Idee di investimento – Azioni – 8 luglio 2019

di Redazione

Gli investitori azionari risultano più prudenti rispetto alla crisi del 2008. Per loro ci sono le opzioni dei certificati di investimento, della diversificazione nell’immobiliare e alcune opportunità nel lusso e nelle banche

USA INVESTITORI AZIONARI, UN APPROCCIO DIFENSIVO

In base al “Defensiveness indicator” oggi gli investitori azionari Usa sarebbero posizionati ad un livello di “difesa” ben al di sotto della media degli ultimi 29 anni. Quando la linea difensiva si è trovata nel range attuale, il guadagno percentuale annuo medio dell’S&P 500 è stato del 18,63% contro un guadagno medio del 7,55% dal 1990 a oggi. Si tratta, com’è spiegato nell’articolo Gli investitori azionari sono più prudenti rispetto al passato, di un indice geopolitico della performance relativa dei prezzi dei settori dell’indice S&P 500 difensivi e ciclici (ovvero dei settori delle utilities e dei materiali di base rispetto a quelli dell’industria, e dei settori dei beni voluttuari) e del prezzo dell’oro rispetto all’indice dei prezzi delle materie prime complessivi espressi dall’indice S&P GSCI. Da notare che, anche dopo il sensibile recupero di giugno di Wall Street, il flusso dei sottoscrittori di fondi ed Etf americani è uscito dai prodotti a indirizzo azionario per andare verso quelli a vocazione obbligazionaria. Un sondaggio, condotto da Bank of America Merrill Lynch in questo mese su 179 global manager operativi sul mercato, ha rivelato che il pessimismo sul commercio e l’aumento del rischio di recessione hanno determinato l’attribuzione di un giudizio estremamente basso alle azioni come non si registrava dalla crisi finanziaria del 2008.

L’OPZIONE DEI CERTIFICATE EQUITY PROTECTION

Per coloro che desiderassero puntare comunque sul mercato azionario ma, al contempo, non volessero correre tutti i pericoli nel caso in cui lo scenario di fondo mutasse improvvisamente in negativo, esiste la possibilità di sfruttare i certificati d’investimento (certificates), tra i quali gli Equity Protection. Questi rientrano nella categoria dei certificate a capitale protetto e consentono di investire al rialzo (nella versione long) o al ribasso (in quella short) su un’attività finanziaria sottostante, ad esempio, un’azione, una valuta, un indice di Borsa, una materia prima o un tasso di interesse. La caratteristica che li contraddistingue consiste nel proteggere a scadenza, in tutto o in parte, il valore del prezzo di emissione nel caso in cui l’attività finanziaria sottostante sulla quale si investe dovesse muoversi in direzione opposta rispetto alle aspettative dell’investitore. Nell’articolo Certificates, come sfruttare l’ultimo rialzo di Borsa proteggendosi è presente un esempio pratico per comprendere come funzionano e a chi sono indicati.

LA DIVERSIFICAZIONE CON L’IMMOBILIARE

Intanto l’immobiliare può costituire un importante fattore di diversificazione in un portafoglio multi-asset. È una delle indicazioni contenute nell’ultima House View di Invesco Real Estate (Invesco), società globale di gestione degli investimenti in campo immobiliare. Le prospettive per l’immobiliare restano positive pur in presenza di un rallentamento della crescita economica. Il contesto di tassi di interesse più bassi per più lungo tempo mantiene l’attenzione degli investitori su asset a reddito, ampliando, secondo gli esperti di Invesco, la finestra di opportunità per due strategie immobiliari, la value add, l’acquisto di immobili poco redditizi, ma con il potenziale di generare elevati cash flow una volta ristrutturati e riposizionati, e la manage-to-core, l’investimento in proprietà con elevato potenziale di ottimizzazione e bassi costi di investimento. “Per effetto del vigoroso stimolo monetario iniettato dalle banche centrali globali negli ultimi anni, ci troviamo in un ciclo immobiliare più duraturo, ma anche rallentato rispetto al ciclo precedente”, ha spiegato nell’articolo Il mercato immobiliare è un importante fattore di diversificazione Mike Bessell, senior director European strategist presso Invesco Real Estate. “Da questo punto di vista, riteniamo che il fattore chiave dei rendimenti immobiliari sia la capacità di guidare l’aumento dei redditi da locazione. Molto probabilmente la crescita delle performance deriverà da opportunità di asset management, in specifici segmenti di mercato, nonché dall’opportunità di trovare investimenti con un potenziale upside nel medio-lungo termine”.

