Petrolio, fiammata isolata o prove di rally?

di Antonio Cardarelli

L’attacco contro la raffineria Aramco ha riportato il petrolio nel radar degli investitori che, finora, hanno sottovalutato i rischi geopolitici

L’attacco con i droni al più grande impianto di lavorazione di greggio al mondo ha riportato il petrolio nel radar dei mercati. L’azione contro la raffineria Aramco ha provocato un brusco aumento delle quotazioni. Ma la domanda che gli investitori si pongono, a questo punto, riguarda la durata di questo rialzo, che ha portato il petrolio Wti intorno ai 60 dollari a barile e il Brent a ridosso dei 70. Anche se l’apertura immediata delle riserve Usa sembra aver contribuito a tenere il prezzo sotto controllo.

PREMIO PER IL RISCHIO GEOPOLITICO

Come fa notare Esty Dwek, Head of Global Market Strategy Dynamic Solutions di Natixis Investment Managers, “il premio per il rischio geopolitico, praticamente ignorato dai mercati negli ultimi mesi, può incidere sul livello futuro delle quotazioni”. Ciò nonostante, almeno secondo le prime dichiarazioni giunte dall’Arabia Saudita, i tempi di recupero della produzione (diminuita dopo l’attacco del 5% sul totale mondiale) siano più rapidi del previsto. Quindi i prezzi, a causa delle tensioni nella regione, potrebbero non tornare ai livelli precedenti, spiega Dwek. Anche se, sottolinea l’esperta di Natixis IM, una crescita del prezzo finale non sarebbe l’ideale per un Donald Trump che si prepara alle elezioni del 2020. Tuttavia, grazie al bilanciamento in arrivo dalla produzione di shale oil (petrolio di scisto), Dwek non si aspetta un rialzo sostenuto.

SHALE OIL E SCORTE DI PETROLIO

Si sofferma sulla produzione di shale oil anche Michel Salden, Senior Portfolio Manager di Vontobel Asset Management, che però ricorda come “dopo il recente movimento dei prezzi” il mercato ha ridimensionato gli investimenti e le attività di perforazione. Inoltre, spiega Salden, “l’ulteriore produzione di scisti bituminosi richiederà più di 6 mesi per raggiungere i principali consumatori di petrolio in Asia o in Europa”. Anche se gli Usa possono far guadagnare tempo ai produttori mettendo in campo le proprie scorte petrolifere, oggi stimate in circa 650 milioni di barili.

Strappo violento del greggio, ma finora niente allarme rosso

Strappo violento del petrolio, ma finora niente allarme rosso

TEMPI DI RECUPERO

Sul fronte prezzi, secondo Salden, se i sauditi saranno in grado di tornare alla piena produzione “l’attuale rally scomparirà e sarà visto solo come una prova di stress sulla volatilità dei mercati energetici”. Se invece l’interruzione durerà di più “inizierà ad avere effetti sulla crescita globale e porterà a uno scenario di stagflazione per l’economia mondiale”. Ma, sottolinea l’esperto di Vontobel, già prima dell’incidente gli investitori avevano sbagliato sulla quotazione del petrolio, visto il consumo di scorte nell’ultimo trimestre.

PIÙ PESO PER LE MATERIE PRIME

“Il rischio geopolitico si è manifestato ed è destinato ad accelerare – conclude Salden – Inoltre, i rischi di inflazione erano già visibili nei mercati emergenti, ma vedranno anche un’ulteriore accelerazione nei mercati globali. In un mondo in cui 16 trilioni di dollari di obbligazioni sono sul mercato con rendimenti negativi, le materie prime come asset probabilmente riacquisteranno un ruolo più importante nell’allocazione delle decisioni dei comitati di investimento”.




FinanciaLounge
17 Settembre 2019
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