Ma quale recessione! Guru smentiti da Wall Street ai record

di Redazione

La realtà di economie più solide di quanto non siano percepite sta convincendo che si può guardare con meno timore al futuro. Aiutano la pace fatta tra Fed e Wall Street e una nuova Europa che sta emergendo

Wall Street guarda con ottimismo a quello che rimane del 2019 dopo aver messo in cascina un ottimo ottobre, dopo quello orribile dell’anno scorso. E le altre Borse in giro per il mondo restano più o meno agganciate alla locomotiva americana. Il capovolgimento dello scenario è soprattutto l’esito della pace, che sembra fatta, tra la Fed di Jay Powell e il mercato. Un anno fa stringeva aggressivamente mentre l’economia e gli utili aziendali rallentavano intimoriti dagli effetti negativi che sarebbero potuti scaturire dalla guerra dei dazi e da una serie di altri fattori geopolitici avversi, in cima a tutti la Brexit, ma anche un’Italia che litigava con Bruxelles mentre l’Europa si preparava a elezioni dall’esito incerto. Oggi i mercati sono rassicurati da una Fed che ha chiuso per ora l’aggiustamento di metà ciclo con tre tagli dei tassi consecutivi mentre l’economia a stelle e strisce manda segni di forte resilienza, con un Pil che cresce oltre le attese e un’economia che crea più posti del previsto. Ma non c’è solo il fattore Fed, gioca anche una percezione del rischio profondamente mutata.

DOPO DUE ANNI LA GUERRA DEI DAZI HA MORSO MENO DEL PREVISTO

La guerra dei dazi, dichiarata da Trump alla Cina a gennaio del 2018, secondo stime basate sui più recenti dati del Fmi, ha sottratto finora solo lo 0,8% di crescita globale. Ma allo stesso tempo lo stimolo monetario globale ha aggiunto uno 0,5%. La somma non è pari ma ci va vicino. Poi c’è la frenata manifatturiera globale, che ha spinto in territorio di contrazione gli indici che la misurano, Usa inclusi. Ma sono indici che vanno presi con le molle, perché basati sulla percezione e le aspettative delle aziende, mentre i dati reali su produzione e occupazione raccontano una storia diversa, come mostrano i due grafici qui sotto di Haver Analytics pubblicati da MarketWatch.

Dieci anni di Pil cinese in miliardi di dollari
Dieci anni di Pil cinese in miliardi di dollari

Dal 2009 il Pil cinese è passato da 5.000 mld di dollari a 14.000 mld. Allora facciamo due conti: aggiungere il 6% a 14.000 mld non è proprio la stessa cosa che aggiungere il 10% a 5.000 mld.

IL TIFO INTERESSATO DI TRUMP, PUTIN E XI PER UN’EUROPA DIVISA

Sempre parlando di percezione e realtà, quest’ultima racconta che dopo 3 anni e mezzo la Brexit è stata soprattutto una violenta storia emotiva che non ha provocato poi questi sconquassi economici e finanziari. Da un lato il peso politico europeo sulla scena globale non si è rafforzato, e gli altri tre grandi, da Trump a Putin fino a Xi Jinping, cercano di approfittarne. Non a caso il presidente Usa fa il tifo per Nigel Farage alle elezioni britanniche di dicembre e consiglia anche all’Italia di seguirne l’esempio. Ma è un po’ come se Conte (l’allenatore dell’Inter, non il premier) consigliasse a Cristiano Ronaldo di lasciare la Juve, riprendendo la battuta azzeccata di un’editorialista italiano nel weekend.

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DALLE MANI DELL’INGEGNER DRAGHI A QUELLE DELLA DOTTORESSA LAGARDE

Intanto però, grazie alla ristrutturazione antisismica realizzata dall’ingegner Mario Draghi, l’edificio europeo si è molto rafforzato e consolidato dal punto di vista finanziario e anche economico. Le crepe che nel 2010-2011 ne minacciavano la tenuta non esistono più. Ora la Dottoressa Lagarde deve preoccuparsi soprattutto della manutenzione e di stimolare la politica a completare con il rilancio della crescita economica l’opera del SuperMario italiano. Essendo sostanzialmente una politica di carriera non sembra un’impresa impossibile, anche perché parla la stessa madrelingua del presidente francese Macron che ambisce a sfilare dalle mani tedesche il testimone della leadership continentale.

SE L’EUROPA TORNA ALLO SCHEMA DI GIOCO CHE HA FUNZIONATO PER 60 ANNI

Quella interpretata per un quindicennio di Angela Merkel sembra aver fatto il suo tempo, la Germania di oggi ha il problema di reinventarsi dal punto di vista industriale e finanziario, rispondere alle sfide globali dell’industria, con settori chiave come l’automotive che si stanno ridisegnando, vedi Fca-Peugeot, e del credito, dove i campioni continentali vanno in ordine sparso alla sfida con i big americani mentre dovrebbero decidersi a fare squadra. Per tornare ai paragoni calcistici, l’Europa dovrebbe forse tornare allo schema di gioco che ha funzionato per 60 anni: attacco francese magari supportato da qualche cross in area italiano e quadrato centrocampo economico e industriale tedesco. Poter contare su una spigolosa difesa britannica non farebbe male, ma lì i giochi del calcio-mercato purtroppo sembrano fatti.

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BOTTOM LINE

Sembra che il 2019 stia per consegnare al 2020 in arrivo un mondo dove il rischio percepito e temuto fa meno paura a investitori e mercati, che cominciano a guardare a un mondo nuovo che sta prendendo forma dove si ridisegnano gli assetti produttivi e finanziari nel segno di una maggior prevedibilità e stabilità. Dieci anni fa di questi tempi stavamo rialzando la testa dalla Grande Crisi senza sapere che si stava preparando la tempesta del debito europeo. Si volta finalmente pagina?




FinanciaLounge
4 Novembre 2019
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