BCE

Le strategie per ricavare valore dal reddito fisso

16 Giugno 2014 15:10
financialounge -  BCE Europa Fondi obbligazionari Gareth Isaac mercati emergenti politica monetaria titoli di stato USA
financialounge -  BCE Europa Fondi obbligazionari Gareth Isaac mercati emergenti politica monetaria titoli di stato USA
Privilegiare una posizione ribassista sull’euro verso il dollaro USA, e sui titoli di stato USA e UK verso quelli europei: all’interno di questi ultimi, tuttavia, è necessaria la massima attenzione ai governativi dei paesi periferici che, insieme ai corporate bond USA ed europei, sono diventati cari.
Interessante, infine, anche il debito denominato in valuta locale di Sud Africa, Brasile, Turchia e Russia, da acquistare soprattutto se si verificasse una correzione dei loro prezzi nei prossimi mesi.

Possono essere riassunte così le strategie in ambito obbligazionario formulate da Gareth Isaac, Fund Manager Fixed Income di Schroders, per il quale, nel resto del 2014, al fine di generare valore, gli investitori obbligazionari dovranno essere volta per volta pazienti e rapidi. “Continuiamo a essere convinti che nel 2014 gli Stati Uniti e il Regno Unito registreranno performance migliori rispetto all’economia globale. Finora, però, tale punto di vista si è rivelato difficile da mantenere. Le mosse chiave per trarre vantaggio da questa view – come ad esempio avere una posizione short sui bond USA e UK e privilegiare il dollaro statunitense rispetto ad altre divise – non hanno al momento dato i frutti sperati. Bassi livelli di inflazione hanno permesso sia alla Federal Reserve (Fed) sia alla Bank of England (Boe) di mantenere una posizione accomodante più a lungo di quanto ci saremmo potuti aspettare. Tuttavia, riteniamo che i trend di disinflazione in atto nelle economie degli USA e del Regno Unito stiano volgendo al termine. I livelli di disoccupazione stanno continuando a ridursi in maniera costante, mentre iniziamo a vedere segnali di pressioni inflattive sui salari. Crediamo, quindi, che nelle prossime settimane la Boe e la Fed inizieranno a modificare gradualmente la propria comunicazione ai mercati, per prepararli alle fasi iniziali dell’irrigidimento della politica monetaria” argomenta Gareth Isaac.

Al contrario, sempre secondo Gareth Isaaci, la Banca Centrale Europea sta agendo ancora in maniera troppo cauta nell’implementazione di un allentamento monetario nell’area euro. Diverse economie della regione sono già cadute in un trend deflazionistico, che potrebbe causare pressioni sulla sostenibilità del debito pubblico.
Tuttavia, la BCE ha una tradizione di maggiore prudenza rispetto agli istituti centrali di Stati Uniti e Regno Unito.
“Nonostante il taglio dei tassi deciso nella riunione del Consiglio Direttivo di giugno, che ha portato per la prima volta nella storia il tasso sui depositi in territorio negativo, continuiamo a ritenere che nel prosieguo dell’anno si renderà necessario un allentamento quantitativo. Con il divergere delle politiche monetarie negli USA e nel Regno Unito, privilegiamo un’esposizione sui tassi europei piuttosto che su quelli statunitensi o britannici, così come posizioni short sull’euro contro il dollaro” rivela Gareth Isaac.

La portata e la durata dei programmi di stimolo attuati dagli istituti centrali dall’inizio della crisi hanno condotto a un periodo prolungato di volatilità tenuta artificialmente bassa. A parere di Gareth Isaac, questo contesto ha fatto sì che su alcuni mercati si manifestasse un certo grado di compiacenza, spingendo le valutazioni a livelli non allettanti. Sono degni di nota in tal senso i mercati dei titoli di Stato dei Paesi periferici dell’area euro, così come quelli del credito statunitense ed europeo.
Questi asset hanno registrato una domanda prolungata da parte di investitori in cerca di rendimenti in un contesto di tassi bassi. Anche se è improbabile che la Fed rialzi i tassi prima del 2015, qualsiasi cambiamento nelle aspettative di mercato potrebbe rendere la vita difficile per gli investitori con consistenti posizioni in queste asset class costose.

“Infine, mentre ‘’un atterraggio brusco’’ in Cina, cioè un forte rallentamento della crescita economica del Paese, non rappresenta il nostro scenario base, crediamo che il raggiungimento del target di crescita del PIL intorno al 7,5% stia diventando estremamente difficile” sottolinea Gareth Isaac.
I policy maker hanno ancora diversi strumenti a disposizione per sostenere l’espansione economica durante la dura stretta nella disponibilità di credito, ma Gareth Isaac si aspetta che doversi destreggiare tra crescita, riforme strutturali e riduzione dell’ammontare del debito nel sistema finanziario produrrà alcuni timori sulla gran parte dei mercati finanziari. Questo creerà naturalmente volatilità e alcune difficoltà per gli asset sensibili agli sviluppi in Cina.

Guardando ad altre aree dei mercati emergenti, il grado delle riforme strutturali intraprese nei cosiddetti "Fragile Five", cioè Brasile, India, Indonesia, Turchia e Sud Africa, ha iniziato a far nascere alcune opportunità allettanti, che sono percorribili per gli investitori.
“In particolare, il debito denominato in valuta locale di quei Paesi che hanno rialzato i tassi di riferimento nel quadro delle manovre di aggiustamento: in tal senso sono attraenti Sud Africa, Brasile, Turchia e Russia. Sebbene una posizione più rigida da parte della Fed potrebbe portare a un po’ di volatilità in questi Paesi, qualsiasi battuta d’arresto di breve termine rappresenterebbe un’opportunità per entrare su tali mercati a livelli allettanti” conclude Gareth Isaac.
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