Il filo rosso che unisce l’aumento dell’Iva e i Btp Italia

di Redazione

L’aumento dell’Iva nel 2020 potrebbe provocare un incremento dei prezzi al consumo nel nostro paese: il Btp Italia si candida come strumento principe per difendere i risparmiatori

Come illustrato nell’articolo Aumento dell’Iva tra imprese, famiglie ed Europa il possibile aumento dell’Iva dal 2020 potrebbe comportare un aumento dell’inflazione in Italia. Un fenomeno che avrebbe delle conseguenze non soltanto per il reddito reale (al netto del carovita) delle famiglie e per i margini delle imprese ma per gli investimenti finanziari. I quali, infatti, risulterebbero penalizzati in termini di rendimento reale, ovvero al netto dell’inflazione.

BTP ITALIA

A questo proposito uno degli strumenti che si candida ad offrire la migliore protezione a questo insidioso fenomeno sono i Btp Italia. Si tratta di titoli del Tesoro poliennali che prevedono la rivalutazione del capitale e delle cedole al tasso di inflazione del nostro paese: se i prezzi al consumo italiani salgono, della stessa percentuale si rivalutano le cedole periodiche e, alla scadenza, il capitale nominale investito.

LA RELAZIONE CON I BTP TRADIZIONALI A TASSO FISSO

Assumendo che le altre variabili che incidono sui prezzi dei titoli di stato italiani, ovvero rischio di credito della Repubblica italiana e struttura dei tassi invariata, un eventuale aumento dell’inflazione italiana dovuto all’incremento Iva si dovrebbe tradurre per i BTP Italia in un aumento dei tassi di break-even, ovvero in un aumento della differenza tra i rendimenti dei BTP nominali e il rendimento dei titoli inflation-linked assumendo zero inflazione.

COSA SUCCEDE SE L’INFLAZIONE AUMENTA DELLO 0,5%

“Pertanto, in questo scenario, un aumento dell’inflazione attesa a cinque anni dello 0,5%, si potrebbe tradurre in una overperformance in termini di rendimento di 50 punti base (+0,50%) del Btp Italia rispetto ai titoli del Tesoro tradizionali a tasso fisso” fa sapere Luca Rescigno, portfolio manager presso il Gruppo Marzotto Investment House, che poi aggiunge: “Quindi, prendendo ad esempio il BTP Italia con scadenza aprile 2024, e considerando una differenza in duration (stimata) con il titolo a tasso fisso equivalente di circa 2,3 anni, il titolo legato all’inflazione potrebbe registrare una overperformance di circa 1,15% (lo 0,50% di rendimento annuo moltiplicato per 2,3 anni)”.

Aumento Iva tra imprese, famiglie e regole europee

Aumento Iva tra imprese, famiglie e regole europee

IVA, DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Tuttavia, come spiega l’esperto, è importante considerare che essendo i titoli inflation-linked relativamente meno liquidi, l’aumento dell’inflazione attesa potrebbe non tradursi immediatamente in un aumento dei tassi di break-even. Inoltre, i BTP Italia, evidenziano un’esposizione al rischio di credito dell’Italia relativamente minore rispetto ai BTP€I e BTP nominali. Infatti, ad oggi, dopo una significativa riduzione del rischio di credito con lo spread BTP-Bund leggermente sotto quota 250 punti base, i BTP legati all’inflazione italiana sono stati significativamente penalizzati, e presentano rendimenti attesi fino a 68 punti base (0,68%) superiori ai titoli a tasso fisso equivalente.

L’OPZIONE, PIU’ RISCHIOSA, DI PIAZZA AFFARI

In ogni caso i risparmiatori che desiderassero cautelarsi dal rischio di una più elevata inflazione italiana dovuto anche all’aumento Iva trovano nel Btp Italia lo strumento più efficace. Una possibile alternativa? “Si potrebbe pensare all’azionario Italia, Ma si tratta di una alternativa con un profilo di rischio decisamente più elevato e richiederebbe un’attenta analisi per individuare i settori che, all’interno del listino di Piazza Affari, beneficerebbero più di altri di un incremento del carovita italiano” conclude Luca Rescigno.

AndreyPopov / iStock / Getty Images Plus


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19 Aprile 2019
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