Strategie obbligazionarie , miscelare ricerca di rendimento e volatilità

Nell’attuale contesto di tassi ai minimi storici, le scelte di portafoglio devono trovare equilibrio tra la caccia al reddito e le oscillazioni dei prezzi.

Poche volte in passato l’incertezza politica e le paure relative alla sicurezza hanno condizionato così fortemente le dinamiche dell’economia.
Lo sostiene Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR, nell’Alpha e il Beta del 25 luglio, nel quale il manager arriva alla conclusione che l’erraticità delle previsioni (economiche e finanziarie) resteranno elevate proprio perché resteranno elevate l’incertezza politica e l’incertezza monetaria, nemiche giurate dei mercati.

“Guardare al passato più o meno prossimo è sempre un esercizio utile perché insegna umiltà: le previsioni sono sempre ancorate al tempo e alle condizioni del momento presente, è inevitabile la tendenza a sottostimare gli impatti dei cambiamenti, sociali, politici, tecnologici” commenta Carlo Benetti secondo il quale si corre però il rischio di finire come tante previsioni del passato: come, per fare qualche esempio, la soddisfazione per la difesa della sterlina negli anni ’60 che durò pochi anni (nel 1967 fu in ogni caso fu costretta a svalutare), l’oro che non si è mai neppure avvicinato ai 2.500 dollari l’oncia, o, ancora, il petrolio che non ha toccato i 200 dollari previsti nel 2008 o i 20 previsti l’anno scorso.

È dagli anni ’50 che esistono gli indici che misurano i livelli di fiducia di imprese e famiglie per stabilire correlazioni con la crescita economica e i prezzi di borsa.
Risale agli anni ’30 l’idea che la fiducia sia influenzata in buona misura anche dall’incertezza politica, ma non è mai stata compiutamente misurata.
Una lacuna che è stata colmata recentemente da tre economisti americani che hanno elaborato un ‘indice dell’incertezza politica’.
Scott Baker, Nicholas Bloom, Steven J. Davis, hanno messo in correlazione le fasi di incertezza politica, rilevata dalla frequenza delle notizie riportate dalla stampa, con la volatilità nei prezzi di borsa.

Andando indietro nel tempo i tre economisti hanno individuato una forte correlazione tra incertezza politica e rallentamento economico. Ma cosa genera cosa? È l’incertezza a generare il rallentamento o accade l’inverso?
“La causalità si muove in entrambi i sensi, in una sorta di reciproco ritorno circolare” risponde l’economista Robert Shiller, premio Nobel nel 2013, nel commentare il lavoro dei tre colleghi.
“Le paure di questo tempo potranno essere combustibile all’incertezza e innescare un’altra recessione globale?” si chiede Shiller.
Qualsiasi risposta data oggi sarebbe approssimativa e imprecisa, ma tenendo conto dell’impatto delle conseguenze non dovremmo smettere di considerare quanto la paura condizioni il processo delle decisioni economiche.

“In ogni caso, è meglio che i bond vengano messi in valore relativo, con strategie cioè capaci di prendere vantaggio dalle due forze presenti sul mercato, la ricerca di rendimento e la volatilità” fa presente Carlo Benetti che poi delinea lo scenario prevalente di GAM, nell’orizzonte del breve periodo: il proseguimento di una crescita globale modesta, più sostenuta negli Stati Uniti, più lenta in Europa e Giappone, dove le condizioni politiche e la demografia esercitano un freno strutturale.

Anche l’economia cinese, aiutata dagli stimoli monetari e fiscali, resiste ma il suo rallentamento non è motivo di allarme: un 6% di crescita di un’economia che vale oltre undici miliardi di dollari è in ogni caso ben diverso dal 12% del 2005, quando l’economia cinese valeva circa 2.200 miliardi di dollari.




FinanciaLounge
27 Luglio 2016
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