Idee di investimento – Azioni – 8 aprile 2019

di Redazione

In un contesto di tassi bassi ancora a lungo, torna l’interesse sui titoli ad alto dividendo, anche in Piazza Affari. Ma non basta affidarsi ai titoli e settori protettivi: occorre abbinare difensivi tradizionali e temi che non dipendono dalla crescita

GLI INDICI DIVIDEND ARISTOCRATS

Prima di quel brusco calo nel quarto trimestre 2018, le società quotate in Borsa che pagano dividendi stabili non rappresentavano, con ogni probabilità, il target preferito per molti investitori. Infatti, la Federal Reserve stava continuando ad alzare i tassi di interesse (rendendo più appetibili i titoli di Stato) mentre il taglio massiccio delle imposte sul reddito delle società federali stava migliorando ancora di più i profitti rispetto all’anno precedente e anche alle stime degli analisti di inizio 2018. Ma dopo il sensibile calo dei prezzi in Borsa tra ottobre e dicembre dello scorso anno, le valutazioni azionarie sono scese di diversi livelli facendo salire i rendimenti dei dividendi, in particolare quelli pagati dalle compagnie cosiddette “Dividend Aristocrats“. A questo proposito, va ricordato che esistono due indici di questo genere, l’S&P 500 Dividend Aristocrats che l’S&P High-Yield Dividend Aristocrats ed entrambi hanno registrato una performance inferiore a quella dell’S&P 500 nei primi nove mesi dello scorso anno ma nel quarto trimestre 2018, cioè durante il periodo di massima turbolenza dei mercati azionari, hanno recuperato terreno chiudendo l’intero anno con una performance 2018 migliore rispetto a quella dell’S&P500. L’aspetto interessante per gli investitori è sapere, come illustrato con ampi dettagli sulle performance nell’articolo Wall Street, perché torna l’interesse sui Dividend Aristocrats, che l’Etf SPDR S&P US Dividend Aristocrats, vanta rendimenti superiori agli Etf azionari Usa large che replicano l’S&P 500 sia nel breve che nel lungo termine.

LE MAGNIFICHE SETTE ITALIANE PER DIVIDENDI

Anche in Piazza Affari l’attenzione di molti investitori è rivolta alle aziende quotate più solide e con dividendi robusti. Nell’articolo Piazza Affari, ecco le magnifiche 7 dai dividendi generosi si può leggere quali siano le aziende del nostro Paese che hanno deciso di essere lauti nei confronti dei loro azionisti. Sono circa una quindicina le società che tra qualche settimana offriranno delle cedole significative agli investitori e a guadagnarci non sarà soltanto lo Stato, che attraverso il ministero dell’Economia è azionista di molti colossi quotati a Piazza Affari. Nel podio di questa classifica c’è certamente Poste italiane che distribuirà un dividendo di 0,441 euro, in aumento del 5% rispetto al 2017. Sul podio anche Enel ed Eni. La prima – il 23,6% è dello Stato – distribuirà una cedola pari a 28 centesimi per azioni per un dividend yield del 5,1%, che frutterà al Mef 671 milioni di euro mentre Eni, di cui il Mef ha il 4,34%, darà allo Stato 131 milioni di euro, grazie ad un dividendo di 0,86 euro per azione, in crescita del 3,6% rispetto al 2018. Molto bene anche Leonardo, Snam, Italgas e Pirelli: quest’ultima, secondo diversi broker potrebbe essere il migliore affare tra le big. Ovviamente molto dipenderà dall’andamento dell’economia globale, e dal possibile rallentamento del settore automotive.

DIFENSIVI TRADIZIONALI E TEMI CHE NON DIPENDONO DALLA CRESCITA

Intanto in AllianceBernstein, pur ritenendo molto improbabile l’arrivo di una recessione economica su scala globale, pensano che si stia delineando una tale varietà di possibili scenari da lasciare presagire un aumento della volatilità nel corso dell’anno. Con quale portafoglio affrontare questo scenario di incertezza? Come spiegato dagli stessi gestori di AllianceBernstein nell’articolo Un portafoglio a prova di shock macroeconomici, la soluzione migliore è rappresentata da un portafoglio azionario attrezzato sia per reagire agli shock, sia per remunerare qualora vi fossero sorprese positive. E per costruire un portafoglio resistente agli shock macro, spiegano, occorrono tre componenti: un’attenta valutazione dei titoli difensivi tradizionali, l’individuazione di temi settoriali che non dipendono dalla crescita economica e, infine, un esame accurato dello stato patrimoniale delle singole società. Nella costruzione di un portafoglio azionario difensivo, sottolineano gli esperti di AllianceBernstein, è particolarmente importante porre attenzione ai livelli di quotazione: le valutazioni che il mercato esprime sono dinamiche, cambiano in funzione delle condizioni di mercato, è così possibile trovare che questi possano essere eccessivamente costosi, come è accaduto recentemente per utility e per i titoli immobiliari (REITs) e del settore dei beni di largo consumo. In AllianceBernstein ritengono che ci siano settori e società meno esposti di altri alle frenate del contesto macroeconomico. Esempi sono i sistemi di pagamento e le società che forniscono servizi legati alle risorse umane, come ADP e Paychex, che stanno beneficiando della crescente tendenza delle aziende a esternalizzare le funzioni di gestione del personale. Un’altra nicchia di mercato è rappresentata dall’editoria professionale, con titoli come il gruppo Relx e Wolters Kluwer.

IL RICICLAGGIO DELLE BATTERIE DELLE AUTO ELETTRICHE

Tra i megatrend abbastanza impermeabili al ciclo figura anche la diffusione delle auto elettriche. Esiste tuttavia un aspetto, ancora poco dibattuto, che avrà un impatto decisivo sullo sviluppo di questa modalità di trasporto sostenibile: il riciclaggio delle batterie. Ad accendere i riflettori sulla questione sono due esperti di CANDRIAM, David Czupryna, head of Esg client development e Vincent Compiègne, deputy global head of Esg investments & research. “Giungere a una migliore comprensione della produzione e del riciclaggio delle batterie – affermano nell’articolo Auto elettriche, trasformare le batterie esauste da problema a risorsa Czupryna e Compiègne – è un problema fondamentale nell’analisi dell’impatto ambientale dell’industria automobilistica, così come la riduzione del peso dei veicoli”. Eppure, anche se l’ambiente costituisce un elemento estremamente tangibile dell’analisi extra-finanziaria del settore, non può essere l’unico punto da valutare: i pilastri Social e Governance sono altrettanto importanti nella valutazione di un titolo in vista della sua integrazione in un portafoglio sostenibile. È proprio questo lavoro, frutto di una metodologia esclusiva e attuata con successo da più di 20 anni, che i quindici analisti dell’équipe di ricerca Esg di CANDRIAM applicano nel quotidiano alla valutazione extra-finanziaria dei 1600 titoli di cui si occupano.

mussuc / iStock / Getty Images Plus


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