La strategia per affrontare una crescita più bassa e un’inflazione più elevata

Il connubio tra le tensioni crescenti sui dazi commerciali e l’inasprimento della politica monetaria sta creando un punto di inversione nella recente crescita vigorosa caratterizzata da bassa inflazione: l’analisi di Andrew Harmstone di Morgan Stanley IM.

“Gli investimenti fissi aziendali svolgono un ruolo cruciale nella teoria del ciclo economico” tiene a sottolineare Andrew Harmstone, Lead Portfolio Manager per la strategia Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management. Infatti se le immobilizzazioni accelerano sono in grado di generare un circolo virtuoso: spingono la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) che, a cascata, incrementa la domanda di stock di capitale, stimolando maggiori investimenti e maggiore crescita.

PERICOLO DI CALO DEGLI INVESTIMENTI FISSI AZIENDALI

Nell’ultimo anno e mezzo circa, gli investimenti fissi aziendali hanno contribuito a questo circolo virtuoso ma (ed è quello che potrebbe materializzarsi nei prossimi mesi) può verificarsi anche il processo inverso. Ed è sufficiente che la loro crescita sia solo più lenta: la decelerazione contrae la domanda che, a cascata, produce un rallentamento dell’economia globale e fa conseguentemente diminuire lo stock di capitale desiderato.

RALLENTAMENTO DELL’ECONOMIA

“Il notevole rallentamento del tasso di crescita nell’ultimo trimestre è, a nostro avviso, legato specificamente all’incertezza sul fronte dei dazi e nel mondo imprenditoriale” specifica Andrew Harmstone. L’esperto tiene a sottolineare come il problema non sia circoscritto agli Stati Uniti, dal momento che nel primo semestre 2018 è emersa una brusca decelerazione degli indicatori di crescita in diverse economie chiave. “Per esempio, nel primo trimestre 2018 il Giappone ha registrato una crescita negativa del PIL, il clima di fiducia delle imprese nell’Eurozona è sceso al di sotto i livelli del 2016 e i dati cinesi evidenziano un continuo rallentamento dell’attività” puntualizza Andrew Harmstone.

DAZI COMMERCIALI E RIALZO DEI TASSI

È sotto gli occhi di tutti, infatti, che il connubio tra le tensioni crescenti sui dazi commerciali e l’inasprimento della politica monetaria (soprattutto, ma non solo, negli Stati Uniti) sta creando un punto di inversione, dove la recente crescita vigorosa con bassa inflazione potrebbe essere sostituita da un minore tasso di crescita con un’inflazione più elevata. A questo proposito Andrew Harmstone fa presente che, se in un clima di ottimismo la gente risparmia meno, quando le aspettative peggiorano accade il contrario.

ASPETTATIVE IN CALO, RISPARMI IN AUMENTO

“Infatti i dati più recenti mostrano un aumento del tasso di risparmio, che in ottica prospettica indica che la fiducia dei consumatori sta calando o che il reddito disponibile è compresso dai rincari petroliferi. Inoltre, i dazi possono incidere direttamente sull’aumento dei prezzi dei beni di consumo, soprattutto all’estremità inferiore della scala, dove i beni tendono a essere prodotti in Cina” argomenta l’esperto.

FORTE DIVERGENZA WALL STREET – EUROPA

Questo nuovo scenario ha evidenti implicazioni per gli investimenti. La più rilevante riguarda la forte divergenza che si è creata tra Wall Street e il mercato azionario europeo. Gli investitori, attratti dalla vigorosa crescita economica degli Stati Uniti, hanno privilegiato Wall Street e, in particolare, i titoli dei big del settore tecnologico. Un fenomeno che ha alimentato però le aspettative sugli utili, nonostante le prospettive per l’economia americana siano ora meno favorevoli.

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SEGNALI DALLE TRIMESTRALI USA

La fisiologica conseguenza è emersa già nel corso delle trimestrali del secondo trimestre negli Stati Uniti in cui le revisioni degli utili, che in precedenza erano state fortemente rialziste, hanno evidenziato un orientando al ribasso. In Europa, invece, grazie anche all’indebolimento dell’euro, la redditività viene rivista al rialzo al punto che le aspettative di utili per il 2019 si collocano attualmente al 10% sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona.
“Nonostante l’ottimismo nei confronti delle attività statunitensi (azioni e dollaro) e il pessimismo nei confronti di quelle europee, la combinazione di minori ostacoli sul fronte degli utili, di aspettative crescenti sulla redditività e di un euro relativamente debole gioca a favore dei titoli europei e a discapito di quelli statunitensi” commenta Andrew Harmstone.

PROBABILE CORREZIONE

Tuttavia, precisa l’esperto, sebbene l’inversione di rotta potrebbe rivelarsi netta vista la concentrazione delle posizioni, è altrettanto probabile che i flussi di capitale recenti (quelli da tutto il mondo verso gli asset statunitensi) non siano stati coperti alla luce degli elevati costi di copertura valutaria. “Potremmo quindi assistere a ribassi generalizzati dei mercati, quantomeno nel breve termine, con anche una notevole volatilità: fenomeni determinati da investitori che, nel tentativo di riposizionarsi, accusano perdite per l’andamento dei mercati sottostanti e per la dinamica dei cambi” chiarisce l’esperto.

PRONTI AD UNA ROTAZIONE DA GROWTH A VALUE

In ogni caso, secondo Andrew Harmstone, la ripresa – se e quando ci sarà – dovrebbe essere comunque più concentrata in Europa mentre a livello di strategie bisogna essere pronti a posizionarsi sui titoli value a discapito di quelli growth. “Se notiamo una perdita di slancio nel settore growth con elevati rapporti prezzo/utili potremmo spostarci verso i titoli value che in termini relativi si trovano in territorio di ipervenduto” afferma l’esperto, che si dichiara ottimista sui settori delle banche e dell’energia.

BANCHE ED ENERGIA

“Superata la crisi finanziaria, il sistema bancario nel suo complesso – soprattutto quello statunitense – ne è uscito rafforzato, ben capitalizzato e con un basso livello di indebitamento rispetto all’esperienza storica. Sul fronte dell’energia, l’elevato prezzo del petrolio si sta chiaramente traducendo in maggiori aspettative di utili” conclude Andrew Harmstone.

Wojciech Kozielczyk / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
7 Settembre 2018
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