Il nuovo Egitto tra instabilità e sviluppo

crescita economica
17 Luglio 2013 - 8:00

A due anni dalla rivoluzione di piazza Tahrir, il nuovo Egitto del dopo Mubarak è tornato a una nuova instabilità interna che mette in forte discussione la strategia di crescita strutturale di lungo termine. Per sviluppare quest’ultima, la nuova dirigenza egiziana ha puntato non soltanto sull’energia ma anche sui trasporti ed ha individuato nell’Italia un partner di primo piano.

Le nostre imprese, dal canto loro, mettono al primo posto come priorità assoluta le massime garanzie sulle condizioni di sicurezza che, al momento, non solo non sono ai livelli degli standard internazionali ma alla luce di quello che sta accadendo nel Paese scoraggiano gli investitori. Il governo de Il Cairo, per stimolare gli investimenti esteri, ha ridotto al 10% l’aliquota sui profitti fino a 1,1 milioni di euro e al 25% quelli di portata superiore: fissata invece al 40,5% l’aliquota maggiorata applicata alle esplorazioni energetiche (gas e petrolio).

Nel frattempo, sta procedendo il progetto del cosiddetto Corridoio verde con l’Italia, che ha individuato nel porto di Civitavecchia il possibile futuro hub interportuale per le esportazioni ortofrutticole egiziane in Europa. Il tutto mentre alcuni gruppi italiani, partner industriali storici con l’Egitto, non hanno mai smesso di investire nel futuro del Paese.

Un futuro tornato in bilico per le rivolte civili in atto sebbene mantenga un buon tasso di crescita e alcuni problemi strutturali. Il PIL del Paese è in costante aumento: dall’1,8% del 2010-2011 al 2,2% del 2011-2012, dal 2,0% del 2012- 2013 al 3,3% del 2013-2014. Ma l’Egitto soffre sia per l’inflazione (all’8,2% quella prevista per il 2012-2013) e sia l’elevato deficit di bilancio (11,6% quello stimato per il 2012-2013).

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