Draghi non delude i mercati e continua la lotta alla deflazione

BCE
5 Settembre 2014 - 14:10

Se il discorso di Mario Draghi a Jackson Hole era già stato interpretato come un’apertura a nuove misure di allentamento, nel meeting di ieri la BCE ha confermato un approccio più accomodante nella politica monetaria tagliando ancora l’intera struttura dei tassi ufficiali: il tasso di rifinanziamento è sceso a 0,05% (da 0,15%), il tasso sul marginal lending facility è stato ridotto a 0,3% (da 0,4%) e il tasso sui depositi, già portato in territorio negativo, è stato ulteriormente abbassato a -0,2% (da -0,1%).

L’approccio della BCE resta quindi sempre orientato a stimolare la crescita tramite un allentamento delle condizioni di liquidità del sistema creditizio, ma anche penalizzando il mantenimento di denaro presso la stessa banca centrale con un tasso negativo sui depositi che è stato ulteriormente abbassato.

“Resta un pò di scetticismo sull’efficacia delle nuove misure di intervento. I tassi infatti sono già estremamente bassi e un’ulteriore limatura al ribasso rischia di essere un’arma un pò spuntata. Il potere maggiore delle decisioni annunciate è ancora legato alla cosiddetta forward guidance (cioè l’esercizio del proprio potere in politica monetaria al fine di condizionare, con le proprie previsioni, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse, ndr). È possibile che le decisioni prese lascino ancora una volta la porta aperta e siano propedeutiche, al lancio di ulteriori misure di allentamento quantitativo. Non possiamo esattamente sapere in quale forma e modo, ma non possiamo neanche escludere che una versione europea di allentamento quantitativo alla fine possa arrivare” commenta Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management.

In tutti i casi, l’annuncio della BCE non ha deluso i mercati e va inquadrato nel contesto emerso nell’ultimo mese. Ad agosto infatti sono stati annunciati alcuni dati economici che hanno messo in discussione la crescita in Europa. È apparso chiaro che nel secondo trimestre dell’anno il momentum economico ha subito una battuta d’arresto e il PIL, in Germania e Italia, ha visto addirittura una contrazione.

La debolezza in Germania sembra imputabile a vari fattori temporanei e contingenti, ma potrebbe essere dovuta alla domanda fiacca da parte dei suoi principali partner europei. Inoltre la Germania è anche il paese che ha maggiori relazioni commerciali con la Russia e la recente introduzione di sanzioni potrebbe aver giocato un ruolo guidando al ribasso gli indici di sentiment (IFO e ZEW), la fiducia dei consumatori e quindi la crescita.
È chiaro che segnali di rallentamento della principale economia dell’area euro destano particolari preoccupazioni sulla tenuta economica dell’intera regione.

“Questa preoccupazione è stata enfatizzata dalla stima flash dell’inflazione che ad agosto è stata pari allo 0,3% su base annua. Questo dato ha prodotto un forte impatto sulle aspettative di inflazione per la zona euro che sono state riviste drasticamente al ribasso e i tassi di break even a 5 anni (una misure delle aspettative di inflazione) sono precipitati ben al di sotto del livello target di inflazione della BCE del 2%” sottolinea Maria Paola Toschi.

I deboli dati economici e soprattutto i segnali di deflazione in alcuni paesi, hanno avuto dei forti riflessi sulle aspettative di politica monetaria in Europa. Oltre alla riduzione dei tassi di rifinanziamento e dell’inasprimento dei tassi negativi sui depositi, la BCE ha annunciato anche che procederà all’acquisto di un ampio e trasparente portafoglio di ABS nell’ambito di un programma di ABS Purchase Program (ABSPP) per facilitare l’arrivo di flussi di liquidità verso il sistema del credito.

L’ABSPP è stato identificato come una misura rafforzativa del TLTRO (targeted Long Term Refinancing Operation) annunciato a giugno e in partenza a fine settembre. “Con queste misure la BCE punta a stimolare la ripresa degli investimenti, creare occupazione, sostenere la domanda e i consumi e alla fine rilanciare la crescita. La BCE non vuole restare alla finestra mentre l’economia europea implode, rischiando di imboccare un percorso pericoloso, che abbiamo già visto, e che ha portato il Giappone ad anni di recessione e deflazione. Il Governatore sembra voler lanciare il messaggio che l’austerità da sola non ha prodotto risultati soddisfacenti, che resta cruciale portare avanti le riforme strutturali, ma soprattutto che il rigore è stato necessario ma che ora la crescita lo è ancora di più” spiega Maria Paola Toschi.

LA BCE è riuscita in questi mesi nell’intento di indebolire l’euro, aiutata dal tapering della Fed, che sembra aver finalmente intrapreso un percorso di discesa più credibile che in passato. Un euro più debole può essere il perno non solo per il rilancio della crescita europea tramite il canale estero, ma anche per una graduale attenuazione delle spinte deflazionistiche.

“L’azione odierna rafforza la convinzione che l’Europa continuerà ad essere un mercato attraente per gli investitori, nonostante i recenti segnali di rallentamento del momentum economico, in virtù di una serie di evoluzioni positive attese sul fronte delle politiche fiscali, delle riforme strutturali e delle misure monetarie: situazioni che potranno alimentare e sostenere una ripresa più convincente della crescita nei prossimi anni” conclude Maria Paola Toschi.

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