Il Toro ormai ha una certa età, ma ha ancora buone gambe

di Redazione

Gli indicatori tecnici e fondamentali indicano un fine ciclo all’orizzonte sia per l’economia USA che per Wall Street, ma potrebbe essere un orizzonte ancora lontano. Niente di drammatico in vista di qui a un anno

Un aprile decisamente birichino sta smentendo tutti quelli, e non erano pochi, che alla fine del primo trimestre sostenevano che il rally di Wall Street e di molte altre Borse globali non era sostenibile, ma solo un fenomeno temporaneo e drogato dall’inversione a U della Fed a fine dicembre. Lo S&P 500 e il Dow Jones trottano a un paio di lunghezze o meno dai massimi storici di fine settembre e tutti gli indicatori tecnici dicono che non resisteranno alla tentazione di un sorpasso, che il Nasdaq ha già messo a segno. Tuttavia c’è anche consenso praticamente unanime tra analisti e broker sul fatto che sia il ciclo dell’azionario sia quello delle economie globali sia entrato nella fase matura, vale a dire vicino alla fine. Quanto vicino? E soprattutto la certificazione arriverà prima sul versante economico, con l’ingresso in recessione, o su quello delle Borse, con la trasformazione in Orso del Toro?

L’ERRORE DI USCIRE TROPPO PRESTO PUO’ COSTARE CARO

Non esiste una regola. Nel 2000 lo sgonfiamento della bolla ha preceduto e forse anche causato la recessione. Nel 2007 la recessione ha anticipato di un anno il collasso dei mercati causato dal crac Lehman a settembre 2008. Anche sulla distanza temporale che ci separa dalla possibile inversione di economie e mercati si può discutere a lungo. Greenspan lanciò fin dal 1996 l’allarme sull’esuberanza irrazionale di Wall Street e nel 1998 la schiera di chi si preparava a fare i funerali al Toro era molto folta. Eppure, chi fosse uscito dalle azioni allora si sarebbe perso il meglio, che come nel sesso arriva solo alla fine, nel nostro caso solo nella seconda parte del 1999 e nei primi tre mesi del 2000.

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LA CATENA DI EVENTI CHE PUO’ PORTARE ALLA RECESSIONE

Anche se la successione temporale non è chiara, non c’è dubbio che recessioni e mercato Orso siano correlati. Una recessione in arrivo tra 12-18 mesi può essere segnalata da indicatori tecnici, come la curva dei tassi che si inverte, o da fondamentali. Tra questi il più importante è probabilmente costituito dagli utili delle società quotate. Se si contraggono, le aziende devono proteggere i margini, e lo fanno tagliando i costi, quindi anche il lavoro. Ma se ci sono meno stipendi pagati ogni mese c’è meno reddito da spendere, i consumi vanno giù. Visto che nelle economie avanzate proprio i consumi rappresentano almeno i 2/3 del PIL, l’arrivo della recessione è praticamente inevitabile. Gli utili delle società quotate sullo S&P 500 dovrebbero cominciare a calare nel primo trimestre del 2019 per la prima volta dal 2016. La stagione delle trimestrali è appena iniziata e non dice ancora abbastanza per verificare.

GLI SCENARI DEL PASSATO NON PUNTANO A CATASTROFI

Su BullMarkets.co abbiamo trovato una tabellina che dice cosa è successo nelle ultime 5 occasioni, dal 1989 in poi, in cui gli utili sono diminuiti di almeno il 3% con la disoccupazione sotto il 6%, considerati indicatori di ciclo vicino alla fine.

Come si vede, il segno meno è costante ma nulla di drammatico, considerando che da inizio anno gli indici di Wall Street sono in rialzo di circa il 16%. Andiamo a vedere la curva dei tassi invertita, questa volta con l’aiuto di un grafico elaborato dalla Fed di New York che stima le probabilità di recessione a 12 mesi sulla base dello spread tra i rendimenti dei T-bond tra la parte corta e quella lunga della curva.

Secondo il grafico, dove le recessioni passate sono evidenziate in grigio, siamo solo al 27%, ammesso che l’inversione della curva sia un indicatore predittivo affidabile. E in ogni caso, ancora secondo i calcoli di BullMarkets.co, nei nove casi dal 1959 in poi che hanno visto le probabilità di recessione stimate dalla Fed al 27%, nei 12 mesi successivi lo S&P 500 ha dato ritorni positivi per 5 volte, quattro delle quali a 2 cifre, con una media di +3,0%.

Questo mercato toro non ha data di scadenza

Questo mercato toro non ha data di scadenza

ALZATE LE STIME DEL PIL USA NEL PRIMO TRIMESTRE

Su Wall Street ci si può divertire perché parliamo di un’economia e un mercato molto grande ma anche molto omogeneo, sul quale sono disponibili dati e analisi in grande quantità, con la Fed che contribuisce con i suoi modellini, oltre quella di NY anche quella di Atlanta con il suo ormai famoso GDP Now (che tra parentesi l’8 aprile ha alzato la stima al 2,3% per il primo trimestre dal 2,1% precedente). In Europa esercizi di questo tipo sono molto più difficili se non impossibili.

Ma la bottom line resta la stessa. Azzeccare puntualmente un bottom o un top del mercato è difficile quanto vincere la lotteria. Ma essere preparati alla probabilità che succeda in un arco temporale di medio periodo può invece aiutare molto nelle decisioni di asset allocation.

AdrianHillman / iStock / Getty Images Plus


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15 Aprile 2019
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