Carlo Benetti

I tre gap che l’Europa deve assolutamente colmare

12 Settembre 2014 - 12:05
financialounge - news
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“Le misure annunciate giovedì 4 settembre dalla BCE sono soprattutto un messaggio ai mercati finanziari più che un concreto supporto all’economia reale e al sostegno di una ancora flebile domanda interna. Il costo del finanziamento è infatti ai minimi da molto tempo, il cavallo (cioè l’economia) non beve non perché manca l’acqua ma perché la politica monetaria è solo una delle due grandi leve che lavorano all’equilibrio di un sistema economico e, purtroppo non basta la buona volontà di Draghi per arrestare l’allargamento delle distanze economiche tra le due sponde dell’Atlantico” precisa Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global, nel commento analitico Alpha e Beta dell’8 settembre 2014.

Secondo l’esperto, il taglio dei tassi ufficiali in Europa da ossigeno ai mercati finanziari ma, al contempo, alimenta le aspettative di nuove coraggiose misure e, soprattutto, mette a nudo il gap tra la risolutezza della Banca Centrale Europea e l’inerzia della politica, e quello tra mercati ed economia reale.

“Cominciano ad essere sempre più numerosi gli economisti e i commentatori che sostengono che le condizioni economiche dell’Eurozona non derivino dalla crisi ma dal fallimento delle politiche in risposta alla crisi. La rilevanza attribuita alle decisioni della banca centrale sono l’indizio della lontananza dei governi nazionali e, a maggior ragione, il fallimento della concertazione sovranazionale. Non si sciolgono nodi strutturali con soluzioni monetarie, né la politica monetaria può sostituire la politica” argomenta Carlo Benetti per il quale sono tre i gap da colmare:

1) quello economico con gli Stati Uniti;
2) quello tra le mosse della banca centrale europea, finora tutte indovinate ma non sufficienti, e la politica;
3) quello tra l’Europa come è e l’Europa come potrebbe essere.

Relativamente al primo gap, c’è da segnalare che in agosto gli indici PMI, che rilevano la forza dell’attività manifatturiera in un paese o in un’area economica hanno registrato la salita negli Stati Uniti al livello di 57,9 e la diminuzione a 50,7 nell’Eurozona, appena sopra la soglia di 50 che discrimina l’espansione dalla contrazione. Il rallentamento dell’attività economica porta con sé la discesa dei prezzi e le derive deflazionistiche così temute dalla banca centrale.

Per quanto riguarda gli altri due gap da colmare, una possibile direzione l’ha indicata Draghi nella conferenza stampa di giovedì, rispondendo alla domanda di un giornalista: “… non si tratta di perdita di sovranità nazionale quanto piuttosto di una condivisione di regole comuni che porterebbero ad una serie di vantaggi, primo tra i quali un processo politico probabilmente più semplice rispetto all’analogo processo condotto a livello nazionale. Inoltre regole comuni vuol dire maggiori opportunità, ad esempio la mobilità del lavoro tra un paese e l’altro …”.
Le parole di Draghi ricordano all’agenda politica l’urgenza di riprendere l’argomento della convergenza.

“A trent’anni dalla sua approvazione nel Parlamento Europeo, vale la pena rileggere il progetto di Trattato fortemente voluto da Altiero Spinelli come avvio del processo di costituzionalizzazione dell'Unione Europea. All'inizio degli anni ‘80 l’Unione era alle prese con le difficoltà opposte dalla Gran Bretagna della Thatcher sui contributi economici dei singoli Paesi e sull'aumento delle risorse comunitarie. In questa impasse si inserì con capacità di visione e di iniziativa politica Altiero Spinelli e il Trattato che prende il suo nome, votato nel febbraio 1984, offre ancora oggi indicazioni di straordinaria attualità. C’è bisogno di un “New Deal for Europe”, la memoria storica può venire in aiuto, siamo debitori dei giganti sulle cui spalle possiamo poggiare per guardare lontano” conclude Carlo Benetti.
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