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Idee di investimento - Azioni - 28 luglio 2014

28 Luglio 2014 09:50
financialounge -  Asia cina Europa giappone Joost van Leenders Matt Linsey mercati emergenti Russ Koesterich Stefano Andreani
financialounge -  Asia cina Europa giappone Joost van Leenders Matt Linsey mercati emergenti Russ Koesterich Stefano Andreani
La novità nel segmento azionario di BNP Paribas Investment Partners è rappresentata dal sovrappeso nell’area geografica cosiddetta Greater China (che comprende Cina, Hong Kong e Taiwan) rispetto ai mercati emergenti globali. “A nostro avviso, l'orientamento pessimista degli investitori,che si riflette nelle valutazioni basse e nelle posizioni nette ribassiste, è esagerato” sottolinea Joost Van Leenders di BNP Paribas Investment Partners nell’articolo “È il momento di puntare sulla Cina” che poi aggiunge anche di mantenere una posizione neutra nel comparto azionario internazionale, con un sovrappeso nell'area dell'euro rispetto al Regno Unito.

Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock, dal canto suo suggerisce, agli investitori di puntare sulle asset class e le regioni che offrono un valore relativo, e che possono contribuire a mitigare l'impatto di una correzione del mercato.
“In quest’ottica continuiamo a suggerire agli investitori asset class che fungano da air bag rispetto all’aumento della volatilità, e titoli con valutazioni meno tirate. In particolare, suggeriamo un mix azionario orientato verso le large cap statunitensi, in particolare quelle nel settore dell'energia e della "vecchia tecnologia", evitando in particolare i nomi noti dei social media” raccomanda nell’articolo “Preferire le asset class che fungono da air bag alla volatilità” Russ Koesterich, per il quale una diversificazione a livello internazionale, in particolare in Asia, ha più di una ragione di essere attuata.
“Il recente miglioramento dei dati economici cinesi ha provocato l'inizio di una rotazione verso i mercati emergenti: la scorsa settimana è stata la sesta consecutiva che ha registrato afflussi verso gli emerging markets, il che suggerisce che il sentiment degli investitori verso questa asset class sta cominciando a girare a loro favore” argomenta infatti Russ Koesterich. A proposito di mercati emergenti.

La tesi espressa nell’articolo “Lotta alla corruzione, leva per l’azionario emerging markets” da Matt Linsey, gestore del GAM Star North of South EM Equity Fund, è che anche piccoli miglioramenti nel contrasto alla corruzione potrebbero far sì che lo sconto al quale i titoli azionari dei mercati emergenti attualmente scambiano rispetto alle controparti dei mercati sviluppati si riduca.
Matt Linsey si dichiara cautamente ottimista sulla possibilità che il tema della lotta alla corruzione possa dare un’effettiva spinta all’azionario dei mercati emergenti, nel caso siano fatti ulteriori passi in avanti.

Più pragmatica, infine, l’analisi condotta da Stefano Andreani, responsabile delle gestioni azionarie per Credit Suisse in Italia nell’articolo “Europa, Giappone e tecnologia in pole position”. Per Andreani, i mercati azionari non sono più a buon mercato come un anno fa ma mantengono una convenienza relativa rispetto al reddito fisso. A livello azionario, le aree preferite, in quanto più attrattive in termini di valutazione e di prospettiva di crescita dei profitti, sono il Giappone e l’Europa mentre il tecnologico è il settore dove si annidano le più interessanti opportunità d’investimento.

“Dal punto di vista settoriale le opportunità più interessanti riteniamo siano offerte dal comparto tecnologico. Le valutazioni sono molto attraenti e non scontano il grosso potenziale di ripresa degli investimenti da parte delle aziende, che appare invece sempre più probabile. Il settore beneficia inoltre, nel suo complesso, dell’esposizione a numerosi temi di crescita secolari (cloud computing, internet of things, mobility,…) oltre che ciclici. Inoltre le società del settore tecnologico si stanno sempre più avvicinando alle esigenze degli investitori dal punto di vista della gestione del capitale, in particolare attraverso il crescente pagamento di dividendi o buyback” conclude Stefano Andreani.
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