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Il PIL della Cina cresce: buone o cattive notizie?

17 Luglio 2013 - 9:47
financialounge - news
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- Il dato di crescita del Pil cinese del secondo trimestre, pari a 7,5% anno su anno, è in linea con le attese.

- I dati economici di giugno restano ampiamente deboli.

- Gli indicatori economici sono comunque entro i parametri definiti accettabili dal Governo centrale e non sono previste a breve misure di stimolo agli investimenti.

- Con le condizioni complessive di liquidità attese in ulteriore restringimento, la crescita economica potrebbe rallentare ancora nella seconda parte dell’anno



La crescita del Pil del secondo trimestre è in linea con le attese
Le attese sulla crescita del PIL del secondo trimestre erano già state ridimensionate dal premier Li Keqiang nel suo intervento della scorsa settimana, in cui diceva che il Governo avrebbe salvaguardato la crescita per scongiurare che scendesse a un livello minimo necessario per assicurare stabilità al mercato del lavoro (i mercati hanno interpretato il commento individuando un range di crescita attesa del Pil tra 7-7,5% e un’indicazione di supporto politico). Il dato sul Pil comunicato in questi giorni pari a 7,5% anno su anno è quindi in linea con le attese, anche se in calo rispetto al 7,7% del primo trimestre; la crescita trimestre su trimestre annualizzata rettificata per l’effetto stagionale si è attestata al 7%, in crescita rispetto al primo trimestre (+6.6%).

Una significativa contrazione della crescita delle esportazioni, una domanda debole di beni di investimento (il settore ferroviario e gli investimenti immobiliari non sono riusciti ad arginare la vistosa decelerazione del settore manifatturiero) l’aumento delle scorte (a causa di mancati ordini), e gli elevati costi dei prestiti, sono tutti elementi chiave che hanno portato al rallentamento della crescita anno su anno. Nonostante il calo della crescita del PIL (la cattiva notizia), i mercati azionari (sia le azioni di categoria A che quelle di categoria H) sono stati leggermente positivi in previsione di alcune moderate misure di stimolo (la buona notizia) in grado di limitare il rallentamento della crescita.



I dati econonomici di giugno restano deboli

I dati sul commercio mostrano crescita negativa
La crescita delle esportazioni anno su anno è scesa del 3,1% nel mese di giugno, il dato peggiore da ottobre 2009. Il giro di vite imposto dal Governo sui flussi di capitale mascherati da flussi commerciali ha continuato a generare un decremento delle esportazioni dalla Cina continentale verso Hong Kong, e anche le esportazioni (escluso Hong Kong) sono calate del 2,6%, riflettendo così una più ampia debolezza complessiva. Una base di riferimento poco favorevole (a causa di distorsioni per eccesso di fatturazione da metà del 2012) e l’apprezzamento del RMB negli ultimi 12 mesi (5,2% il tasso di cambio reale effettivo e 3,5% vs USD) hanno anch’essi impattato negativamente sulle esportazioni cinesi.

Ci attendiamo che nella seconda parte dell’anno i numeri relativi alle esportazioni restino deboli, principalmente a causa del poco favorevole effetto della domanda da parte dei Mercati Sviluppati e verosimilmente della più debole domanda dai Mercati Emergenti. Pechino potrebbe lasciare il RMB indebolirsi leggermente nella seconda metà dell’anno, ma non ci attendiamo un significativo deprezzamento della moneta cinese poichè questo porterebbe una guerra valutaria nell’Asia Emergente, erodendo così il beneficio di un renmimbi più debole.

La crescita delle importazioni anno su anno è calata dello 0,7% nel mese di giugno, e questa è stata la seconda consecutiva contrazione. A parte il restringimento dei flussi di capitale legati ai trend commerciali, un continuo declino nei prezzi delle materie prime e una debole domanda per esportazioni di beni lavorati hanno contribuito alla debolezza del dato. Tuttavia, le importazioni di rame e greggio a giugno sono migliorate.

Le importazioni rettificate per l’effetto stagionale sono aumentate del 3,2% mese su mese (vs -8,6% a maggio). I prezzi delle materie in fase di stabilizzazione e una migliore domanda di investimenti domestici dovrebbero sostenere la crescita nella seconda parte dell’anno.


Le vendite al dettaglio sono rimbalzate, ma produzione e investimenti restano deboli
La crescita della produzione industriale è scesa, attestandosi a +8,9% anno su anno nel mese di giugno, dal +9,2% a maggio, principalmente sostenuta dall’industria pesante con il balzo del cemento, dei prodotti in acciaio e della produzione di greggio che non sono riusciti a contenere il calo nei settori dell’acciaio non lavorato, dei metalli non ferrosi e della produzione di automobili.

La crescita della produzione dell’industria leggera è stata praticamente piatta, con la crescita della produzione di elettricità rimbalzata a +6% a giugno dal +4,1% a maggio. La complessiva debole domanda industriale sottostante è in linea con la continua defalzione dell’indicatore dei prezzi alla produzione (-2.7% anno su anno a giugno).

La crescita degli investimenti in beni capitali (Fixed asset investment - FAI) è scesa solo di poco portandosi a +20,1% anno su anno nel primo semestre da +20,4% nei primi 5 mesi, cosa che implica una crescita mensile praticamente piatta al 19,9% nel mese di giugno. Gli investimenti immobiliari hanno tenuto a +19,5%, mentre gli investimenti in infrastrutture sono scesi al 22,5% (vs 24,3% a maggio), e gli investimenti manifatturieri (che rappresentano circa 1/3 del FAI totale) sono stati moderati, arrivando al minimo a sei mesi con un +15,1% (vs +16,7% a maggio). Sembra che l’aumento dello SHIBOR abbia avuto poco impatto sull’investimento, ma forse vedremo un impatto maggiore nei dati di luglio.

