Addio vecchia politica monetaria: serve un approccio più imprevedibile

Secondo Joachim Fels i policy makers sembrano destinati a dover fare affidamento su modelli e regole di politica monetaria più imprevedibili nel formulare le risposte ai segnali economici e finanziari.

La grande crisi del 2008–2009 ha propiziato l’avvento del quantitative easing ed ha determinato importanti cambiamenti strutturali nell’economia. Fenomeni che hanno reso la “tradizionale” scienza della politica monetaria un po’ meno utile per… i responsabili di politica monetaria. Alla luce di tutto questo Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO, segnala appunto come la scienza della politica monetaria si stia evolvendo e stia cercando attivamente modi per adattare il modello tradizionale o per creare nuove strutture.

POLICY MAKERS PIÙ ARTISTICI

Una trasformazione nella quale i policy makers saranno propensi a fare meno affidamento su modelli e semplici regole di politica e divenire più “artistici” (e, quindi, più imprevedibili) nella lettura e nel formulare le risposte adeguate ai segnali economici e finanziari.
Le conclusioni a cui giunge Joachim Fels poggiano su alcune specifiche constatazioni.

PERCHÉ IL QE HA FUNZIONATO

“In primo luogo, nel modello standard neo-keynesiano, il tasso di interesse nominale è il solo strumento di politica monetaria: non ricoprono alcun ruolo né il bilancio della banca centrale, e nemmeno gli aggregati” premette Joachim Fels, ricordando poi come vi sia una palese incongruenza tra gli economisti. Tutti concordano che il QE (quantitative easing) abbia funzionato, ma nessuno sa spiegare come sia riuscito a raggiungere gli obiettivi. Ne deriva, sostiene l’esperto, che mentre gli economisti restano ancora incerti su come spiegare e modellare il QE, ai banchieri centrali che utilizzano il bilancio si richiedono abilità artistiche per calibrare la giusta dose di allentamento quantitativo o di stretta.

LA CURVA DI PHILLIPS

Il secondo punto riguarda la cosiddetta curva di Phillips, secondo la quale una diminuzione della disoccupazione porta ad un aumento dell’inflazione (e viceversa), sembra ora messa in discussione. “Qualunque sia la ragione principale, una curva di Phillips piatta complica enormemente la capacità della banca centrale di orientare l’inflazione” sottolinea Joachim Fels.

LE IMPLICAZIONI DELL’E-COMMERCE SUI PREZZI

In terzo e in quarto luogo, l’esperto cita un documento di Alberto Cavallo presentato di recente a Jackson Hole. Uno studio che dimostra come l’avvento di Amazon e, più in generale, dell’e-commerce abbia determinato aggiustamenti dei prezzi più frequenti da parte dei rivenditori, rendendo le tariffe meno statiche. “Nella logica del nuovo modello keynesiano, prezzi più flessibili ridurrebbero nell’economia reale l’impatto di un dato cambiamento nei tassi di interesse nominali” fa sapere Joachim Fels. Lo stesso Fels cita un altro aspetto tratto dal documento di Cavallo: la crescita dell’e-commerce avrebbe accelerato la trasmissione delle variazioni dei prezzi dei carburanti e dei tassi di cambio sui prezzi al consumo, poiché i rivenditori sono più veloci nel trasferire gli shock dei costi sui prezzi online.

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BANCHE CENTRALI PIÙ RAPIDE NELL’AGIRE

“Se così fosse, ne deriverebbe che le banche centrali dovrebbero adeguare più frequentemente i tassi di interesse e in modo più aggressivo se vogliono controllare l’inflazione, o dovranno accettare deviazioni più ampie e frequenti dai loro obiettivi di inflazione, che potrebbero danneggiare la loro credibilità” specifica Joachim Fels.
Infine, il presidente della Fed Jerome Powell nelle sue osservazioni introduttive a Jackson Hole (il simposio annuale dei banchieri centrali di tutto il mondo) ha fatto di tutto per sottolineare la grande incertezza sui veri livelli delle ‘stelle’ che hanno guidato le banche centrali, da quella relativa al tasso di interesse neutrale (il tasso dei Fed Funds che non dovrebbe né alimentare la crescita ma nemmeno frenarla) al tasso naturale di disoccupazione fino al tasso di crescita del prodotto potenziale. “Secondo le stesse parole di Powell, ‘guidare la politica dalle stelle alla pratica, tuttavia, è stato piuttosto difficile di recente, perché la nostra migliore valutazione della posizione delle stelle è cambiata in modo significativo’” conclude Joachim Fels.

Jerome Powell (Flickr / Federal Reserve)


FinanciaLounge
29 Agosto 2018
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