Idee di investimento – Obbligazioni – 5 agosto 2019

di Redazione

Lo scudo delle Banche centrali rende i bond societari e il debito emergente ancora attraenti in un mondo con i tassi a zero e negativi. Mentre il dollaro appare sopravvalutato emergono occasioni nei bond bancari

I MERCATI DEL CREDITO POSSONO PRENDERE IL POSTO DEI GOVERNATIVI

Dopo le dichiarazioni accomodanti della BCE e della Fed e i tagli dei tassi operati dalla Reserve Bank of Australia, le quotazioni delle obbligazioni societarie e dei titoli di Stato sono, secondo Morgan Stanley, coerenti, non solo nei mercati sviluppati, ma anche in quelli emergenti. “Stiamo sicuramente anticipando sviluppi positivi, ma le probabilità che simili sviluppi si concretizzino sono ora molto maggiori rispetto a maggio” dichiara nell’articolo Banche centrali all’attacco, ma non basta il team Global Fixed Income di Morgan Stanley Investment Management. I cambiamenti intervenuti nell’ultimo mese non hanno indotto gli esperti di Morgan Stanley a cambiare opinione sui diversi mercati mondiali o sul posizionamento settoriale. Alla luce di politiche monetarie nuovamente accomodanti, i sovrappesi in Australia, Nuova Zelanda, Spagna e Grecia appaiono ancora positivi; anche i leggeri sovrappesi nell’Investment Grade e nell’High Yield hanno senso, considerato che le banche centrali probabilmente riusciranno a tenere a bada la recessione. “C’è stata un’innegabile compressione degli spread e i titoli di Stato di tutto il mondo stanno rapidamente cessando di generare rendimenti, ma i mercati del credito sono abbastanza grandi da prenderne il posto”, si legge nel rapporto. Ampio sovrappeso, infine, per i titoli cartolarizzati, ritenuti un porto relativamente sicuro in un contesto globale che appare fragile, volatile e incerto. Il cambio di direzione delle politiche monetarie avvantaggia anche i Mercati emergenti. Tali mercati offrono ancora rendimenti favorevoli, sia in termini nominali che reali, una caratteristica che dovrebbe favorire il protrarsi di una performance positiva. Il rallentamento dell’economia e la contrazione degli scambi commerciali non sono segnali positivi, osservano gli analisti di Morgan Stanley, ma la presenza di condizioni finanziarie molto più accomodanti e l’indebolimento del dollaro creano un contesto decisamente favorevole. Sono favoriti i paesi con curve dei rendimenti ripide e fondamentali discreti; i tassi messicani e brasiliani, nonché quelli indonesiani, sono al momento tra i preferiti.

FOCUS SU BRASILE, PERÙ E SUDAFRICA

Nel momento in cui le azioni combinate dalle varie banche centrali di tutto il mondo riuscissero a stabilizzare la crescita globale, a beneficiarne in modo particolare sarebbero le obbligazioni in valuta locale dei Mercati emergenti. “Grazie alle curve dei tassi più ripide, rispetto a quelle dell’area dollaro ed euro, e a rendimenti reali sostenuti, potrebbero in specifici casi garantire opportunità interessanti” puntualizza nell’articolo Obbligazioni, meglio se Emergenti e in valuta locale il Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management. A questo proposito, l’attenzione maggiore dovrebbe essere rivolta ai titoli di Stato emergenti in valuta locale dei Paesi dove la curva dei rendimenti ha una struttura più ripida e dove potrebbero materializzarsi tagli dei tassi entro fine anno. Per esempio, i rendimenti dei titoli decennali di Brasile, Perù e Sudafrica risultano ben oltre i 150 punti base (+1,50%) rispetto ai titoli con scadenza 2021. “In questi Paesi, i rendimenti reali – al netto cioè dell’inflazione- risultano allettanti, soprattutto se confrontati con quelli offerti attualmente dai titoli di stato dei mercati sviluppati. Un esempio? Il rendimento reale del governativo decennale sudafricano si attesta attualmente intorno 4,2%, mentre quello del Treasury USA omologo non va oltre lo 0,3 per cento” specifica il Team.