La crescita delle vendite al dettaglio è rimbalzata al picco a 6 mesi di +13,3% (anno su anno) nel mese di giugno dal +12,9% a maggio, ma la crescita reale è scesa a +11,7% a giugno dal +12,1% a maggio. La fine dei sussidi sulle richieste di acquisti di abitazioni ha avuto impatto negativo sugli acquisti immobiliari (+11,7% vs +21,5% a maggio), mentre l’aumento della benzina, i consumi di autoveicoli e una stretta contrazione dei servizi di catering (-0,7% vs -1,8% a maggio) hanno contribuito positivamente alla complessiva crescita delle vendite. Sebbene l’impatto iniziale della campagna anti-corruzione sia sfumato, le previsioni in tema di consumi non è particolarmente brillante alla luce della più lenta crescita economica e degli utili (la crescita del reddito disponibile reale per le famiglie urbane e la crescita del reddito in liquidità per le famiglie rurali è leggermente allentato, a +6.5% e +9.2% anno su anno nel primo semestre, rispettivamente).


Il nuovo TFS*, finanziamento totale del sistema è decisamente sceso
I nuovi crediti bancari in RMB sono cresciuti a 861 miliardi RMB a giugno da 667 miliardi RMB a maggio (la crescita degli outstanding loan è stata di +14,2% a giugno vs +14,5% a maggio), principalmente sostenuta dai prestiti societari.

Il nuovo TSF si è allentato al minimo a 14 mesi, a 1040 miliardi RMB a giugno da 1186 miliardi RMB a maggio, con una brusca variazione netta negativa dei titoli accettati dalle banche e un forte calo delle emissione di titoli, a seguito di regolamenti più stringenti e del credit crunch a giugno.

*Nota – Il TFS (Total Social Financing) è un nuovo concetto di credito definito dalla Banca Centrale cinese e riflette l’ampiezza della liquidità che l’intero sistem finanziario fornisce all’economia reale.

La crescita dell’ampia offerta di moneta (M2) è scesa più di quanto atteso a +14,0% anno su anno a giugno da 15,8% anno su anno a maggio, con un calo della crescita dei depositi (+14.3% a giugno vs +16.2% a maggio), mostrando il restringimento delle poste fuori bilancio ha forzato le aziende a toccare i depositi per pagare il debito.

Le riserve in valuta estera sono aumentate a 3500 miliardi USD nel secondo trimestre da 3443 miliardi USD del primo trimestre, suggerendo un incremento netto più lento di 57 miliardi USD nel secondo trimestre (vs USD 132 miliardi nel primo trimestre). Alla luce di un più ampio surplus commerciale (66 miliardi USD nel secondo trimestre vs 44 miliardi USD nel primo) e (attesi) stabili FDI nel secondo trimestre, i flussi di capitali sono diventati negativi di 38 miliardi USD nel secondo trimestre dall’aumento di 58 miliardi USD nel primo trimestre.

Con l’obiettivo del governo centrale di migliorare l’efficienza del credito, ci attendiamo che la crescita del TSF rallenti ulteriormente (ma accompagnata dall’emissione di titoli bancari plain vanilla che resta solida per mantenere la crescita complessiva dell’economia). Insieme con un più lento o addirittura negativo flusso in entrata di capitali, ci si attende che le condizioni monetarie complessive siano più strette nella seconda parte dell’anno. Infatti, nonostante lo SHIBOR (il tasso interbancario) si stia recentemente normalizzando, è chiaro che le pratiche di concessione dei prestiti sono diventate ancora più restrittive.



Implicazioni di investimento
Nonostante il rimbalzo dell’indicatore dei prezzi al consumo primario ai massimi degli utlimi 4 mesi al +2,7 anno su anno (mese di giugno, ancora ben al di sotto dell’obiettivo del governo al 3,5% per il 2013) a causa del contenuto effetto dell’incremento dei prezzi di verdura e carne di maiale, le pressioni inflazionistiche restano gestibili (l’indicatore dei prezzi al consumo che non include gli alimentari resta invariato a +1,6%), grazie ad un output gap più ampiamente negativo. Tuttavia, riteniamo che lo spazio per un allentamento monetario sia limitato (a meno che l’attività economica non collassi). Da un lato, i prezzi alimentari potrebbero continuare a sospingere al rialzo l’indicatore dei prezzi al consumo nella seconda parte dell’anno, dall’altro il nuovo governo preferisce focalizzarsi su riforme strutturali e migliorare l’efficienza sia nel credito che nell’aspetto fiscale tollerando maggiormente la più contenuta espansione del Pil.

La crescita del Pil di secondo trimestre e altri indicatori economici rientrano nei parametri che il Governo centrale ha definito accettabili. Come risultato, non ci attendiamo nessuna imminente manovra si stimolo alla ripresa delgi investimenti, come avrebbe voluto il mercato. Tuttavia, dovremmo continuare a vedere iniziative governative in linea con le riforme strutturali per supportare la crescita, in capo a un più moderno settore informatico, alla tutela ambientale e allo sviluppo urbano, etc. Con le complessive condizioni di liquidità attese in ulteriore stretta, la crescita economica potrebbe ancora rallentare nella seconda parte dell’anno. Alla luce di questo, potremmo vedere previsioni di crescita degli utili societari riviste al ribasso nel secondo semestre. La sola buona notizia è che gli investitori dovrebbero essere consapevoli che questi aggiustamenti strutturali sono “buoni” e sono necessari all’economia cinese nel prossimo futuro – per cui vale il detto short term pain, long term gain, sofferenza nel breve, guadagno nel lungo periodo.

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