IL TREND DELLE META CITTÀ

Restando in ambito immobiliare, nell’articolo Gba, la “meta città” asiatica che surclasserà la Silicon Valley viene illustrato come la Gba, l’acronimo di Greater Bay Area, la zona alla foce del fiume delle Perle in Cina , potrà diventare la settima economia globale per dimensioni entro il 2030. Su questa baia del Mar Cinese Meridionale si affacciano quattro città (Hong Kong, Guangzhou, Shenzen e Macao) che secondo l’analisi di Schroders andranno a creare una “meta città” che “ha le carte in regola per diventare l’area economica più importante al mondo”. Questi grandi centri urbani, infatti, sono connessi da infrastrutture di trasporto che permettono di avere un’area economica interconnessa e più potente della somma delle singole città. Una “meta città”, appunto, che secondo Hugo Machin, co-head of global real estate securities di Schroders, vincerà la “guerra delle baie” con avversari come San Francisco, New York e Tokyo.

LUSSO E MILLENNIAL, FOCUS SUL CETO MEDIO CINESE

Un altro megatrend consiste nell’accostare “beni di lusso” e “millennial”. Può apparire un controsenso, perché siamo abituati ad associare gli acquisti di fascia alta ai consumatori di una certa età (e con una certa capacità di spesa) più che a una generazione cresciuta tra temporary store e fast fashion. Tuttavia, anche se le generazioni più mature rimangono una platea fondamentale, il peso dei millennial sta aumentando. Come spiega nell’articolo Le nuove frontiere del lusso tra millennial e Cina Lauren Carter, analista azionario di Capital Group, “l’affermarsi di questa categoria di acquirenti è uno dei fattori che, oltre ad accrescere il mercato dei beni di lusso nei prossimi anni, dovrebbe favorire le grandi aziende dotate delle dimensioni e delle risorse adatte per distinguersi in un panorama in continua evoluzione”. Ad alimentare lo sviluppo del settore del lusso sono vari fattori, tra i quali ci sono senz’altro la crescita economica e la creazione di ricchezza negli Stati Uniti e in altri Paesi. Tra questi figura la Cina, dove la stabile ascesa del ceto medio imprime slancio ai consumi.

BANCHE USA, DA FANALINO DI CODA A LEADER DI MERCATO

Infine uno sguardo lo merita il settore finanziario che, come argomenta nell’articolo Banche Usa, il settore di Wall Street con le migliori prospettive a 12 mesi Scott Wren, senior equity strategist globale di Wells Fargo, dovrebbe offrire il rendimento totale atteso più interessante per i prossimi 12 mesi, grazie anche ai dividendi e ai buy back. I rendimenti sui titoli di Stato e altri investimenti a reddito fisso sono diminuiti a tal punto che si prevede che circa la metà delle azioni dell’S&P 500 dovrebbe essere in grado di offrire maggiori redditi da dividendi (dividend yield) rispetto al rendimento attuale dell’1,95% offerto dai Treasury Usa a 10 anni. Infatti, il dividend yield medio dei 10 istituti di credito statunitensi, tra i quali figurano JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Well Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley, si attesta al 2,53%. Inoltre, il consenso degli analisti indica un aumento degli utili attesi per le banche Usa dell’S&P 500 per quest’anno del 4,1%, dell’8,4% l’anno prossimo e del 7,6% nel 2021.

HAKINMHAN / iStock / Getty Images Plus


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