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Il terzo mandato: la stabilità finanziaria

27 Maggio 2014 09:56
financialounge -  banche centrali Ben Emons disoccupazione inflazione stabilità tassi di interesse
ultimi anni molte banche centrali globali hanno inserito la stabilità finanziaria tra i propri obiettivi di politica monetaria. Soprannominato il “terzo mandato”, la stabilità finanziaria svolge ora un ruolo più importante nelle funzioni di reazione (ossia negli adeguamenti della politica in seguito a variazioni negli sviluppi macroeconomici) delle banche centrali. Questo terzo mandato può tuttavia entrare in conflitto con gli altri mandati, quali disoccupazione e inflazione.

In sistemi finanziari ad alta leva (quindi nella maggior parte delle principali economie mondiali odierne) stabilità finanziaria e tassi d’interesse sono strettamente legati. Una modifica sfavorevole del tasso ufficiale può esporre la stabilità finanziaria a maggiori rischi e incidere negativamente sull’economia. Concentrandosi su una più rigorosa regolamentazione e mantenendo al contempo la forward guidance sui tassi ufficiali (cioè gli strumenti a disposizione di una banca centrale per esercitare il proprio potere in politica monetaria al fine di condizionare, con le proprie previsioni, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse), le banche centrali tentano di allentare il legame tra stabilità finanziaria e politica monetaria.

“Le banche centrali delle maggiori economie, nonché quelle di Svezia, Nuova Zelanda, Australia e Svizzera, si trovano di fronte a un grosso problema: innalzando i tassi d’interesse in risposta all’accelerazione dell’attività economica, questi paesi potrebbero attrarre maggiori flussi di capitale estero, rischiando di favorire il surriscaldamento del settore dell’edilizia residenziale e di altri mercati. Se invece rispondono con rialzi più graduali o addirittura mantenendo invariato il costo del denaro, gli investitori potrebbero continuare a indirizzarsi verso asset a più alto rendimento, accrescendo i rischi per la stabilità finanziaria” fa presente Ben Emons, portfolio manager di PIMCO.

Ad aggravare la situazione contribuisce il fatto che le principali economie avanzate soffrono anche di livelli di inflazione troppo bassi e potrebbero essere costrette a mantenere interessi persistentemente prossimi allo zero anche in presenza di tassi di disoccupazione in calo. Per uscire da questa situazione, è necessario che le quotazioni delle attività siano elevate e sostenibili nel tempo, in modo da ridurre l’indebitamento e sostenere la crescita economica.

Tutto ciò pone le banche centrali di fronte a un importante dilemma: accettare bassi tassi d’inflazione o aumentare i rischi per la stabilità finanziaria. Per quanto riguarda quest’ultima, le autorità monetarie dovranno valutare se ricorrere al loro strumento più spuntato: l’aumento dei tassi d’interesse. Non si tratta di una decisione facile. “Finora, nell’affrontare i rischi di instabilità finanziaria, la maggior parte delle banche centrali ha optato per altri approcci, in particolare l’inasprimento della regolamentazione e una maggiore sorveglianza sui mutui ipotecari e sul credito a elevata leva finanziaria. I requisiti patrimoniali delle banche sono stati inoltre resi più stringenti. Allo stesso tempo le banche centrali hanno cominciato ad adottare una forward guidance più qualitativa, al fine di fornire un’idea dei tempi di una futura uscita dagli attuali regimi di politica monetaria estremamente accomodante” sottolinea Ben Emons.

Nonostante le aspettative ottimistiche in merito a un’accelerazione della crescita nella maggior parte delle economie sviluppate, è difficile che i tassi d’interesse possano essere impiegati per affrontare le questioni relative alla stabilità finanziaria. Piuttosto che seguire un orientamento maggiormente basato sulle regole nel momento in cui l’inflazione e la disoccupazione sono prossime a livelli in linea con il mandato, le banche centrali devono gestire più attentamente le aspettative sui tassi d’interesse al fine di bilanciare i rischi di instabilità finanziaria.

“Per gli investitori questo significa che rialzi aggressivi dei tassi sono meno probabili in un contesto di bassa inflazione in cui la stabilità finanziaria va protetta con attenzione. Ci attendiamo quindi che le banche centrali dei principali paesi sviluppati inaugureranno un ciclo di inasprimento monetario meno rigoroso che in passato” conclude Ben Emons.
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