Asset Backed Securities

Il D-Day della Banca Centrale Europea

6 Giugno 2014 - 14:35
financialounge - news
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A seguito delle importanti decisioni annunciate ieri dalla BCE, per Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée – UBP si pongono soprattutto due domande:
La Bance centrale europea sarà in grado di sradicare il rischio di deflazione?
La Bce ha pensato a una "exit strategy"?
Per fornire le risposte Patrice Gautry approfitta dell’anniversario dello sbarco in Normandia per creare un parallelo suggestivo, ma anche per rimarcare delle buone ragioni per festeggiare questo giorno che, per le generazioni future, sarà memorabile per più di un motivo.

“Le truppe del "nuovo euro" si avvicinano alle coste europee. La Banca Centrale Europea sbarca e si appresta a liberare dal giogo dell'austerità la crescita dell'Eurozona e a spingere la regione verso una nuova età dell'oro per l'economia. E la Bce delinea anche il "proprio" personale piano Marshall!” è la visione storica, riadattata alla realtà dei mercati, espressa da Patrice Gautry che, dopo sei anni e 10 mesi dal primo intervento non convenzionale, ricorda come la BCE abbia scritto ieri una nuova pagina della storia monetaria europea.

“La Bce ha annunciato ieri un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. I tassi di riferimento raggiungono così il loro minimo storico (il corridoio dei tassi resta simmetrico) e si avvicinano ancora di più ai tassi della Federal Reserve e delle altre banche centrali; quelli della Banca di Inghilterra restano sempre allo 0,5%” riferisce Patrice Gautry.

Per combattere i rischi di deflazione e rilanciare il credito, la BCE tira fuori le armi: è previsto un nuovo LTRO, definita da Draghi TLTRO, cioè Targeted Longer Term Rifinancing Operation (400 miliardi di euro allocati in due tranche, con scadenza nel 2018), con una contropartita dei prestiti al settore privato (immobiliare escluso); la BCE intende anche comprare asset-backed securities (ABS) e iniziare a un'operazione per rilanciare questo mercato.

“In più, l'Istituto di Francoforte pone fine alle operazioni di sterilizzazione del Securities Markets Program (SMP). Dopo il "Whatever it takes" (Draghi, luglio 2012), ecco il "Draghi put" che prende piede, filiazione diretta del "Greenspan put", del "Bernanke put" e del probabile "Yellen put"” confida Patrice Gautry che, subito dopo cerca di dare una risposta alle due domande di maggior rilievo: la BCE sarà in grado di sradicare il rischio di deflazione? Ha pensato a una "exit strategy"?
“Per quanto attiene alla prima questione, è la ripresa del credito e quindi dei salari (al lordo o al netto della tassazione) che permetterà di eliminare definitivamente i timori di deflazione. Far riaccelerare l'inflazione non è possibile per una banca centrale se non favorendo la domanda: liquidità abbondanti, aliquote minime e settore bancario in buono stato, senza parlare della fiducia. Tutti i paesi della zona euro non sono posizionati ugualmente su questi criteri, ma i paesi periferici, con una politica di bilancio meno penalizzante, potranno reagire più velocemente a queste nuove condizioni monetarie. Le stime di crescita (1% nel 2014; 1,7% nel 2015 e 1,8% nel 2016) e d'inflazione (0,7% nel 2014, 1,1% nel 2015 e 1,4% nel 2016) della BCE appaiono modeste e sono state riviste al ribasso per quest'anno. Draghi ha insistito sulla lotta contro i rischi di deflazione e ha lasciato la porta aperta per altre misure in caso di bisogno. Il calo dell'euro portato dall'abbassamento dei rendimenti darà anche un contributo contro questo rischio” argomenta Patrice Gautry che poi passa a rispondere alla seconda domanda.
“La Fed ha rassicurato e tentato di convincere i mercati che non avrebbe problemi ad avviare una fase di rialzo dei tassi, dopo la fine del suo Quantitative Easing. La BCE ha compiuto un passo simile, che richiederà da uno a due anni prima di dimostrare tutti i suoi effetti positivi. Bisognerà dunque attendere l'estinzione dei LTRO (2018) per parlare di "exit strategy" in zona euro, a meno che l'inflazione non sorprenda tutti gli attori e non risalga oltre il previsto (a causa di un gap di produzione meno importante e che si riduca più velocemente). In tutte le aree, l'uscita da queste politiche monetarie non convenzionali non può essere che progressiva e le banche dovranno essere prudenti e procedere per tappe. Questo lascia dunque un quadro monetario sempre favorevole ai mercati finanziari per ancora molti trimestri e spiana la strada agli asset rischiosi europei”
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