SOVRAPPESARE I TASSI ‘CORE’ EUROPEI

Intanto Iain Lindsay, co-head global portfolio management global fixed income team di Goldman Sachs Asset Management nell’articolo Perché la Bce potrebbe restare ultra-accomodante a lungo nota che nell’Area Euro il tasso di inflazione ‘core’, che esclude le voci più volatili come energia e alimentari, si è attestato in media ad appena l’1,1% nell’ultimo decennio. E la combinazione di forze cicliche e strutturali continua a puntare alla prosecuzione di uno scenario di inflazione contenuta nell’area. Sul versante ciclico, l’esperto di Goldman Sachs Asset Management osserva che la disoccupazione in certe regioni e in certi gruppi demografici resta ancora elevata e superiore ai livelli pre-crisi. In aggiunta, la crescita mostra segni di rallentamento, come rilevato dagli ultimi dati degli indici sulla produzione manifatturiera, che indicano un’attività in moderazione anche per il futuro. Da un punto di vista strutturale, Lindsay ritiene che una serie di fattori, dalla desindacalizzazione alle modifiche della composizione della forza lavoro, come la crescente creazione di posti nelle fasce salariali più basse e a bassa produttività, costituiscano un ‘tetto’ alla possibilità di crescita delle retribuzioni e quindi al manifestarsi di pressioni sui prezzi. La conclusione dell’esperto di Goldman Sachs Asset Management è che ci aspetta un “periodo prolungato” di politica monetaria accomodante nell’Area Euro. Per questo motivo la casa di gestione mantiene l’orientamento a ‘sovrappesare’ i tassi core europei su base relativa.

IL DOLLARO È SOPRAVVALUTATO, MA COERENTE CON LA CRESCITA USA

Merita sempre uno sguardo il dollaro USA che, nel bene o nel male, regna sul mercato dei cambi internazionali. Nell’articolo La politica del dollaro debole? Per gli Usa è un vicolo cieco Gene Frieda, executive vice president e global strategist di Pimco a Londra, osserva che attualmente interventi sul forex da parte di paesi sviluppati sono rari, e tipicamente avvengono solo quando i mercati mostrano segni di malfunzionamento a causa di un evento esterno significativo, come il terremoto in Giappone nel 2011, o quanto la valutazione di una moneta importante diventa così estrema che crea un interesse comune ad invertire il trend. Nel nostro caso manca proprio questo fattore, mancano le motivazioni da parte dei governi per indebolire il dollaro, e i mercati funzionano bene. E’ vero che secondo Pimco il biglietto verde oggi è sopravvalutato del 10% circa tenendo conto dei fattori macroeconomici strutturali e fondamentali, ma è un trend sostanzialmente in linea con fasi che in passato hanno visto l’economia americana sovraperformare quella dei competitor.

BANCHE, PROSPETTIVE MIGLIORI PER GLI OBBLIGAZIONISTI

Infine, per AllianceBernstein, in un settore bancario alle prese con il recupero di redditività, le prospettive migliori le hanno gli obbligazionisti. “Siamo convinti che questo scenario fosco riguardi soprattutto il mercato azionario, almeno nel breve e medio periodo, in quanto gli investitori azionari sono più concentrati sulla redditività o sulla sua assenza. Per gli investitori obbligazionari questo è un problema minore”, è l’opinione di Steve Hussey, Head Financial Institutions Credit Research di AllianceBernstein, nell’articolo Banche: meglio puntare sulle obbligazioni che sulle azioni. Nel loro caso, fino a quando il risultato economico è positivo ed è sufficiente per coprire la modesta crescita dei volumi, la dotazione di capitale proprio delle banche non dovrebbe essere (molto) impoverita. Il capitale azionario è il “cuscinetto” tra gli investitori e una perdita potenziale e, dopo la crisi, le banche europee sono state impegnate a ricostruire queste dotazioni di capitale, riducendo al contempo il rischio nei propri bilanci, come dimostrano i risultati degli ultimi stress test.

choness / iStock / Getty Images Plus


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