Perché la Bce potrebbe restare ultra-accomodante a lungo

di Redazione

Secondo Goldman Sachs Asset Management la Bce ha chiaramente segnalato che è pronta a tollerare un’inflazione superiore al 2% per sostenere un’economia che ha mostrato segnali di rallentamento

Esito in linea con le attese per la riunione del board della BCE di giovedì 25 luglio, l’ultima prima della pausa di agosto, mentre è in atto il conto alla rovescia per il passaggio delle consegne da Mario Draghi a Christine Lagarde. Tuttavia l’agenda per la fine del 2019 e anche per il 2020 sembra già essere stata tracciata dall’attuale presidente. La Bce ha infatti lasciato invariata la politica monetaria, ma ha posto le premesse per un pacchetto di ulteriore allentamento che potrà essere implementato fin da settembre, con un taglio potenziale dei tassi nell’ordine di 20 punti base e la ripresa degli acquisti di attivi, insieme a un rafforzamento della forward guidance in direzione di ulteriori stimoli.

L’IMPEGNO A UTILIZZARE TUTTI GLI STRUMENTI A DISPOSIZIONE

Commentando a caldo, Iain Lindsay, co-head global portfolio management global fixed income team di Goldman Sachs Asset Management, ha notato diversi spunti dal tono accomodante nel comunicato diffuso a seguito del board. In primo luogo, la guidance è stata aggiornata affermando che i tassi d’interesse resteranno ai livelli attuali “o ancora più bassi”. Inoltre, la Bce ha fatto chiaramente riferimento all’adozione di una posizione ‘simmetrica’ rispetto all’inflazione, rafforzando in questo modo le attese che la politica monetaria possa restare accomodante anche qualora l’inflazione dovesse superare l’obiettivo del 2%. Il board della Bce ha manifestato l’impegno ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, consolidando così le attese per un altro round di Quantitative Easing contestuale alla riduzione dei tassi. Infine, ha anche comunicato che sta esaminando la possibilità di adottare ulteriori misure di allentamento, in particolare tassi ancora più negativi e acquisti addizionali di attivi.

IL MERCATO DEL LAVORO PUNTA ALL’ASSENZA DI PRESSIONI SUI PREZZI

Lindsay nota che nell’Area Euro il tasso di inflazione ‘core’, che esclude le voci più volatili come energia e alimentari, si è attestato in media ad appena l’1,1% nell’ultimo decennio. E la combinazione di forze cicliche e strutturali continua a puntare alla prosecuzione di uno scenario di inflazione contenuta nell’area. Sul versante ciclico, l’esperto di Goldman Sachs Asset Management osserva che la disoccupazione in certe regioni e in certi gruppi demografici resta ancora elevata e superiore ai livelli pre-crisi. In aggiunta, la crescita mostra segni di rallentamento, come rilevato dagli ultimi dati degli indici sulla produzione manifatturiera, che indicano un’attività in moderazione anche per il futuro. Da un punto di vista strutturale, Lindsay ritiene che una serie di fattori, dalla desindacalizzazione alle modifiche della composizione della forza lavoro, come la crescente creazione di posti nelle fasce salariali più basse e a bassa produttività, costituiscano un ‘tetto’ alla possibilità di crescita delle retribuzioni e quindi al manifestarsi di pressioni sui prezzi.

SOVRAPPESARE I TASSI ‘CORE’ EUROPEI

La conclusione dell’esperto di Goldman Sachs Asset Management è che ci aspetta un “periodo prolungato” di politica monetaria accomodante nell’Area Euro. Per questo motivo la casa di gestione mantiene l’orientamento a ‘sovrappesare’ i tassi core europei su base relativa.

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31 Luglio 2019
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