Global Balanced Risk Control Fund

Global Balanced Risk Control Fund - 11 giugno 2013

11 Luglio 2013 - 7:10
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Analisi di mercato
I principali listini azionari statunitensi hanno perso l’1-2% nel corso del mese. I dati hanno perlopiù continuato a segnalare una crescita dell’attività economica negli Stati Uniti, in presenza di pressioni inflazionistiche minime. Il Conference Board ha reso noto che il suo indice della fiducia dei consumatori è salito dai 74,3 punti di maggio ad 81,4 punti a giugno, il livello più alto da gennaio 2008.

Le richieste di sussidi di disoccupazione continuano a indicare un graduale migliora mento del mercato del lavoro. L’indice Ism di giugno relativo al settore manifatturiero è risultato lievemente superiore alle attese, attestandosi a quota 50,9 – un livello che segnala una dinamica di crescita lenta. Gli ultimi dati hanno continuato a mostrare un graduale miglioramento in gran parte dell’area euro. Verso la fine del mese la Commissione europea ha comunicato che il suo Economic Sentiment Indicator, che indica il livello di fiducia sull’economia, è salito di 1,8 punti sia nell’area euro (a quota 91 ,3) che in tutta l’Unione europea (a quota 92,6).

Il Pmi “flash” composito elaborato da Markit per l’Eurozona è salito dai 47,7 punti di maggio 48,9 a giugno, il livello più alto da 15 mesi. Nel corso del mese i maggiori indici azionari europei hanno perso circa il 5% in dollari poiché la fo rte correzione delle piazze obbligazionarie ha avuto un effetto destabilizzante sugli investitori.

In Giappone, l’indice Pmi relativo al settore manifatturiero è salito dai 51,5 punti di maggio a 52,3, il livello più elevato degli ultimi 28 mesi. L’indagine Tankan di giugno della Banca del Giappone ha fatto segnare un sostanziale miglioramento, passando a +4 dal -8 di marzo. Ciò indica che l’allentamento della politica monetaria e fiscale, unitamente alla recente debolezza dello yen, sta avendo un impatto positivo sull’attività economica. A giugno l’indice Msci Japan ha archiviat o una performance pari all’1,7% in dollari.


Attività di portafoglio
A giugno abbiamo ridotto l’esposizione azionaria dal 50% al 26, 5%, poiché la prospettiva di un ridimensionamento dell’allentamento quantitativo e il rallentamento in Cina sono diventate fonti di maggiore apprensione per gli investitori. Abbiamo continuato a sovrapesare l’Europa giacché riteniamo che la recente flessione abbia portato le valutazioni su livelli interessanti, e a sottopesare l’Asia (Giappone escluso) dato che i timori relativi alla crescita in Cina hanno mantenuto i listini azionari di questa regione sotto pressione. Abbiamo ridotto l’esposizione alle classi d’attivo ad alto rendimento, quali le azioni e il debito dei mercati emergenti e incr ementato il peso delle obbligazioni a breve termine e della liquidità.


Strategia e prospettive
Le condizioni economiche in Europa restano difficili, ma non mancano segnali di stabilizzazione. Il “rischio politico” permane in taluni paesi periferici dell’area Euro, quali la Grecia e il Portogallo; tuttavia riteniamo che l’effetto contagio verso l’Europa sia notevolmente ridotto, poiché le esposizioni più consistenti delle banche e di altri investitori verso questi mercati sono state drasticamente ridimensionate.
La Bce sembrerebbe intenzionata a mantenere una politica monetaria ultraespansiva; ciò, unitamente alla riduzione dell’allentamento quantitativo in USA, dovrebbe indebolire l’euro e dunque sostenere la competitività dell’Eurozona.

Abbiamo cominciato a rilevare delle correzioni in alcune delle categorie d’investimento più redditizie in vista della normalizzazione dei tassi d’interesse. La Fed ha dichiarato che potrebbe ridimensionare il livello di acquisti di titoli verso il finire dell’anno e concludere i programmi di stimolo a metà 2014. Nel mese di giugno abbiamo identificato diversi fattori di instabilità, e il rallentamento in Cina ha intensificato il clima di tensione.

Abbiamo pertanto adottato un orientamento difensivo con un’esposizione azionaria relativamente contenuta. Se associata ad un contesto di crescita economica moderata, nel lungo termine la riduzione degli acquisti di attività della Fed dovrebbe risultare positiva per le azioni rispetto agli strumenti obbligazionari. Il processo di riforma in Cina potrebbe causare un’ulteriore rallentamento nel breve termine.

Nonostante ciò potrebbe rivelarsi un fattore positivo qualora la nuova leadership si concentrerà maggiormente sulla qualità della crescita adottando misure per disincentivare lo sviluppo eccessivo del credito. Malgrado i recenti picchi di volatilità in Giappone, rimaniamo fiduciosi sulle prospettive per l’economia nipponica. Quando il livello di rischio diminuirà, come ci aspettiamo, intendiamo incrementare l’esposizione alle azioni e ad altre classi d’attivo in grado di offrire rendimenti potenzialmente superiori.

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