Idee di investimento – Azioni – 10 settembre 2018

L’azionario Europa è più conveniente di Wall Street ma i gestori non abbandonano gli USA e guardano ora con ritrovato interesse i mercati emergenti. Focus su banche, energia e titoli di qualità.

PRONTI AD UNA ROTAZIONE DA GROWTH A VALUE

Secondo Andrew Harmstone, Lead Portfolio Manager per la strategia Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management, la ripresa dei mercati azionari, se e quando ci sarà, dovrebbe essere comunque più concentrata in Europa (i cui rapporti di Borsa risultano meno tirati rispetto a quelli di Wall Street) mentre a livello di strategie bisogna essere pronti a posizionarsi sui titoli value a discapito di quelli growth. “Se notiamo una perdita di slancio nel settore growth con elevati rapporti prezzo/utili potremmo spostarci verso i titoli value che in termini relativi si trovano in territorio di ipervenduto” afferma nell’articolo La strategia per affrontare una crescita più bassa e un’inflazione più elevata l’esperto, che si dichiara ottimista sui settori delle banche e dell’energia.  “Superata la crisi finanziaria, il sistema bancario nel suo complesso – soprattutto quello statunitense – ne è uscito rafforzato, ben capitalizzato e con un basso livello di indebitamento rispetto all’esperienza storica. Sul fronte dell’energia, l’elevato prezzo del petrolio si sta chiaramente traducendo in maggiori aspettative di utili” conclude Andrew Harmstone.

EUROPA, GIAPPONE ED EMERGENTI A SCONTO

Convinti che l’Europa sia conveniente lo sono anche gli esperti di Euromobiliare AM. “In ambito azionario, i listini delle principali aree geografiche mostrano rispetto agli Stati Uniti sconti che vanno dal 20% di Europa e Giappone al 33% degli emergenti, valori che in prospettiva storica risultano piuttosto elevati in un contesto non recessivo” sottolineano nell’articolo Dai policy maker il possibile disco verde per un rally in Europa e negli emergenti i professionisti di Euromobiliare AM. Secondo i quali, sebbene valutazioni così convenienti non costituiscano mai una condizione sufficiente per un rally, nel momento in cui i policy maker non commettessero errori vistosi, ci sarebbe un certo potenziale di recupero.

FRANCOFORTE PRONTA AL RIMBALZO

Restando in ambito europeo, se nei primi 8 mesi del 2018 la Borsa di Parigi ha registrato una performance migliore rispetto a quella di Francoforte, adesso sembrano esserci le condizioni per una inversione dei ruoli. “A breve termine, dato che lo scontro tra USA e UE e la minaccia della Brexit sembrano in via di ridimensionamento, la Germania dovrebbe riprendersi, mentre in un’ottica di lungo termine, l’orientamento pro-ciclico (73% della Germania rispetto al 63% della Francia) dovrebbe giocare a favore di Francoforte” puntualizzano nell’articolo Azioni Europa, Francoforte pronta a riprendersi lo scettro da Parigi i professionisti di Amundi.

L’APPEAL DI MESSICO, INDIA E COREA

Credit Suisse, invece, reputa le attuali valutazioni europee non convenienti mentre la forza dell’euro rischia di frenare export e margini. Al contrario sono attratti da selezionate piazze finanziarie emergenti quali Messico, India, Corea e (moderatamente) Cina.
“La nostra convinzione consiste nel sovrappessare le azioni dei mercati emergenti e sottoponderare quelle dell’Europa Continentale” fanno sapere nell’articolo Strategia azionaria Credit Suisse, sovrappeso negli emergenti e sottopeso in Europa gli esperti di Credit Suisse nell’ambito della strategia azionaria globale. Secondo i quali, il supporto chiave ai mercati emergenti è la valutazione. Le valute (con l’esclusione dello yuan cinese) si posizionano attualmente al 30% al di sotto del loro fair value (rapporto di cambio corretto) mentre il rapporto prezzo / patrimonio (p/b) è tornato ai minimi del 2015 (se messo in relazione a quello di mercati sviluppati) mentre i rendimenti reali dei titoli (in valuta locale) sono tornati al massimo.

L’ACCELERAZIONE DELL’INDIA

D’altra parte i mercati emergenti non sono affatto uguali. Mentre Turchia e Argentina sono alle prese con pesanti crisi valutarie e la Cina affronta un pericolo di rallentamento, l’India ad agosto è cresciuta ancora. Proprio l’India, secondo Craig Botham, Emerging Markets Economist di Schroders, si conferma come l’economia che cresce al ritmo più veloce al mondo, tra quelle principali, evidenziando la resilienza del paese alle preoccupazioni derivanti da un potenziale rallentamento cinese o, più in generale, dalle implicazioni delle guerre commerciali in atto. Una dichiarazione, quella dell’economista, fatta alla luce del PIL del secondo trimestre dell’India (+8,2% anno su anno), in ulteriore accelerazione rispetto ai primi tre mesi dell’anno (+7,7% anno su anno). Non solo. L’analisi dell’economista, nell’articolo L’India conferma che i mercati emergenti non sono affatto uguali mette in evidenza cosa abbia determinato tale accelerazione. Ovvero, a fronte di un rallentamento delle spese pubbliche (rispetto al trimestre precedente), si è constatato un forte incremento dei consumi privati, saliti all’8,6% dal 6,7% anno su anno, e un balzo delle esportazioni (dal 3,6% anno su anno nel primo trimestre al 12,7% anno su anno nel secondo).

ALLA RICERCA DELLE AZIONI DI QUALITÀ

Intanto, un tema di investimento che guadagna consensi è quello orientato ai titoli di qualità. Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di BlackRock, nell’articolo BlackRock vede possibili sorprese al rialzo negli USA tiene a precisare che la forte crescita degli utili, in particolare negli Stati Uniti, rafforza la propria preferenza per le azioni rispetto alle obbligazioni. Inoltre allo strategist piace ancora il fattore momentum (la strategia che predilige i titoli più richiesti sul mercato,ndr), insieme a un’inclinazione verso i titoli di qualità per la loro maggiore resilienza. Le conclusioni a cui giunge l’esperto partono dalle due dinamiche che guidano i mercati oggi. Da un lato gli stimoli fiscali e le tensioni sul commercio degli Stati Uniti hanno alimentato una maggiore incertezza macroeconomica al rialzo e al ribasso. In secondo luogo, l’aumento dei tassi di interesse a breve termine negli Stati Uniti ha gradualmente rafforzato le restrizioni finanziarie.

PRIVILEGIARE LA SELEZIONE DEI SINGOLI TITOLI

Un contesto nel quale i professionisti di Morgan Stanley Investment Management (MSIM) preferiscono, in attesa della prossima fase calante, continuare a privilegiare la scelta rigorosa delle singole società e non dei settori. “Tuttavia, il fatto che oltre il 75% dei nostri portafogli globali sia investito nei due settori più difensivi (beni di consumo primari e sanità) o nel segmento informatico più difensivo (software e servizi) rassicura sulla possibilità che gli utili del portafoglio mostrino una tenuta migliore rispetto a quelli del mercato nel suo complesso” puntualizzano nell’articolo Mercati azionari, MSIM punta sul detenere titoli difensivi in portafoglio gli esperti di MSIM. Una precisazione che poggia su un trascorso alquanto incoraggiante: durante la precedente crisi finanziaria 2007–2009 globale gli utili di portafoglio della principale strategia globale di MSIM sono, infatti, aumentati.

~Userc0373230_9 / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
10 settembre 2018
Partner
Top