Aumento dell’Iva tra imprese, famiglie ed Europa

di Chiara Merico

Il ministro Tria conferma che senza alternative l’Iva aumenterà dal 2020: quali saranno gli impatti sui consumi e sugli investimenti

Vale in media 538 euro all’anno e peserà sulle famiglie, ma ancora di più sui liberi professionisti e sugli imprenditori: è l’aumento dell’Iva, che dovrebbe scattare dal primo gennaio del 2020, in base a quanto prevede la legge di bilancio. Lo scenario è stato confermato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, “in assenza di alternative”: l’Iva ordinaria dovrebbe salire dal 22% al 25,2% a partire dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per l’aliquota al 10% si prevede un rialzo al 13%, sempre dal 2020.

AUMENTO IVA, QUANTO VALE

Un ritocco che varrebbe, secondo i calcoli, 23,1 miliardi di euro nel 2020: è questa la cifra che il governo deve trovare per scongiurare l’aumento. Finora tutte le forze politiche hanno assicurato che il rincaro non avverrà, e in effetti, come nota Il Sole 24 Ore, negli anni scorsi tutti gli incrementi dell’Iva sono stati scongiurati sul filo di lana; e quando sono effettivamente scattati, a essere toccata è stata solo l’aliquota ordinaria, passata dal 20% al 21% nel 2011 e dal 21% al 22% due anni dopo.

LE LEZIONI DEL PASSATO

L’effetto dell’aumento dell’imposta per le casse dello Stato è controverso. Se sulla carta la crescita di un punto di Iva ordinaria vale circa 4-4,5 miliardi, in passato non sempre è stato così: nel 2012, a causa della recessione, il gettito fu di 1,1 miliardi in meno, mentre nel 2014 crebbe solo di 209 milioni. Per le famiglie si tratterebbe di una vera stangata: se entrambe le aliquote – 10% e 22% – salissero di un punto, l’aggravio sarebbe di 173 euro all’anno, mentre 2 punti varrebbero 346 euro in più: ad esempio, l’Imu sulla prima casa costava circa 200 euro a famiglia e valeva circa 4 miliardi.

GLI IMPATTI SU RISPARMIO E INVESTIMENTI

L’impatto sulla capacità di spesa e quindi su risparmio e investimenti, come prevede lo stesso Def, sarebbe notevole: a causa del rincaro Iva la pressione fiscale è prevista in aumento al 42,7% nel 2020. Secondo stime ottenute con il modello econometrico del Tesoro (Item), “l’aumento delle imposte indirette provocherebbe una minore crescita del Pil, in termini reali, e un rialzo dell’inflazione, sia in termini di deflatore del Pil, sia di prezzi al consumo”.

CONTRAZIONE IN VISTA

In base alle stime, “l’aumento dei prezzi al consumo inciderebbe sul reddito disponibile reale con ricadute sulla propensione al consumo: il tasso di risparmio si ridurrebbe lievemente, attestandosi poco sopra l’8% a fine periodo”. E in base alle stime dell’associazione dei consumatori Codacons “il ritocco delle aliquote e delle accise sui carburanti provocherà una contrazione dei consumi dello 0,7%, e una caduta degli acquisti che raggiungerà i 27,5 miliardi di euro, con effetti a cascata sul Pil, sull’occupazione e sull’intera economia nazionale”. Per Bankitalia e Istat invece l’effetto depressivo sui consumi sarebbe solo dello 0,2%.

Crescita globale, occhi puntati sul futuro dell’area Euro

Crescita globale, occhi puntati sul futuro dell’area Euro

ATTESA PER L’ARMONIZZAZIONE EUROPEA

In attesa di capire se davvero l’aumento scatterà, l’Europa viaggia verso un’armonizzazione delle regole sull’Iva: lo scorso anno il commissario all’Economia Pierre Moscovici ha infatti presentato le proposte sulla flessibilità delle aliquote nazionali all’interno di una nuova “gabbia” di riferimento. La riforma prevederebbe l’adozione di cinque aliquote: una standard di almeno il 15%, due più basse tra il 5% e il 15%, una tra lo 0 e il 5% e infine lo 0 per i prodotti esenti da Iva. L’obiettivo è combattere fenomeni come evasione e frodi transfrontaliere – che da sole ammonterebbero a 50 miliardi di euro all’anno – e favorire migliori condizioni di concorrenza tra le imprese.

Flickr / World Economic Forum


FinanciaLounge
18 Aprile 2019
Partner
Top