Argentina

Bond argentini, adesso anche le banche vogliono specularci

19 Agosto 2014 09:33
financialounge -  Argentina debito pubblico default hedge fund mercati obbligazionari settore bancario
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Il 30 luglio scorso l’Argentina, per la seconda volta in 13 anni, è stata dichiarata in default (fallimento). È stato definito “default tecnico” in quanto il Governo di Buenos Aires, pur disponendo degli oltre 500 milioni di dollari di interessi da pagare ai possessori dei propri titoli di stato, se li è visti congelare presso la Bank of New York Mellon a seguito della sentenza di un tribunale USA, paese che vanta la giurisdizione sulle controversie legali della maggior parte dei bond emessi dall’Argentina.

La sentenza, in particolare, ha accolto la richiesta avanzata da alcuni hedge fund che avevano acquistato sul mercato i titoli governativi di Buenos Aires in mano ai sottoscrittori che hanno rifiutato il concambio nel 2005 e nel 2010 con nuovi titoli di stato argentini decurtati però al 70% del proprio valore nominale: il Governo argentino deve rimborsare prima il 100% del valore nominale dei bond in mano agli hedge fund e solo dopo potrà liquidare gli interessi e il debito agli altri creditori.

Il problema è che se l’Argentina pagasse gli hedge fund potrebbe scatenarsi una battaglia giudiziaria con gli altri creditori in base alla cosiddetta Rufo (Rights upon future offers), cioè la clausola che consente i titolari di bond ristrutturati di chiedere rimborsi maggiori nel caso in cui il paese sudamericano paghi di più di chi ha accettato lo swap del 2005 e del 2010: il costo complessivo per Buenos Aires potrebbe toccare fino a 120 miliardi di dollari, cioè oltre quattro volte le riserve valutarie del paese sudamericano.

In questa complessa partita a scacchi, negli ultimi giorni si sta delineando una possibile via d’uscita. La clausola Rufo scadrà il 31 dicembre 2014, e un pool di banche d’investimento internazionali, tra le quali Citigroup, Hsbc e Deutsche Bank, si è inserito nelle trattative per rilevare il pacchetto di bond in mano agli hedge fund offendo loro 50 cents rispetto ai 100 di nominale.

Gli hedge fund, dal canto loro, hanno ora due opzioni:
a) tenere duro fino a gennaio, quando scadrà la clausola Rufo, per spuntare il pagamento di 100 cents per ogni bond;
b) vendere al pool di banche puntando però a un ritocco al 70% - 80% (cioè a 70 – 80 cents) contabilizzando un ingente guadagno (visto che i titoli sono stati acquistati sul mercato a 20-30 cents) e incassando subito liquidità da reinvestire sui mercati finanziari.

In questo secondo scenario, le banche del pool pagherebbero 70-80 cents bond che a gennaio, grazie anche al proprio potere contrattuale sicuramente superiore a quello degli hedge fund, verrebbero rimborsati dall’Argentina a 100 cents, incamerando una lauta plusvalenza in pochi mesi.

Gli unici a rimetterci sarebbero, come sempre, i sottoscrittori, tra i quali 450 mila famiglie italiane, che nel 2005 e nel 2010 hanno accettato il concambio con un taglio del 30% del valore de bond in loro possesso.
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