Il coronavirus è una minaccia per la ripresa globale?

di Virgilio Chelli

Secondo Schroders la crescita cinese rischia di scendere sotto il 6% e se l’epidemia si prolunga potrebbe avere un impatto in molte aree, compresa l’Europa. Ma le banche centrali hanno ancora margini di manovra

Aumentano tra mercati e investitori le preoccupazioni sulla diffusione del coronavirus, con il numero di casi in continua crescita, le restrizioni agli spostamenti su circa 40 milioni di persone nell’area della metropoli cinese di Wuhan, e la conferma di casi in almeno altri 13 Paesi o regioni, anche a una certa distanza, come in Francia o in Usa. Il virus ha colpito anche il sentiment degli investitori, con gli asset più a rischio come le azioni che stanno incontrando difficoltà mentre quelli considerati “sicuri” come oro e titoli di Stato sono in crescita. Intanto, il prezzo del Brent è crollato sotto ai 60 dollari al barile per la prima volta dall’escalation in Medio Oriente di inizio anno.

SIGNIFICATIVA DISRUPTION DELLA DOMANDA IN CINA MA ANCHE PER L’ECONOMIA GLOBALE

Piya Sachdeva, economist, e Azad Zangana, senior European economist and strategist di Schroders si chiedono quale sarà l’impatto economico, rispondendo che la disruption causata dal coronavirus a livello di domanda è significativa per la Cina, ma lo è altrettanto, se non di più, per l’economia globale a livello di catena di approvvigionamento. Secondo i due esperti della grande casa d’investimento londinese, le tempistiche della diffusione del virus sono infelici, dato che coincidono con il Capodanno Cinese, il maggiore evento migratorio umano annuale, con milioni di persone in viaggio, il che rende problematico il contenimento del virus.

NEL 2002-2003 LA SARS DETERMINO’ UN CALO DEL PIL CINESE TRA -1% E -2%

Ma osservano anche che dal punto di vista della produzione, le fabbriche sarebbero state comunque chiuse durante i festeggiamenti. Le autorità hanno annunciato un’estensione di tre giorni al periodo festivo, e ora il rischio è che la chiusura potrebbe essere ulteriormente prolungata. E anche con la ripresa della produzione, è possibile che le fabbriche non saranno in grado di mantenere lo stesso livello di output. Schroders ricorda che l’evento storico più simile è quello della diffusione della Sars nel 2002-2003, durata circa 9 mesi con 800 vittime, che secondo gli studi accademici avrebbe determinato portato un calo del Pil cinese tra -1% e -2%.

QUESTA VOLTA LE AUTORITA’ HANNO REAGITO PIU’ RAPIDAMENTE

Nel caso odierno le autorità hanno agito più velocemente per limitare gli spostamenti, ma nonostante gli sforzi, il coronavirus si sta diffondendo rapidamente, complice il fatto che è infettivo anche durante il periodo più lungo dell’incubazione e prima che i sintomi si manifestino, anche se il tasso di mortalità è più basso di circa un terzo rispetto alla Sars, almeno in questa fase.

AUMENTA IL RISCHIO CHE IL PIL CINESE RALLENTI SOTTO IL 6% NEL PRIMO TRIMESTRE

Ovviamente le restrizioni sui viaggi e le preoccupazioni dell’opinione pubblica potrebbero ridurre la domanda delle famiglie in Cina, come anche il turismo diventato negli ultimi anni un fenomeno di grandi dimensioni. Questo, combinato con il potenziale ritardo nel ritorno a una produzione normale, secondo gli esperti di Schroders fa aumentare il rischio che la crescita in Cina scenda al di sotto del 6% anno-su-anno nel primo trimestre.

IL PESO DELLA CINA SULL’ECONOMIA GLOBALE E’ CRESCIUTO MOLTO DAI TEMPI DELLA SARS

E anche nel resto del mondo, visti gli attuali modesti livelli di crescita, i danni potenziali nei prossimi mesi potrebbero avere un effetto diffuso, perché la Cina oggi è più importante che mai per l’economia mondiale. Ai tempi della Sars nel 2002, la Cina rappresentava infatti il 4,2% dell’economia mondiale con un contributo del 18% alla crescita del Pil globale, mentre nel 2018 la sua quota del Pil mondiale è salita al 15,8%, con il 35% della crescita globale originata dalla Cina.

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RISCHIO DI DERAGLIAMENTO DELLA RIPRESA GLOBALE, MA CI SONO LE BANCHE CENTRALI

Gli esperti di Schroders avvertono che se l’epidemia si protrarrà per un periodo significativo, i livelli di disruption avranno un impatto negativo sui partner commerciali, in particolare sul resto dell’Asia, sull’Australia e potenzialmente anche sull’Europa. E “la ripresa della produzione globale, appena iniziata, rischia ora di deragliare”. Per questo i policymaker dovranno contenere l’epidemia il più rapidamente possibile. Schroders ipotizza interventi per sostenere la domanda in Cina e le imprese in altri Paesi. Intanto potrebbero scendere in campo le Banche Centrali, almeno dove hanno ancora un margine di manovra, allentando ulteriormente.

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29 Gennaio 2020
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