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Si apre una nuova era per la Cina

17 Dicembre 2013 10:00

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efinizione del rapporto tra governo e mercati. È questo il cuore delle riforme annunciate in occasione della terza sessione plenaria del 18° congresso del Partito Comunista Cinese (PCC) che non hanno precedenti per incisività e portata. Per la prima volta il governo, con i leader politici che si sono impegnati a costituire un gruppo di lavoro all'interno del Comitato Centrale che avrà il compito di attuare le grandi riforme e ottenere "risultati determinanti" in settori chiave entro il 2020, consentirà ai mercati di svolgere un "ruolo decisivo" per quanto riguarda l'allocazione delle risorse, mentre la funzione del governo sarà quella di "agevolare lo sviluppo economico".

Questa impostazione comporta il varo di ulteriori riforme relative alla liberalizzazione dei tassi d'interesse e alla deregulation dei mercati finanziari. Obiettivo del governo per i prossimi anni è quello di ridurre gradualmente il suo interventismo a livello economico per assumere un ruolo di puro e semplice affiancamento. Uno scenario tendenzialmente positivo sia per il mercato azionario cinese che per quello obbligazionario in renminbi.

“La Cina è sulla buona strada per un riequilibrio da un modello di crescita trainata da investimenti statali ed esportazioni verso un modello economico nazionale fondato sui consumi interni. La “Nuova Cina” si va cioè delineando, in un contesto in cui forza lavoro e risorse a basso costo non saranno più il fulcro della crescita economica e saranno sostituite dal focus su una crescita più sostenibile e un’economia maggiormente incentrata sul mercato e sulle imprese private” ha dichiarato Raymond Ma, gestore del FF China Consumer Fund commentando il documento programmatico in 60 punti recentemente approvato dal Governo di Pechino, ed ha poi aggiunto:

“Il Plenum del Comitato Centrale del Partito, cui ha partecipato il Presidente Xi Jinping, il premier Li Keqiang, i ministri e i capi delle grandi imprese statali e delle banche, si è impegnato ad abbattere gli ostacoli maggiori con cui si devono confrontare le imprese private e accelerare le riforme fiscali e dei mercati finanziari. Avrà inoltre luogo una revisione della complessa legislazione che di fatto oggi limita la compravendita dei terreni agricoli, favorendo così l’urbanizzazione. La politica del figlio unico sarà rivista, incentivando di conseguenza il consumo di beni per l’infanzia. Infine il sistema del Houkou, che regola e di fatto limita i diritti dei migranti che dalle campagne si sono riversati nelle città, sarà riformato, potenzialmente trasformando 300 milioni di migranti in consumatori”.

Le riforme prospettate dovrebbero consentire ai mercati di svolgere un ruolo "decisivo" nell'allocazione delle risorse per aprire la strada ad un maggiore protagonismo dei settori privati. Saranno inoltre oggetto di riforme più incisive anche la distribuzione del reddito e il sistema previdenziale e tutto questo contribuirà a stimolare i consumi interni, con ricadute positive sulle attività economiche correlate.

Pertanto Raymond Ma, gestore del FF China Consumer Fund, predilige i settori della "nuova Cina", che oltre ai beni di consumo discrezionali e di base, raggruppano l’informatica, le assicurazioni, il settore health care e alcune aree legate alle energie rinnovabili. Questi settori includono infatti imprese private che grazie alla crescita dei consumi hanno il potenziale per sovraperformare nei prossimi anni. Intanto, in un contesto di crescita economica della Cina piuttosto contenuta, la tendenza dei settori della “Nuova Cina”, che vanno ben oltre i settori dei beni di consumo di base e discrezionali e coinvolge in primo luogo settori quali internet, le assicurazioni e le automobili, ha riservato sorprese molto positive già quest’anno per gli investitori.

In particolare ai sottoscrittori del FF China Consumer Fund, l’unico fondo in Italia dedicato proprio alla crescita dei consumi nel Paese asiatico, grazie al suo focus sui più interessanti ed innovativi trend economici della Cina: il fondo ha infatti registrato un rendimento del 22% da inizio anno al 29 novembre, sovraperformando l’indice MSCI China del 17,5%, mentre dal suo lancio avvenuto quasi 3 anni fa, il 23.02.2011, ha messo a segno un rialzo del 39% contro il 14% dell’Msci China index. (Fonte Bloomberg, al 29.11.2013 su base NAV/NAV in Euro (con e senza copertura del rischio di cambio) con rendimento lordo reinvestito ed escludendo la commissione di ingresso).

Anche Bryan Collins, gestore del FF China RMB Bond Fund, il fondo dedicato alle obbligazioni di elevato merito creditizio denominate in Renminbi, ritiene che la recente riforma rappresenti un importante passo in avanti: “l'ulteriore deregulation dei tassi d'interesse e la maggiore internazionalizzazione e convertibilità del renminbi (RMB), che emergono dal documento programmatico recentemente emesso dal Governo di Pechino, favoriranno la prosecuzione del rapido sviluppo dei mercati valutari e di capitali cinesi, che diventeranno così ancor più interessanti per gli investitori”.

Gli scambi commerciali condotti in RMB continuano a crescere e ciò favorisce ulteriormente la diffusione della valuta cinese a livello globale. Nel complesso il mercato Dim Sum, i titoli obbligazionari emessi in renmimbi da società cinesi o soggetti che operano in Cina, appare consolidato e ha sviluppato buona parte delle infrastrutture di base che si ritrovano in mercati più sviluppati e di dimensioni maggiori.

“Siamo quindi ottimisti sulle prospettive dell’asset class, in particolare per le obbligazioni di elevata qualità e liquidità e riteniamo che il FF China RMB Bond Fund, grazie anche all’attenta selezione e alla solida diversificazione che caratterizza il fondo, possa offrire rendimenti interessanti, anche da un profilo rischio/rendimento, per gli investitori del fondo" ha concluso Bryan Collins.

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