La volatilità non dispiace agli investitori italiani

Dalla Global Investment Survey 2018 di Legg Mason si scopre che in Italia le oscillazioni dei mercati non spaventano, anche per il ricorso a soluzioni alternative all’investimento tradizionale.

Viene spesso citato nei titoli di giornale come l’indice della paura, quello che misura il livello di volatilità, vale a dire forti oscillazioni, sui mercati finanziari. Ma in realtà la volatilità fa meno paura di quanto non suggerisca il nome agli investitori. E gli investitori italiani, noti per la cautela e la ricerca di impieghi considerati a torto o ragione sicuri, non fanno eccezione. Lo ha scoperto la Global Investment Survey 2018 di Legg Mason, la ricerca annuale commissionata dalla grande casa americana che gestisce asset per ben 755 miliardi. La sesta edizione della GIS, che ha interpellato quasi 17 mila investitori, provenienti da ben 17 paesi diversi, mette in luce come l’atteggiamento verso la volatilità stia cambiando, tanto in Italia quanto a livello globale. Ovviamente l’instabilità globale preoccupa ancora, ma la maggior parte degli investitori italiani non considera la volatilità un fattore negativo, anche grazie a soluzioni di investimento diverse da quelle tradizionali.

REAZIONE PIÙ SERENA AL RITORNO DELLA VOLATILITÀ

Il 2018 è stato caratterizzato da un forte ritorno della volatilità sui mercati finanziari, con il brusco sell off che a ottobre ha replicato la significativa correzione già avvenuta a febbraio, mentre per tutto il corso dell’anno non sono mancate preoccupazioni e tensioni, legate soprattutto alla guerra commerciale e alla stabilità europea. Ma dalla ricerca di Legg Mason emerge una relazione con la volatilità da parte degli investitori italiani più ‘serena’ di quanto si potesse immaginare.

L’ATTEGGIAMENTO DEGLI ITALIANI

Ben il 59% infatti, come mostra la grafica, ritiene che la volatilità non sia un elemento negativo, ma anzi la considera potenzialmente un fattore positivo (27%) o comunque neutro (32%). Solo un investitore italiano su tre (33%), crede che la volatilità sia un fattore sempre negativo e un rischio per gli investimenti, convinzione che nella media degli investitori globali è ancora meno diffusa, costituendo solo il 18% delle risposte.

La preoccupazione degli italiani e degli investitori globali riguardo la volatilità
La preoccupazione degli italiani e degli investitori globali riguardo la volatilità

PREFERENZA PER LE STRATEGIE ALTERNATIVE

Un atteggiamento più fiducioso, anche se le preoccupazioni non mancano per gli investitori italiani: in cima alla lista ci sono innanzitutto l’instabilità economica globale e nazionale, entrambe citate dal 58% degli intervistati, ma spaventa anche l’instabilità politica, in particolare nazionale, considerata motivo di preoccupazione dal 52%. Come affrontano dunque gli investitori italiani uno scenario in cui la volatilità è tornata protagonista? Se circa uno su tre dice di affidarsi al suo consulente finanziario, osserva Legg Mason, il dato più interessante è che le strategie di investimento alternative vengono ormai preferite a quelle tradizionali: ben il 38% sceglie infatti soluzioni flessibili – come le strategie unconstrained sull’obbligazionario o quelle long/short sull’azionario – per gestire i periodi di volatilità, contro un 31% che dichiara di ricorrere a soluzioni tradizionali.

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AFFRONTARE MEGLIO I VENTI CONTRARI

Secondo Matteo Lenardon, Deputy Country Head Italia di Legg Mason, “i dati della GIS sembrano delineare un cambiamento nell’atteggiamento degli investitori italiani: la volatilità non è più considerata un qualcosa da cui fuggire, bensì una caratteristica naturale dei mercati, da gestire nel modo appropriato e con gli strumenti adeguati. È positivo che decidano di investire in strategie alternative, che possono aiutare ad affrontare meglio i venti contrari sul mercato”.

SusanneB / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
14 Novembre 2018
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