Perché il settore energia Usa non riesce a replicare il rally del petrolio

di Redazione

Gli analisti ora si aspettano che il settore energia registri la peggiore crescita dei ricavi nel 2019 di qualsiasi settore S&P 500 con gli utili in calo dell’11,1% rispetto allo scorso anno

I titoli delle aziende del settore energia di Wall Street, sia grandi che piccole, hanno registrato da inizio anno performance superiori rispetto alla media di mercato (indice S&P 500) ma hanno comunque perso gran parte del rally petrolifero. Infatti, mentre le quotazioni del petrolio Brent sono aumentate del 29% da inizio anno (ieri il WTI statunitense ha toccato i massimi da novembre 2018 sulla sia della crisi della Libia), i titoli del settore energia dell’S&P 500 hanno messo a segno un +16,2% (contro il 14,4% della media di mercato) e le small cap del settore il +24%. Il fatto è che, secondo gli analisti, i prezzi del petrolio non sembrano essere il motivo della bassa ponderazione dei titoli del settore energia USA.

UN PESO RIDOTTO NELL’S&P 500

Storicamente, quando i prezzi sono prossimi a 60 dollari al barile (con un mercato rialzista nei mercati delle materie prime), le azioni energetiche hanno rappresentato nel loro insieme una quota dell’indice S&P 500 più ampia rispetto a quella attuale, pari al 5,4%: ad esempio, l’8,8% nel luglio 2015, il 14,4% nel novembre 2008, il 12,6% nel maggio 2009 e l’8,4% nel dicembre 2014. E lo stesso vale pure nell’ambito delle mid cap (dove il settore energia pesa attualmente soltanto il 3,9%) e in quello delle small cap (dove la quota si attesta a 3,8%). Quest’anno i prezzi del petrolio sono aumentati in seguito ai segnali di riduzione delle forniture globali, grazie a una serie di tagli produttivi da parte dell’OPEC e di altri importanti produttori di petrolio e al graduale rientro sulle preoccupazioni sulla crescita economica globale.

STIMA UTILI 2019 IN CALO DELL’11,1%

Gli analisti ora si aspettano che il settore energia registri la peggiore crescita dei ricavi nel 2019 di qualsiasi settore dell’S&P 500, mentre, per quanto riguarda gli utili, le aspettative sono per un calo dell’11,1% rispetto allo scorso anno. Di conseguenza, le azioni del settore energia dell’S&P 500 non sono economiche: attualmente scambiano con un rapporto prezzo/utili (p/e) di 18, valore superiore al p/e di 16,3 dell’indice generale S&P 500 rappresentativo dell’intero mercato azionario statunitense.

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GLI IMPATTI DELLE NUOVE TECNOLOGIE

Nicholas Colas di Datatrek ritiene che la dicotomia dei prezzi del settore potrebbe essere il risultato di maggiori investimenti tecnologici nel settore nell’ultimo decennio, che ha cambiato il modo in cui gli investitori percepiscono e valutano i titoli del settore energia. La tecnologia ha migliorato l’efficienza operativa delle aziende e consente una maggiore produzione, il che significa che il settore dovrebbe sovraperformare con l’aumento dei prezzi del petrolio. D’altra parte, la tecnologia ha facilitato lo sviluppo di nuove fonti energetiche alternative, che hanno portato maggiore concorrenza nel comparto e, probabilmente, hanno contribuito a ridurre le stime degli utili degli analisti.

mantaphoto / E+


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9 Aprile 2019
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