borsa economia Morgan Stanley opportunità di investimento tassi di interesse USA
vestitori hanno attraversato un periodo di sofferenza nel corso delle ultime settimane. Gli indici di Borsa hanno registrato forti correzioni con la volatilità che, in certe sedute di Borsa, ha toccato picchi che non si vedevano dal 2012. A questo punto si potrebbe temere che l’economia globale sia davvero esausta e così fuori forma che non può sostenere prezzi azionari più elevati, come suggerisce il calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi.

“In realtà, l’evidenza sembra suggerire che quantomeno l’economia degli Stati Uniti, e forse anche l’economia globale, sia abbastanza robusta da sopportare il dolore della correzione e avere una ripresa per sostenere un guadagno nei portafogli degli investitori” sottolinea Andrew Harmstone, Managing Director e Portfolio Manager della Global Balanced Risk Controlled (GBaR) Strategy di Morgan Stanley Investment Management per il quale la politica dei tassi di interesse della Fed sarà molto probabilmente normalizzata nei tempi previsti e non subirà ritardi significativi.

“La normalizzazione della politica sta ad indicare, in tal caso, la fine delle misure straordinarie, volte ad aggiungere liquidità all’economia, e l’inasprimento dei tassi di interesse, in modo che ritornino a livelli più normali in relazione all’inflazione. La nostra analisi proprietaria degli ultimi cicli di inasprimento della Fed suggerisce che, in generale, i mercati azionari calano marcatamente dai loro picchi a seguito di tale inasprimento. Inoltre, tale effetto sembra verificarsi anche in presenza di una forte crescita degli utili” argomenta Andrew Harmstone. Alla luce di quanto indicato sopra, è ragionevole interpretare il recente forte calo dei mercati azionari a livello mondiale come un «adeguamento del prezzo» da parte dei mercati alla normalizzazione della politica dei tassi di interesse della Fed.

Peccato, però, che altri indizi non sembrano confermare questa tesi. Il forte calo dei rendimenti dei Buoni del Tesoro decennali, dal 2,5% alla fine di settembre a un minimo di 2,14% al 15 ottobre, suggerisce esattamente il contrario. E cioè che l’economia statunitense possa correre il rischio di rallentare e l’inflazione calare. Il motivo per cui tale analisi più pessimista sia meno convincente è semplicemente dettato dal fatto che i dati economici disponibili fino ad ora non propendono verso un forte calo dell’economia statunitense.

“Secondo la terza stima del Bureau of Economic Analysis (BEA), pubblicata il 26 settembre, l’economia è cresciuta ad un tasso annuo del 4,6% nel secondo trimestre del 2014, allontanandosi definitivamente da debolezze potenzialmente legate alle condizioni atmosferiche nei primi tre mesi dell’anno. Inoltre, è possibile che il forte calo recente dei rendimenti sia dovuto alla pressione tecnica, dato che molti investitori in tassi di interesse si attendevano un aumento dei rendimenti obbligazionari e in assenza di tale aumento potrebbero esserci state delle vendite agli effetti stop-loss” puntualizza Andrew Harmstone. Ne deriva che, se la recente correzione del mercato è dovuta solo ad un adeguamento dei prezzi in vista dell’anticipato inasprimento della politica monetaria della Fed, allora gli investitori possono ritenere che i prezzi correnti di mercato offrano opportunità di rendimento interessanti sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo.

“In primo luogo, la Fed non normalizzerebbe i tassi se l’economia statunitense non fosse abbastanza forte da assorbire l’impatto dei tassi crescenti. Un’economia forte, tuttavia, significa altresì una forte crescita potenziale degli utili, fattore di solito positivo per le azioni” fa presente Andrew Harmstone che vede nella forte crescita del PIL degli Stati Uniti un potenziale aspetto positivo per la crescita dei mercati globali e, a cascata, per i mercati globali.

“È probabile che tale impatto sia particolarmente forte per le regioni quali l’Europa e il Giappone, dove gli scambi commerciali verso gli Stati Uniti sono nettamente migliorati quest’anno grazie al significativo deprezzamento delle proprie divise rispetto al dollaro statunitense. Un secondo potenziale aspetto positivo per l’economia globale può provenire dai costi ridotti dell’energia (-27% il calo del Brent dal suo massimo): due fattori che, combinati insieme, possono contribuire a ripristinare la crescita globale non statunitense ai livelli più alti” conclude Andrew Harmstone.

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