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L’export degli emergenti rilanciato dai paesi sviluppati

19 Giugno 2014 10:34
financialounge -  esportazioni Europa mercati emergenti Michael Biggs paesi core USA
crescita della domanda domestica dei Paesi sviluppati al 2,5% e un aumento delle importazioni probabilmente stabile intorno al 5%, dovremmo vedere le esportazioni degli emergenti tornare a espandersi di circa il 10%: tale crescita dovrebbe supportare la stabilità o un leggero apprezzamento delle valute dei paesi in via di sviluppo.

È questa la tesi sostenuta da Michael Biggs, Investment Manager nel team GAM Star Emerging Market Rates, di GAM per il quale valute stabili rendono molto più attraente il rendimento disponibile nell’universo dei mercati emergenti.
Inoltre, sempre secondo Michael Biggs, la dispersione dei ritorni tra i singoli Paesi sta crescendo, presentando maggiori opportunità per i gestori attivi, investimenti short (cioè al ribasso) inclusi. Così il contesto globale relativo alle diverse asset class e all’outlook per i fondi GAM risulta sensibilmente migliorato.
Nei mercati emergenti, la crescita delle esportazioni è infatti estremamente rilevante per quanto riguarda le previsioni sulle valute. Negli ultimi tre anni, l’aumento delle esportazioni nei mercati emergenti è stata molto debole e, di conseguenza, le valute di questi Paesi si sono deprezzate.

“Dal nostro punto di vista, questo scenario è sul punto di cambiare. I mercati sviluppati stanno aumentando la domanda e le loro importazioni hanno cominciato a crescere: ci aspettiamo così che l’incremento delle esportazioni dei mercati emergenti abbia un rimbalzo nei mesi a venire. Questo scenario sarebbe coerente con valute emergenti stabili” sottolinea Michael Biggs.
La crescita della domanda nella zona Euro è stata negativa fino a pochi trimestri fa, ma è risalita dal -2,4% di fine 2012 (su base annua) al +0,8% di inizio 2014. Il recupero della domanda statunitense ha attraversato una fase di stagnazione nel primo trimestre 2014 a causa dei tassi sui mutui più alti, del maltempo e della riduzione nell’accumulo di scorte, ma attendiamo un innalzamento della domanda nel secondo trimestre.
E, data la crescita della domanda, Michael Biggs prevede che seguirà un incremento delle importazioni dei Paesi con economie sviluppate.

Il rimbalzo è già evidente nei dati: nei mesi passati, la crescita delle importazioni delle economie più avanzate ha raggiunto il suo livello più alto dal 2011. Si presenta così un interessante paradosso. La correlazione tra le importazioni dei Paesi sviluppati e le esportazioni degli emergenti è sempre stata estremamente stretta; negli ultimi mesi, però, le importazioni delle economie più avanzate sono aumentate, mentre le esportazioni degli emergenti sono rimaste ferme.
Un’opinione sempre più diffusa sui mercati è che questo collegamento si sia rotto, con i Paesi sviluppati che hanno aumentato gli scambi tra loro, comprando meno dagli emergenti.
“Noi crediamo però che esistano poche prove a supporto di questa tesi e che l’interruzione di questo rapporto sia probabilmente dovuta a fattori di tempistica, eventi una tantum o problemi di dati, alcuni dei quali forse legati alla Cina. Secondo noi, nei prossimi mesi il legame dovrebbe ristabilirsi, con la crescita delle esportazioni degli emergenti che dovrebbe risalire, riducendo il gap” puntualizza Michael Biggs.
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