Christophe Bernard

Sovrappeso nelle attività rischiose ma con un preciso target price

8 Settembre 2014 - 10:30
financialounge - news
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“L’indirizzo espansivo della BCE è di buon auspicio per i mercati emergenti. Questo perché qualsiasi altra manovra di allentamento da parte della BCE, sia attraverso nuove misure di liquidità o con l’acquisto di obbligazioni, andrebbe a vantaggio delle azioni in generale e degli asset dei mercati emergenti in particolare” dichiara Christophe Bernard, Chief Strategist di Vontobel nel suo commento mensile di mercato che poi però tiene a formulare una raccomandazione agli investitori: pur optando per un sovrappeso negli asset più rischiosi, e all’azionario in primis, occorre alleggerire tempestivamente le posizioni qualora siano raggiunti i prezzi obiettivo.

Le convinzioni di Christophe Bernard prendono spunto dagli ultimi dati pubblicati che indicano una sbalorditiva divergenza tra l’economia degli USA e quella dell’Eurozona. Da un lato, l’area dell’euro ha denotato nel secondo trimestre un andamento piatto perché la debolezza della Germania ha esacerbato la tendenza ribassista provocata dai problemi strutturali in Italia e in Francia. Dall’altro lato, l’economia statunitense sta accelerando, mettendo a segno recuperi sul fronte dell’occupazione e un rialzo dei principali indicatori economici. Inoltre, lo stallo nel conflitto Ucraina-Russia rappresenta una minaccia più grave per la zona euro, in primis per la Germania, che per gli USA.
Quanto all’inflazione, i prezzi al consumo nell’eurozona hanno evidenziato un aumento su base annua dello 0,4 percento, che è ben al di sotto del target del 2 percento della Banca centrale europea (BCE). Negli USA, invece, gli ultimi dati dell’indice dei prezzi al consumo hanno raggiunto il target del 2 percento della Federal Reserve (Fed). Di conseguenza, non sorprende che la BCE e la Fed abbiano iniziato a seguire due agende diverse con la prima che chiuderà i rubinetti di liquidità probabilmente in ottobre, terminando i suoi acquisti di obbligazioni (“quantitative easing”, QE), mentre la BCE intende lanciare la sua prima tranche delle cosiddette Targeted Longer-Term Refinancing Operations (TLTRO).

“Il nostro scenario più probabile prevede che la Fed cominci ad alzare i tassi di interesse nel primo trimestre del 2015, mentre da parte della BCE non è prevista una tale manovra nel prossimo futuro. Al contrario: se l’inflazione non salirà presto, il presidente della BCE, Mario Draghi, potrebbe contemplare delle manovre monetarie non convenzionali” fa sapere Christophe Bernard che, di conseguenza suggerisce agli investitori di concentrarsi sulle probabili conseguenze del fatto che la Fed e la BCE imbocchino strade opposte:

1. Il dollaro USA dovrebbe continuare ad apprezzarsi contro gran parte delle valute e dovrebbe “finalmente” aver invertito la rotta contro l’euro. Gli Stati Uniti non hanno solo un ciclo economico più vigoroso, ma anche una posizione strutturale più forte grazie al calo delle importazioni di energia e alla conseguente contrazione del deficit delle partite correnti. Questi sviluppi alimenteranno probabilmente la domanda del biglietto verde. Vontobel mantiene quindi un notevole sovrappeso nel dollaro USA contro il franco svizzero e nei portafogli denominati in euro.

2. Considerato che le manovre attuali e future della BCE mettono sotto pressione le curve dei rendimenti nella zona euro, è probabile che lo spread tra titoli di Stato americani e tedeschi raggiunga nuovi massimi storici: questa è una notizia positiva per i titoli di Stato USA perché significa che non si sganceranno completamente dall’evoluzione dei titoli tedeschi. Vontobel ha approfittato della debolezza relativa dei Treasury per aumentare l’esposizione negli strumenti USA a lungo termine. Essi offrono una vera diversificazione per iI portafoglio e il loro rendimento corrente mette in ombra quello delle attuali alternative di massimo rating. Vontobel sconsiglia inoltre operazioni di copertura sull’esposizione incrementale in dollari USA nei portafogli europei.

3. A condizioni immutate, i mercati azionari beneficeranno probabilmente di qualsiasi manovra della BCE destinata a combattere il rischio di deflazione, purché gli utili societari rimangano robusti. Anche se la Fed sta ridimensionando la sua politica monetaria accomodante, il ritmo del previsto restringimento è ancora da definirsi. Infatti un eventuale indebolimento della crescita mondiale e crescenti pressioni deflazionistiche lasceranno alla Fed ampio margine di manovra per modulare la sua politica nonostante il miglioramento delle condizioni economiche americane.

4. Nel contesto del graduale ciclo di restringimento negli USA che è concomitante con il crescente allentamento della BCE, gli asset dei mercati emergenti hanno tutte le carte in regola per generare elevati rendimenti soprattutto nel debito locale. Questi titoli, denominati nelle valute dei paesi emergenti, beneficeranno di un rendimento corrente che, con il suo 6,5 per cento, regge ogni confronto con gran parte dei segmenti del reddito fisso. Dopo un disomogeneo 2013, il quadro fondamentale dei paesi emergenti rimane contrastante. D’altro canto, da diversi segnali emerge che le economie emergenti più vulnerabili si sono stabilizzate grazie alla tendenziale contrazione dei loro deficit delle partite correnti. Di conseguenza, le valute dei mercati emergenti non dovrebbero deprezzarsi contro quelle delle nazioni G10, con la probabile eccezione degli USA, e dovrebbero offrire così interessanti rendimenti agli investitori.

“Di fronte ai numerosi rischi geopolitici e al ristagno delle dinamiche europee di breve termine al di fuori degli USA, le politiche monetarie rimangono estremamente accomodanti, offrendo un supporto ai mercati finanziari. Persino l’imminente ciclo di restringimento della Fed sarà graduale e per di più mitigato dalle manovre espansive di altri paesi, in particolare nella zona euro. Le valutazioni assolute sono meno interessanti di 12 mesi fa, ma nel complesso non sono neanche eccessive. Manteniamo un sovrappeso nelle attività rischiose e in particolare nei mercati azionari; siamo però pronti a intervenire non appena i nostri price target saranno raggiunti” conclude Christophe Bernard.
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