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L’Indonesia scalpita per ripartire

10 Ottobre 2013 - 6:00
financialounge - news
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È stato uno dei paesi più colpiti dal deflusso degli investimenti stranieri da maggio in poi. Cioè da quando le voci di un possibile tapering anticipato della Fed hanno drasticamente ridimensionato le esposizioni degli investitori internazionali verso le piazze finanziarie emergenti.

L’Indonesia ha pagato un forte prezzo in termini di svalutazione della propria moneta - la rupia sta infatti perdendo il 17% da inizio anno rispetto all’euro - e della propria Borsa, il cui indice è sotto del 20% dal massimo registrato a maggio. Ma con ogni probabilità è la battaglia che la Banca Centrale del paese sta combattendo per difendere la valuta che preoccupa di più. Questo perché solo i recenti interventi sul mercato dei cambi sono costati all’istituto centrale di Jakarta 12,5 miliardi di dollari portando le riserve valutarie del paese a 92 miliardi quando solo due anni fa ammontavano a 123 miliardi.

Se poi aggiungiamo che l’inflazione viaggia all’8,6%, il livello più alto degli ultimi 4 anni, il quadro a tinte fosche sembrerebbe completo e senza attenuanti. Invece, al contrario, non mancano parecchi punti fermi che potrebbero portare a una inversione di tendenza se non nel brevissimo termine almeno nel medio. Innanzitutto il paese ha ripreso ad esportare dopo il rallentamento della corsa del 2012 (+2,0% sul 2011 che aveva invece fatto segnare un +13,6% sull’anno precedente): quest’anno si stima infatti un +4,1% e un +5,4% per l’anno prossimo.

Il bilancio statale dovrebbe chiudere al -1,9% quest’anno e a -1,8% nel 2014 mentre il rapporto debito pubblico/PIL dal 27,2% del 2013 dovrebbe scendere al 25,5% l’anno prossimo. Per quanto riguarda poi la Borsa, l’indice Jakarta Composite Index che mostra un rapporto prezzo/utili di 18,5 poco al di sotto della sua media quinquennale (19,2), è proiettato a 15,2 nei prossimi 12 mesi, durate i quali i profitti delle aziende indonesiane quotate dovrebbero crescere in media del 21,8%.
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